23/03/2026
Prima di pubblicare foto o casi clinici, fermati 60 secondi: è uno dei punti dove più spesso si commettono errori “banali” ma costosi.
1) Consenso: deve essere specifico, non generico.
Non basta “autorizzo l’uso delle immagini”. Serve chiarezza su dove verranno pubblicate (social/sito/adv), per quanto tempo, e cosa succede se il paziente cambia idea (revoca). Questo è un tema sensibile anche nella prassi del Garante.
2) Riconoscibilità: non è solo il volto.
Tatuaggi, nei, profilo, contesto dello studio, dettagli “unici” possono rendere identificabile la persona. E se il contenuto riguarda un percorso sanitario/medico, l’attenzione deve essere ancora più alta.
3) Piattaforma e ADV: organico e sponsorizzato non sono la stessa cosa.
Meta ha regole restrittive su “health/wellness” e su contenuti che possono alimentare “negative self-perception”, oltre a limiti pratici su creatività tipo trasformazioni. In ADV, quello che “passa” organicamente può essere respinto o limitato.
Regola pratica da studio:
se un contenuto si regge solo su “trasformazione” o “risultato”, è fragile.
Se invece si regge su percorso, contesto, metodo e informazione sobria, è più sostenibile e più difendibile.
La comunicazione etica non è stile: è tutela del paziente e del medico.
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