01/06/2026
MISURA SETTE VOLTE.
TAGLIA UNA SOLA VOLTA.
C’erano una volta le camp.agne eletto.rali alla garibaldina: fiuto, pancia, volantini, manifesti. Piazza piena / piazza vuota. Papà influente, prete amico, il compare d'anello, i ca**i di famiglia e quella convinzione, tanto italiana, che il consenso sia simpatia abitudine cognome destino.
Quel tempo è finito.
Da un pezzo.
Questa tornata lo ha detto chiaramente: vince chi capisce prima. Chi misura il campo. Chi legge i silenzi. Chi distingue la polemica dal malcontento, il malcontento dal vo_to.
Una maggioranza sociale, se non organizzata, è solo un coacervo di lamentele. E basta.
Una minoranza disciplinata, invece, può ba***re una maggioranza cieca, divisa, convinta di avere già vinto.
Il caso Venezia lo ha mostrato su scala nazionale: non basta essere tanti, non basta essere contro, non basta sentirsi maggioranza, non basta dirsi campo largo. Tra campo-largo e Campo Santo (politico, eh!) la differenza è sempre di qualche zero virgola. Vivere o morire. Perdere o vincere.
E per vincere non basta avere il _favor_votis_ di Polymarket. Occorre avere il favore del popolo.
Perché per essere vincenti bisogna diventarlo.
Ma restiamo in Puglia. C’è stato un comune, tra i tanti che abbiamo monitorato, in cui tutto era chiarissimo: il vento del cambiamento soffiava forte, il s.indaco uscente era politicamente claudicante, le condizioni per cambiare rotta c’erano tutte. Un posto bellissimo per chi, come noi, adora le sfide. Ma agli attori principali è mancata la cosa decisiva: la lettura del contesto.
E quando non leggi il contesto, non perdi per sfortuna.
Perdi perché hai sbagliato mestiere.
Ragnar Analytics nasce su questo lato del crinale dove la fortuna non basta. Nasce da un network di attivisti, professionisti e appassionati di dati, pol.itica, territori e camp.agne elett.orali. Sia chiaro: non siamo una P.alantir della po.litica né un club di burraco eletto_ra_le. Ma soprattutto non siamo una tradizionale agenzia di comunicazione.
Per noi la tipografia viene dopo. Molto dopo.
La grafica è un utile orpello, che interpreta le idee.
Prima ci sono analisi territoriali, social listening avanzato, po.litical personas, target elet.torali, segnali deboli, naming, posizionamento, traiettorie di consenso e - Dio non voglia che manchi - anche qualche cena nel ristorante di paese, dove tante volte si capisce più che in cento riunioni di chi già sa tutto e vuole sentirsi dire che ha ragione.
Ma la regola è sempre la stessa.
Prima si ascolta. Poi si capisce. Poi si agisce.
Gli slavi dicono: “misura sette volte, taglia una sola volta” e questo è un metodo giusto. Quindi: prima lavori, poi colpisci. Una volta sola. Nel punto giusto. Perché in po.litica, come nella vita, il taglio sbagliato non si ripara, neanche se ti chiami Lucio Fontana.
Quindi per immaginare il taglio giusto bisogna leggere, misurare, ascoltare, ascoltare, ascoltare.
“L’ascolto”, diceva Vittorio Foa, “è una categoria umana che va esaltata”. Aveva ragione. Ascoltare significa misurare: chi parla, chi tace, chi incendia, chi decide, chi deride, chi si sposta, chi può essere convinto e chi non lo sarà mai. Chi.
In questa tornata abbiamo monitorato molti piccoli e piccolissimi comuni. Un bell'esercizio di approfondimento che - abituati a medie e grandi città - ci mancava.
Siamo stati letteralmente ovunque. Abbiamo raccolto dati, segnali, anomalie, mitologie locali, ca.zzate e conferme.
Abbiamo anche vissuto un caso scuola:
Porto Cesareo.
Qui “Cambiare Rotta”, del nostro amico e oggi Sin.daco Francesco Schito è diventato “La Rotta Giusta”. Semplice cambio di nome? Non proprio. Si è trattato di un cambio di personalità p.olitica.
Dalla rottura alla direzione. Dal cambiamento all’affidabilità.
Da “bisogna cambiare” a “sappiamo dove andare”.
Poi il claim: PORTO CESAREO, SUL SERIO.
Una dichiarazione di posizionamento.
Non una frase bella. Nessun esercizio creativo. Nessuna promessa. Solo posizione. Fotografia di una realtà che già esisteva ed era pronta a governare.
Certo, in Puglia avremmo anche potuto fare di più, ma molti ci chiedono un manifesto quando li servirebbe una mappa. O perfino una zappa, per tracciare un solco, una direzione. Molti chiedono visibilità quando avrebbero bisogno di visione. Vogliono rumore quando servirebbe metodo. Vogliono coccole quando devono avere un bagno di realtà.
Vi sembriamo tipi da coccole?
Noi cerchiamo il fronte, perché lì sappiamo batterci. E prima del fronte, la strada. E prima della strada, la piazza.
Perché prima di vincere bisogna ascoltare.
Vedere.
Capire.
Comba***re.
E poi farsi capire.
Anzi: sentire.