18/12/2025
Sfrutto questa mia piattaforma personale ma al tempo stesso pubblica per unirmi all'appello della famiglia della libraia Martina Lattuca, scomparsa lo scorso 18 novembre. Prego tutti gli inquirenti coinvolti nel caso - diversi che conosco personalmente e sulla cui straordinaria professionalità, umanità e dedizione posso testimoniare senza alcun dubbio - di ascoltare l'appello della famiglia che merita delle risposte definitive, chiarendo tutti i lati ancora oscuri di questa scomparsa.
Non conoscevo bene Martina, ma avevo avuto modo di incontrarla in libreria e scambiare qualche chiacchiera con lei. La sua scomparsa mi addolora e mi scuote nel profondo.
Prego tutte le amiche e gli amici sardi di condividere questo appello della famiglia, quantomeno per dare delle risposte a chi ora vive in un limbo di incertezza e paura.
Grazie.
P.
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"Da tre settimane la famiglia di Martina Lattuca aspetta risposte. E ora, in un lungo post su Facebook, la cugina Alessandra Murgia rompe il silenzio e chiede che sulla scomparsa della 49enne, avvenuta il 18 novembre scorso, non cali l’oblio. «Da tre settimane questo profilo è muto. Non avevo più niente da dire, perché tutto in questi giorni, davvero tutto, mi è sembrato vuoto, inutile, ingiusto», scrive.
Murgia ricorda chi era Martina: «Mia cugina Martina Lattuca, una ragazza buona, riservata, timida, gentile, generosa, amata da chiunque l’abbia incrociata anche solo una volta, è scomparsa nel nulla. Scomparsa. A Calamosca, a Cagliari. Nel cuore di una città viva, affollata, piena di antenne, telecamere, cellulari accesi. Una città in cui non dovrebbero esistere angoli dove si sparisce senza lasciare traccia».
La cugina ripercorre anche le prime ore delle ricerche: «In meno di due ore dal primo allarme è partito un dispiegamento enorme di forze: vigili del fuoco, soccorso alpino, guardia costiera, guardia di finanza, carabinieri. Sono stati impiegati elicotteri con termocamere, droni speciali con rilevatori di volumi, unità cinofile da soccorso, sonar di profondità, sommozzatori specializzati, battelli e squadre di terra. Hanno scandagliato metro per metro la Sella del Diavolo e il mare sottostante. Con una dedizione e un’umanità rare. Glielo dobbiamo dire: grazie. Grazie davvero. Ma Martina non è stata trovata».
Viene richiamato il carattere di Martina, in contrasto – secondo la famiglia – con la ricostruzione di un gesto volontario: «Ci è stato chiesto di credere che Martina, che era timida, prudente, poco incline ai rischi, che non si avventurava mai da sola, che aveva paura dei percorsi difficili, che non conosceva la zona e che non aveva alcuna esperienza di trekking, abbia deciso quel giorno di percorrere un tratto che gli stessi uomini del soccorso alpino definiscono difficile perfino per loro, e questo senza considerare l’aggravante della pioggia di quel giorno».
Murgia contesta anche i dettagli riportati sulla dinamica ipotizzata: «Ci è stato chiesto di credere che abbia aperto l’ombrello per non ba****si prima di compiere un gesto estremo e che dopo averlo usato per ripararsi dalla pioggia, lo abbia ripiegato accuratamente e riposto nello zaino, proprio come avrebbe fatto in un giorno qualsiasi, non certo prima di lanciarsi da un dirupo. Ci è stato detto di credere che per uccidersi abbia superato un tratto scivoloso, aggirando gli spuntoni di roccia, per lanciarsi con forza oltre un bordo che, in condizioni normali, fa paura perfino agli escursionisti esperti».
Nel post si fa riferimento anche agli oggetti ritrovati e alle condizioni del luogo: «Ci è stato chiesto di credere che le correnti abbiano trascinato via un corpo vestito, pesante, ma non le sue scarpe, ritrovate là sotto pressoché intatte. Una ritrovata dopo ventiquattr’ore dalla scomparsa, l’altra dopo cinque giorni, incuranti del vento e delle correnti che, invece, avrebbero portato via Martina. Entrambe praticamente nuove, come se non avessero mai toccato rovi, pietre o un percorso particolarmente impervio e reso ancora più scivoloso dalla pioggia». E ancora: «Ci è stato chiesto di credere che dopo un salto di oltre settanta metri, il suo zainetto da città sia rimasto integro, con tutto il contenuto all’interno e con le cinghie ancora attaccate. Che il suo cellulare abbia agganciato un ripetitore distante sette chilometri dal punto in cui è stata ripresa l’ultima volta, nonostante l’area sia letteralmente disseminata di antenne e ripetitori.
Alessandra richiama anche il legame di Martina con la famiglia: «Che nessuno l’abbia vista passare e che, dunque, una madre amorevole abbia deciso volontariamente di non tornare a casa dal proprio figlio. Lei, che anteponeva sempre gli altri a se stessa. Lei che pensava prima al figlio, alla madre, alla sorella, al lavoro, a chiunque avesse intorno. Siamo stati invitati a credere che avrebbe deciso di ferire profondamente proprio tutte queste persone». E insiste sulla contraddizione, dal suo punto di vista, tra il carattere della cugina e l’idea di un gesto estremo: «Ci è stato chiesto di credere che una ragazza così riservata, così timorosa di dare dispiaceri, così attenta a non essere un peso per nessuno, abbia scelto di finire su tutti i giornali lasciando dietro di sé solo domande e dolore».
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https://www.lanuovasardegna.it/cagliari/cronaca/2025/12/09/news/martina-lattuca-potrebbe-essere-ancora-viva-noi-non-ci-arrendiamo-1.100802587
La Nuova Sardegna