06/06/2026
I divorzi rovinano i mariti e arricchiscono le mogli.
Si dice così. Peccato che i numeri raccontino l’esatto contrario.
Partiamo dal mito. Solo in circa il 20% delle separazioni il giudice prevede un assegno per l’ex coniuge, e quando c’è, nel 98% dei casi lo versa il marito alla moglie (ISTAT). Non è un privilegio concesso alle donne: è semplice aritmetica del reddito, visto che nella maggior parte dei casi l’uomo guadagna di più. Tanto che, dopo una separazione,a rischio povertà è il 24% delle donne contro il 15,3% degli uomini (ISTAT).
Il divorzio non crea disuguaglianze: si limita a registrarle.
Corregge a valle ciò che il mondo del lavoro ha prodotto a monte.
E i numeri del “monte” sono impietosi:
• 111 euro al giorno guadagna in media un uomo, 82 una donna (INPS, 2024)
• lavora il 91,5% dei padri, ma solo il 62,3% delle madri (ISTAT, 2024)
• oltre 180.000 genitori hanno lasciato il lavoro dopo un figlio: il 70% donne (ISTAT)
• il part-time involontario tocca il 15,6% delle lavoratrici
• congedo parentale: 14,4 milioni di giornate usate dalle donne, 2,1 milioni dagli uomini (INPS)
• e il conto si paga fino alla fine: le pensioni delle donne sono in media inferiori del 47% (INPS)
Dietro ognuna di queste cifre c’è una variabile che nessuno ha mai davvero messo a bilancio: la cura. Le ore di accudimento, le promozioni saltate,i part-time “scelti”, i percorsi professionali interrotti. Lavoro vero, che non compare in nessuna busta paga e che ricade,ancora oggi,soprattutto sulle donne.
La legge sul divorzio è vecchia,figlia di un’epoca a reddito unico. Il tessuto sociale,ci diciamo,oggi è diverso. Ma siamo sicuri che sia così diverso?
I dati dicono di no. Salvo eccezioni che, per fortuna, esistono.
Ecco perché la UNI/PdR 125 mi attrae e la ritengo fondamentale: prova a riconoscere la cura come fattore economico e ad agire lì dove la disuguaglianza nasce. Non un bollino. Una scelta di progetto.
E le società che la scelgono, guidate, per lo più, da uomini, va da sé 😉, non fanno ‘buonismo’. Sono illuminate e progettuali: hanno capito che un’organizzazione equa non si corregge in tribunale, si disegna prima.
Curiamo questa distopia alla base.Donne contro uomini non è una guerra:è un problema da risolvere progettando insieme il futuro dei nostri figli,maschi o femmine che siano.
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Fonti:
• INPS – Rendiconto di genere 2024 (retribuzioni medie giornaliere 111,25 € / 82,63 €; congedi parentali; divario pensionistico -47%)
• ISTAT, dati 2024-2025 (occupazione di madri e padri; uscite dal lavoro dopo la nascita di un figlio; part-time involontario femminile)
• ISTAT – «Separazioni e divorzi in Italia» (assegno al coniuge e rischio di povertà post-separazione) e art. 337-sexies del Codice civile (assegnazione della casa nell’interesse dei figli)
• UNI/PdR 125:2022 – Prassi di riferimento per la parità di genere