14/04/2026
C’è un’idea romantica secondo cui ciò che nasce con una funzione, se la perde, perde anche la sua dignità.
È un’epoca ossessionata dalla funzione, quella che viviamo. Serve? Converte? Ottimizza? Se qualcosa non “serve”, sembra quasi sospetto.
Eppure c'è un'idea ancora più romantica, coraggiosa, e mai come oggi rivoluzionaria: che anche la bellezza serva. Persino se usata solo fine a se stessa.
Un tempo la ceralacca proteggeva la segretezza, certificava un’origine, garantiva che nessuno avesse osato aprire quella lettera prima del destinatario. Era un dispositivo di fiducia, e la sua rottura era parte del rito.
Oggi, quando apponiamo un sigillo su un invito, non stiamo sigillando un segreto di stato: stiamo evocando un immaginario, un tempo lento, una cura, una manualità. È un gesto simbolico. E il simbolo non deve rompersi per essere vero.
Ecco perché difendo senza tentennamenti la scelta dei sigilli in gommalacca che non si spezzano - e che per questo, secondo alcuni, sono meno "veri" degli altri.
Se un sigillo oggi è puro ornamento, non deve spezzarsi per essere legittimo: l’ornamento, quando è pensato, è una dichiarazione culturale. La scelta del bello come intento.
E lasciatemi aggiungere una cosa che mi sta molto a cuore. Dire “è solo bellezza”, come se fosse un’accusa, è un fraintendimento moderno: la bellezza *è* funzionale, o vi siete forse dimenticati dei fiori, delle danze di corteggiamento, dei piumaggi colorati, dei coralli...?
La natura si riproduce attraverso la bellezza. Senza bellezza non c'è vita. Letteralmente!
E allora viva un sigillo usato solo per abbellire, la cartolina in più per dare spazio a un disegno che piace, un nastro di seta che lega ciò che sta già insieme da solo; viva il bello qualunque esso sia, perché ha in sé il più nobile degli scopi: mantenerci vivi.