13/10/2022
Due uomini stanno viaggiando in treno uno di fronte all’altro.
Sono Giosué e Filiberto.
Giosué nota che Filiberto ha una banana incastrata nell’orecchio.
Dopo minuti passati a rimuginare se sia opportuno o meno farglielo notare, Giosué decide di esporsi:
“Mi scusi?” si schiarisce la voce. “Mi scusi, non so se se n’è accorto, ma ha una banana incastrata nell’orecchio.”
Filiberto non dà segno di averlo sentito.
Giosuè allora sfiora il ginocchio del suo compagno di scompartimento per catturare la sua attenzione.
Questo solleva lo sguardo e gli sorride radioso:
“Salve!” saluta con voce tonante. “Bella giornata, vero?”
“Sì, ha ragione, davvero una bella giornata. Scusi se la disturbo, volevo solo dirle che ha una banana incastrata nell’orecchio.”
Filiberto fa una smorfia d’incomprensione:
“Mi perdoni, come dice?”
Giosuè alza la voce e, indicando l’orecchio otturato, esclama:
“Dico, ha una banana, proprio qui, nell’orecchio!”
Filiberto corruga la fronte, scuote la testa, si sporge e grida:
“Scusi eh, può parlare più forte che non la sento? Sa, ho una banana incastrata nell’orecchio!”
Ho letto questo aneddoto quindici anni fa. Ci stavo ripensando in questi giorni.
Non spiegare agli asini le tabelline, questa è la morale: tu ti sfianchi e l’asino si stizzisce.
Il fatto è che siamo tutti degli asini se messi di fronte alle giuste evidenze.
Non vogliamo proprio sentirle, certe verità.
Sotto sotto ne siamo consapevoli, ma affrontarle?
No, troppo scomodo.
Non parlateci dei bambini ammalati di leucemia, della fame in Africa, non nominate la bomba nucleare, Greta Thunberg e la morte.
Fatevi i cazzi vostri.
Noi con le banane conficcate nell’orecchio ci stiamo bene.
Almeno per adesso.