01/01/2023
Io l'avevo scritta sulla Smemoranda del 1996, quella frase di Jim Morrison che diceva "Non è forte chi non cade, ma chi, cadendo, ha la forza di rialzarsi."
Quanto ci ho creduto in questo pensiero!
E appena maggiorenne la scrissi sul muro di camera mia, per imprimerlo meglio addosso, il concetto della fatica del rialzarsi.
Mi permeò talmente la pelle, questa riflessione, che riuscì a innescare nel mio cervello la missione di crocerossina che, da lì in poi, portai avanti nella vita: rialzare tutti quelli che vedevo a terra. Ci credevo, l'adolescenza era partita in salita per me. Ci credevo moltissimo nell'aiuto fisico e mentale alle rialzate dagli abissi della vita, di tutti. Indistintamente. Qualcuno e qualcosa lo aveva fatto con me e mi ero rialzata anche io. Ci credevo da morire a quella roba che se ti rialzi sei veramente il Forte. Mi sono sentita forte a lungo, almeno fino alla caduta successiva.
Poi arrivò Ernest Hemingway e dovetti accostarlo nel muro, accanto a Jim con il suo aforisma raccontante che "il mondo spezza tutti e poi molti sono forti proprio nei punti spezzati".
Che senso aveva ricomporsi troppo in fretta? Rialzarsi subito, se la forza maggiore risiedeva nei pezzi?
E allora iniziai a stare più in contatto con i miei pezzi. Mi sentivo un tangram vero e proprio e ci giocavo pure con tutti i miei tan, prima di ricostituire il quadrato.
Ammetto di aver lasciato a terra diverse persone, nei loro frantumi a cavallo dei miei 23/24 anni. Dosi di egoismo quanto basta, facendole passare per cose fatte bene. "Ha ragione Hemingway, quei pezzi daranno loro la giusta forza per ricominciare" mi raccontavo, mentre non mi fermavo a rialzare quasi nessuno.
Fino a quando mio nonno entrò in camera mia, l'ultimo anno vissuto a casa con i miei genitori, guardò le pareti e si mise a scuotere la testa a destra e a sinistra, puntando il pavimento, parecchio sconsolato e amareggiato.
"Mia cara nipote un po' persa, vuoi sapere dove risiede la forza in questo mondo?...
Ecco, allora te lo dico io, anche se non sono famoso: risiede in chi non fa mai del male, nonostante tutto, la forza, quella vera. Risiede in chi si siede accanto a te, in terra e possibilmente resta anche zitto. Che forse la cosa veramente tanto buona che vedo in te è che parli poco ma scrivi tanto. Almeno le tue, sono parole che non solcano troppo il silenzio. Al limite lo graffiano solo un po' ".
Quel giorno, mentre pensavo che di lì a pochissimo avrei dovuto ritinteggiare la camera intera, ebbi subito il coraggio di chiedergli "e dei pezzi delle persone, di me, che ne è, nonno?".
E lui mi disse "quella roba dei pezzi che si incastrano perfettamente, quella che si possono riaggiustare e dalle crepe può nascere una forza che è meglio di prima, é una st*****ta grande come un palazzo. Sono pezzi, Santo cielo non li vedi? Pezzi. Cerca di non farti fare a pezzi e non fare a pezzi nessuno, perdinci!
No, non mi interrompere con un triste - E se accade? - Stai in silenzio per un po', li in un angolo per terra, se accade! Il silenzio fa sempre bene! É li che ritroverai la via. Bada che la soluzione è sempre solo una e tu sbagli proprio perché non segui questa strada, quella delle aderenze sufficienti, se vuoi discrete."
"Aderenze discrete? Che significa nonno?"
"Sì aderenze discrete. Significa il non cercare a tutti i costi i puzzle perfetti, gli incastri al millimetro con le persone, non volerli: guarda che non esistono! Siamo troppo diversi, tutti quanti. Anche se è con tutti quanti che dobbiamo vivere su questo pianeta, nessun escluso.
Se tu ti limiti a cercare le aderenze discrete con gli altri umani, e la smetti di voler rialzare le persone, inclusa te, andrà tutto bene! A volte seduti in terra é meglio che in piedi a correre, senza sapere dove andare. Siediti, avanti. Stai seduta per un po'!"
A voi non va di sedervi?
È questo il mio augurio per il 2023... sedetevi un po' di più.