08/03/2026
La Festa della donna ci ricorda una storia fatta di diritti conquistati con fatica, determinazione e coraggio.
È la storia di donne che hanno chiesto accesso all’istruzione, al lavoro, alla partecipazione politica. Donne che hanno lottato e che lottano ancora.
C'è ancora tanta strada da fare, in Italia e nel mondo. Vi sono nazioni in cui le donne sono discriminate e tutti noi sappiamo che anche in Italia molti uomini la pensano ancora così.
Nel nostro sistema sociale, sempre avvolto in un retaggio novecentesco, il tema dell’equilibrio tra vita personale, lavoro, maternità (e paternità) cura della famiglia, ambizioni professionali e libertà di scelta resta ancora una delle sfide più complesse.
A ciascuna persona dovrebbe essere riconosciuto diritto di definire il proprio significato di successo.
Per alcune sarà una carriera, per altre un progetto imprenditoriale, per altre ancora una vita centrata su relazioni, famiglia, creatività o impegno sociale. O tutte queste cose insieme.
Non esiste un modello unico.
La conquista del XXI secolo sarà poter scegliere.
Senza pressioni, senza stereotipi, senza porte sbarrate, senza sentirsi giudicati, senza dover subire punizioni o isolamento sociale. Poter scegliere di sfruttare ogni opportunità senza sentirsi ostacolati da regole implicite ed esplicite che non devono più appartenere all'umanità.
L’8 marzo allora può diventare qualcosa di più di una celebrazione che si esaurisce in un giorno. Non solo per le donne, ma anche per ogni genere e identità di genere.
Deve essere un promemoria per ricordarci che il valore di una persona non si misura nei ruoli che ricopre, ma nella libertà con cui può costruire la propria vita ed esprimere se stessa.
Il cambiamento viene da ciascuno di noi. il gesto più autentico è creare contesti sociali, culturali, economici e politici in cui tutti, a cominciare dalle donne, possano sviluppare liberamente il proprio sentimento di una vita degna di essere vissuta, quello che i giapponesi chiamano Ikigai.
Massimo Max Calvi