13/08/2026
In Italia si beve birra più spesso che in Germania. Il 42% delle persone la consuma regolarmente, contro il 31% dei tedeschi. Siamo nella fascia più alta al mondo, insieme a Spagna, Brasile e Vietnam.
Sul fronte produttivo la posizione è opposta. Nel 2025 l'Italia ha prodotto 16,8 milioni di ettolitri di birra, sedicesima al mondo, meno della metà del Regno Unito che chiude la top 10 con 38,9. Il consumo interno si è attestato a 21,2 milioni di ettolitri, l'import a 7,5 milioni, l'export a 3,1. Compriamo dall'estero quasi due volte e mezzo quello che vendiamo fuori.
Il settore vale oltre 10 miliardi di euro e sostiene più di 112mila posti di lavoro lungo la filiera. La domanda regge, la capacità produttiva nazionale arretra.
Il quadro internazionale spiega parte del fenomeno. La produzione mondiale ha toccato il picco nel 2013 e da allora ha perso il 3,9%. Nel 2025 il calo ha riguardato ogni continente tranne l'Africa. Cambiano le abitudini di consumo, cresce l'attenzione alla salute, i redditi reali restano sotto pressione. Gli operatori parlano di stagnazione strutturale.
Chi cresce ha una popolazione giovane. Vietnam più 32,8% in due anni, con i 90 milioni di dollari investiti da Carlsberg sul mercato locale, poi India, Thailandia e Filippine. Arretrano Germania, Giappone, Spagna e Stati Uniti. L'eccezione tra i paesi maturi resta il Regno Unito, dove la produzione è salita del 13,8%.
In Italia il consumo pro capite è scivolato a 35,9 litri dai 36,8 dell'anno precedente, e il fuori casa ha perso il 5,2% dopo la corsa del biennio 2022 2023. Un segmento si muove in direzione opposta. Le birre low e no alcol sono passate dal 2,1% al 3,9% di quota di mercato in dodici mesi, con una crescita superiore all'85%.
Il rapporto con la birra sta cambiando, e la sfida per la filiera italiana è intercettare queste nuove esigenze prima che lo faccia la concorrenza estera.
Fonti: BarthHaas Report 2025/26, Statista Consumer Insights, AssoBirra Annual Report 2025