ADigital Society

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16/06/2026
27/05/2026

Dopo la completa attivazione del Fascicolo sanitario 2.0, disponibile anche l’Ecosistema dati sanitari

21/05/2026

Entro tre-cinque anni i computer quantistici potrebbero essere in grado di violare gli algoritmi crittografici su cui si regge l’intera sicurezza digitale globale. È questo l’orizzonte temporale indicato dagli esperti, tra cui Danilo Cattaneo e Luca Boldrin di Tinexta Infocert, uno dei principali trust service provider europei. Una scadenza che rende urgente agire adesso, prima che la minaccia diventi reale.

La sicurezza digitale oggi si basa sulla crittografia asimmetrica: due chiavi matematicamente collegate, una pubblica e una privata, che rendono praticamente impossibile decifrare i dati senza la chiave giusta.
Algoritmi come RSA sono in uso da oltre trent’anni e sono presenti ovunque, dai siti web alle app bancarie. Un computer quantistico, però, non ragiona come quelli tradizionali: sfrutta la meccanica quantistica per esplorare simultaneamente un numero enormemente maggiore di possibilità.

Esiste già una strategia d’attacco chiamata “harvest now, decrypt later”: attori ostili potrebbero intercettare oggi dati cifrati e conservarli, in attesa di disporre della potenza computazionale per decifrarli in futuro.
La risposta tecnica esiste: il NIST americano ha selezionato tre algoritmi post-quantum resistenti a questo tipo di attacco. Il problema è la migrazione. Sostituire la crittografia attuale significa aggiornare ogni browser, ogni dispositivo, ogni standard digitale in modo sincronizzato a livello globale.

“Il processo per arrivare a uno stato in cui tutto sarà migrato richiederà anni, forse un decennio”, avverte Boldrin. I settori militare e finanziario sarebbero i primi a dover completare la transizione, seguiti da sanità e servizi al consumatore.

L’articolo di Dario D’Elia è su italian.tech

17/05/2026

Marco Pavone, ingegnere siciliano con un passato al MIT, è oggi professore di aeronautica e astronautica a Stanford, direttore dell’Autonomous Systems Laboratory e responsabile della ricerca su sistemi autonomi in Nvidia. Un percorso che lo ha portato dalla Nasa, dove ha progettato robot capaci di muoversi saltando su asteroidi in condizioni di micro-gravità, fino alla frontiera della cosiddetta physical AI: l’intelligenza artificiale applicata a sistemi con una componente fisica, come auto, droni e robot umanoidi.

Dopo la laurea in ingegneria informatica a Catania, Pavone si è trasferito negli Stati Uniti nel 2006 per il dottorato al MIT (il Massachusetts Institute of Technology), nel dipartimento di aeronautica e astronautica. Il cuore del suo lavoro ruota attorno a una domanda precisa: come si progetta un sistema capace di agire bene in un ambiente che non si conosce del tutto? Il programma Alpamayo, annunciato dal CEO di Nvidia Jensen Huang al CES di gennaio, affronta questo problema per la guida autonoma. A differenza dei sistemi tradizionali, genera quello che in gergo si chiamano “reasoning traces”: il veicolo riflette esplicitamente su ciò che sta accadendo, costruisce una rappresentazione della situazione e la usa per rendere le proprie azioni più sicure. Il programma speculare, Helos, lavora invece per garantire che i modelli di IA installati su sistemi critici si comportino in modo sicuro.

Alpamayo è già diventato una piattaforma open source adottata o valutata da quasi tutte le grandi case automobilistiche. Nel frattempo, Pavone è anche Chair del Comitato Scientifico di AI for Italy, il principale investimento governativo italiano nel campo dell’intelligenza artificiale, con sede a Torino. La sfida che considera più urgente, però, è quella della formazione: aggiornare i curriculum universitari perché chi studia oggi possa lavorare con le tecniche più attuali, senza perdere un’opportunità storica di crescita e innovazione.

«Sostanzialmente vogliamo mo***re un modello simile a ChatGPT su un’automobile, con la consapevolezza che può potenzialmente commettere qualche sciocchezza»

L’articolo di Gianluca Dotti è su italian.tech

30/04/2026

Il 27 aprile scorso, la commissione per le Infrastrutture e le Reti dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCom) ha approvato la delibera 21/26/CIR, che aggiorna il piano di numerazione nel settore delle telecomunicazioni. La novità centrale è l’introduzione di un prefisso a tre cifre, posto prima del numero telefonico, che classificherà la natura della chiamata in arrivo, distinguendo, per esempio, le telefonate di marketing da quelle di altro tipo.

