30/01/2025
C’é un tic fastidioso nel giornalismo enogastronomico italiano, una specie di riflesso pavloviano che porta certi comunicatori a proclamare il primo a fare X con una disinvoltura che sfiora l’ingenuità, se non proprio la malafede.
Il primo evento che abbina pizza e vino.
La prima pizzeria con una carta dei dolci.
Il primo chef che usa un ingrediente come se fosse stato scoperto ieri.
Titoli roboanti, affermazioni categoriche, dichiarazioni di unicità che reggono giusto il tempo di un post su Facebook prima che qualcuno nei commenti faccia notare che no, non é affatto il primo, e anzi si faceva già dieci anni fa senza clamore. Eppure, questo schema si ripete con una ciclicità imbarazzante.
Perché questa smania di “prime volte”?
Il problema non sono gli chef o i pizzaioli, che nel 90% dei casi lavorano con passione e sanno benissimo di non aver inventato nulla. Sono i giornalisti e i comunicatori, quelli che devono trovare un’angolazione forte a tutti i costi, anche a rischio di piegare la realtà.
Ci sono tre motivi per cui questo accade.
𝟭) 𝗟𝗔 𝗣𝗜𝗚𝗥𝗜𝗭𝗜𝗔 𝗡𝗔𝗥𝗥𝗔𝗧𝗜𝗩𝗔
Inventarsi una prima volta é più facile che fare ricerca, contestualizzare e spiegare un fenomeno con un minimo di profondità.
Un titolo sensazionalistico attira più di una narrazione sfumata e realistica.
𝟮) 𝗟’𝗢𝗦𝗦𝗘𝗦𝗦𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗣𝗘𝗥 𝗟’𝗘𝗦𝗖𝗟𝗨𝗦𝗜𝗩𝗔
il giornalismo enogastronomico spesso soffre di un provincialismo esasperato: ogni cosa deve essere presentata come una rivoluzione, anche quando si tratta di un normale processo evolutivo.
𝟯) 𝗟’𝗘𝗖𝗢 𝗦𝗢𝗖𝗜𝗔𝗟 𝗘 𝗜𝗟 𝗖𝗟𝗜𝗖𝗞𝗕𝗔𝗜𝗧
Un pezzo che dice “il primo evento in Italia a unire pizza e Champagne” fa il giro dei social molto più rapidamente di un articolo che racconta il lavoro di chi abbina pizza e vino da decenni.
La velocità dell’informazione ha schiacciato la memoria storica.
𝗤𝗨𝗔𝗟𝗜 𝗦𝗢𝗡𝗢 𝗟𝗘 𝗔𝗟𝗧𝗘𝗥𝗡𝗔𝗧𝗜𝗩𝗘?
Se la comunicazione enogastronomica vuole uscire dal loop della fuffa, deve smettere di trattare il settore come un reality show dove ogni giorno qualcuno scopre l’acqua calda.
Tre idee semplici:
𝗥𝗶𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮
Prima di proclamare qualcuno il primo, basterebbe fare una telefonata o una ricerca seria. La gastronomia é un settore con una memoria lunga, ignorarlo significa mancare di rispetto ai professionisti e al pubblico.
𝗥𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗲
Non tutto deve essere nuovo per essere interessante. Raccontare perché una cosa funziona é molto più utile che gridare al miracolo.
𝗔𝘃𝗲𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗺𝗶𝗻𝗶𝗺𝗼 𝗱𝗶 𝘀𝗽𝗶𝗿𝗶𝘁𝗼 𝗰𝗿𝗶𝘁𝗶𝗰𝗼
Un comunicatore serio non é il megafono di qualsiasi comunicato stampa. Se una pizzeria presenta la prima carta dei dolci, il giornalista dovrebbe chiedere: ma ne siamo sicuri? Non è compito del lettore andare a verificare.
Alla fine, tutto si riduce a una questione
di onestà intellettuale.
Se il giornalismo enogastronomico vuole essere credibile, deve smetterla di giocare al chi l’ha fatto per primo e tornare a raccontare le cose con integrità e rispetto.
PERCHÉ LA VERA NOVITÀ, OGGI, SAREBBE PROPRIO QUESTA.