17/05/2026
Marco Pavone, ingegnere siciliano con un passato al MIT, è oggi professore di aeronautica e astronautica a Stanford, direttore dell’Autonomous Systems Laboratory e responsabile della ricerca su sistemi autonomi in Nvidia. Un percorso che lo ha portato dalla Nasa, dove ha progettato robot capaci di muoversi saltando su asteroidi in condizioni di micro-gravità, fino alla frontiera della cosiddetta physical AI: l’intelligenza artificiale applicata a sistemi con una componente fisica, come auto, droni e robot umanoidi.
Dopo la laurea in ingegneria informatica a Catania, Pavone si è trasferito negli Stati Uniti nel 2006 per il dottorato al MIT (il Massachusetts Institute of Technology), nel dipartimento di aeronautica e astronautica. Il cuore del suo lavoro ruota attorno a una domanda precisa: come si progetta un sistema capace di agire bene in un ambiente che non si conosce del tutto? Il programma Alpamayo, annunciato dal CEO di Nvidia Jensen Huang al CES di gennaio, affronta questo problema per la guida autonoma. A differenza dei sistemi tradizionali, genera quello che in gergo si chiamano “reasoning traces”: il veicolo riflette esplicitamente su ciò che sta accadendo, costruisce una rappresentazione della situazione e la usa per rendere le proprie azioni più sicure. Il programma speculare, Helos, lavora invece per garantire che i modelli di IA installati su sistemi critici si comportino in modo sicuro.
Alpamayo è già diventato una piattaforma open source adottata o valutata da quasi tutte le grandi case automobilistiche. Nel frattempo, Pavone è anche Chair del Comitato Scientifico di AI for Italy, il principale investimento governativo italiano nel campo dell’intelligenza artificiale, con sede a Torino. La sfida che considera più urgente, però, è quella della formazione: aggiornare i curriculum universitari perché chi studia oggi possa lavorare con le tecniche più attuali, senza perdere un’opportunità storica di crescita e innovazione.
«Sostanzialmente vogliamo mo***re un modello simile a ChatGPT su un’automobile, con la consapevolezza che può potenzialmente commettere qualche sciocchezza»
L’articolo di Gianluca Dotti è su italian.tech