Il sistema funziona come un’etichetta visibile direttamente sul display dello smartphone. Ricevendo una chiamata da un numero come 084 123456789, le tre cifre iniziali segnalano immediatamente la categoria del chiamante. L’obiettivo è contrastare fenomeni come lo spoofing, ovvero la manipolazione dei numeri telefonici che consente ai truffatori di mascherare la propria identità, e ridurre le ambiguità generate dalle chiamate commerciali che oggi arrivano da numerazioni ordinarie o estere.

Tuttavia, i limiti di questa misura sono concreti. Il prefisso a tre cifre non identifica l’azienda o il call center specifico che sta chiamando, né esiste un elenco pubblico consultabile per risalire al mittente. Gli operatori illegali potranno continuare a usare numerazioni non conformi e tecniche di elusione. Si tratta di un passo in avanti rispetto al Registro pubblico delle opposizioni, introdotto quattro anni fa e rivelatosi meno efficace del previsto, ma non di una soluzione definitiva. L’implementazione avverrà in modo graduale, senza date certe.

L’articolo di Giuditta Mosca è su italian.tech

23/04/2026

📌 Una piattaforma digitale gratuita, chiamata RevivR e sviluppata dalla British Heart Foundation, permette di apprendere in circa 15 minuti le basi della rianimazione cardiopolmonare (CPR) usando semplicemente uno smartphone. Presentata anche in Italia, l’iniziativa punta a diffondere competenze salvavita tra la popolazione, considerando che molte persone colpite da arresto cardiaco non ricevono aiuto immediato per mancanza di preparazione o paura di intervenire. Il sistema offre un’esperienza interattiva con feedback in tempo reale e consente di esercitarsi anche senza attrezzature specifiche, utilizzando ad esempio un cuscino per simulare le compressioni toraciche. Per facilitare il ritmo corretto, si basa sulla cadenza della canzone “Stayin’ Alive”. Include inoltre una simulazione dell’uso del defibrillatore. Gli esperti sottolineano che, pur non sostituendo i corsi certificati, la piattaforma rappresenta un primo passo accessibile a tutti per imparare a intervenire rapidamente, aumentando così le possibilità di sopravvivenza nei casi di emergenza.

📸 ANSA

16/04/2026

La glicemia con lo smartwatch senza aghi: ci provano tutti da dieci anni, e nessuno ci è mai riuscito. Google ha fallito con le lenti a contatto, Apple lavora in segreto senza risultati concreti, la FDA americana ha avvisato che nessun dispositivo in commercio è affidabile.

Al MIT hanno preso un'altra strada: tre bande di luce infrarossa sulla pelle, 30 secondi per lettura, precisione paragonabile ai monitor invasivi. Il prototipo esiste già in versione tascabile, e il prossimo passo è il polso. La timeline onesta? Cinque anni prima di vederlo in farmacia. Ma stavolta i dati ci sono, pubblicati su Analytical Chemistry. E nella corsa alla salute digitale, i dati sono l'unica valuta che conta.

https://www.futuroprossimo.it/2026/04/glicemia-con-lo-smartwatch-un-sensore-mit-cambia-le-regole

15/04/2026

A fine marzo 2025, Anthropic ha organizzato un summit a porte chiuse tra i vertici aziendali e 15 leader cristiani, cattolici e protestanti, insieme ad accademici esperti di etica. L’azienda non cercava consulenze tecniche. Cercava una guida morale. Il titolo non ufficiale dell’incontro, trapelato secondo il Washington Post, era provocatorio: “AI: a son of God?”. È un modo per capire se l’IA debba avere un valore spirituale o morale intrinseco.

La mossa arriva in un momento di forte tensione con il Pentagono, dopo che Anthropic si è opposta all’uso della propria intelligenza artificiale in operazioni militari legate alla guerra in Iran. Per rispondere a quella sfida, l’azienda ha deciso di alzare il livello del confronto: non più solo etico in senso laico, ma fondato su riflessioni millenarie sul valore della vita, del male e delle conseguenze delle azioni umane.

Le implicazioni sono profonde su più fronti. Al Pentagono la cosa non piace, infatti Emil Michael, sottosegretario alla ricerca, ha avvertito che una “costituzione morale” troppo rigida potrebbe rendere le armi basate sull’IA inefficaci in contesto bellico. Sul piano culturale, il summit segna un allontanamento dall’Altruismo efficace, la filosofia secolare dominante in Silicon Valley, verso qualcosa di più vicino alla teodicea, la riflessione teologica sul problema del male.

I critici temono che questo sia un tentativo di “antropomorfizzare” eccessivamente la tecnologia per guadagnare la fiducia del pubblico, i leader religiosi presenti vedono un’opportunità necessaria. L’azienda ha già annunciato che sono previsti incontri simili con rappresentanti di altre fedi e tradizioni filosofiche, nel tentativo di rendere l’IA un’entità non solo intelligente, ma socialmente e spiritualmente responsabile.

L’articolo di Arcangelo Rociola è su italian.tech

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