04/03/2024
Due persone hanno testimoniato, ci sono anche le reg - interce
Impariamo a difenderci dai medici
Ancora una testimonianza:
Post che si autodistrugge
Una collega della mia compagna ha avuto il mio stesso problema post-vaccinazione: insensibilità a metà corpo (lei, con cecità a un occhio). Ha dovuto vaccinarsi di nuovo, altrimenti non avrebbe potuto lavorare. Ora si trova al pronto soccorso.
Qualche giorno fa mi ha scritto una persona che, dopo entrambe le vaccinazioni, ha avuto il mio stesso problema, non ancora risolto; e dunque non intende vaccinarsi una volta ancora: perderà lavoro e titolo.
Io, che ho avuto fortuna e sono riuscito ad avere un'esenzione, avevo scritto un lungo post da rendere pubblico, con alcuni allegati audio (il neurologo che si rifiuta di scrivere la diagnosi di trombosi, perché non si può; il responsabile organizzativo di un hub convenzionato, che dice che purtroppo devono fregarsene dei miei problemi perché prendono soldi per ciascuna dose e devono solo fatturare). Avevo scritto questo testo pubblico di testimonianza, da far girare sui social network, prima delle ultime tribolazioni: in breve, hanno tolto per decreto le esenzioni per effetti avversi; ora i medici di famiglia possono scrivere sì delle esenzioni, ma quelle per effetti avversi sono scomparse. Esiste una vaga causale, di interpretazione dubbia, che fa sospettare all'esentato di trovarsi in un limbo.
Dunque, per paura di perdere nuovamente i miei diritti, nonostante tre medici abbiano ritenuto pericoloso per me vaccinarmi di nuovo, ho scelto di tacere.
Siccome mi è successo (di capitare in un limbo burocratico che vedeva un'attesa lunga per l'esenzione, e nel frattempo ero scoperto da green pass), so cosa vuol dire, anch'io, aggirarsi per la città come persona non gradita, senza la possibilità (prima) di entrare in negozi e fare cose essenziali, oppure (adesso) di prendere un tram senza prima aver fatto un tampone in farmacia. Questo dopo essermi vaccinato con certezza entusiastica due volte.
Ora voglio sapere se, dopo la seconda volta, la collega della mia compagna si vedrà correlare qualcosa: anche nel suo caso la trombosi diagnosticata ha avuto la sorte di un fantasma.
Molta rabbia per le ingiustizie che vedo e di cui so (in questi mesi, di casi simili ne ho conosciuti direttamente parecchi).
Ma ecco, solo per far sapere a chi mi legge cosa accade in questo povero Stato, perché io ho la sensazione che molti non se lo immaginano neppure.
LA MIA TESTIMONIANZA
(con intercettazioni)
Questo è il primo testo pubblico di denuncia. Prima d’ora non ho voluto rendere pubblica la mia vicenda: inizialmente perché non volevo influenzare le scelte di vaccinazione altrui; più avanti invece perché è successo quello che sto per raccontare. Cerco di andare con ordine.
15 giugno 2021 – Mi vaccino contro il Covid, convintamente, poco dopo l’attivazione della mia fascia d’età. Dopo la somministrazione, un dolore alla mano. Un’infermiera mi porta dai medici della struttura, che dicono di non saperne niente. La cosa si attenua dopo una decina di giorni.
21 luglio 2021 – Mi vaccino, chiedendo di cambiare il braccio di somministrazione (perché l’immobilità della mano destra mi aveva creato problemi). Ciò nonostante, torna il dolore alla stessa mano, poco dopo. I dottori della struttura dicono di non saperne niente.
Agosto 2021 – Gradualmente il dolore mi blocca l’uso del braccio. Che diventa insensibile. A fine mese, lo stesso blocco del movimento si è diffuso in corpo, indistintamente.
Il medico mi prescrive una cura, che si rivela non efficace, e vari accertamenti. Nonostante l’alta priorità dell’impegnativa (non oltre i 10 giorni, per legge) i primi appuntamenti sono stati fissati a distanza di tre e quattro mesi.
Settembre 2021 – Non solo un braccio insensibile. Ma anche difficoltà a muoversi, a portare pesi minimi. La mia compagna diventa la badante. Grandi quantità di acido lattico in corpo per qualunque movimento minimo (una volta inseguo un tram per dieci metri, e mi ritrovo immobilizzato per terra).
Ottobre 2021 – Vengo a sapere di casi simili al mio. Su facebook, dove ho cominciato a raccontare (in forma privata) i miei accidenti. E tramite la mia compagna, che sul lavoro conosce una collega con sintomi e decorso identici. Nel frattempo sono fortunato a non avere la necessità di uno stipendio. Sono diventato per il momento invalido. Se non avessi avuto risorse indipendenti dal lavoro, avrei fatto la fame.
22 novembre 2021 – Dopo quattro mesi, sono migliorato in misura lieve. A visita dal neurologo P, a quanto pare i sintomi parlano per me. Il neurologo sembra scocciato, non mi fa nemmeno parlare ed è lui a elencarmi i sintomi: insensibilità al braccio, sensazione come di acido lattico nel corpo, eccetera. Li conosce. Li ha visti in decine di pazienti, che li hanno avuti dopo il vaccino. Sostiene con ragionevole sicurezza che si tratta di trombosi del microcircolo del sistema nervoso. Mi assicura che il problema non sarà rilevato con l’elettromiografia (ed avrà in effetti ragione). E mi anticipa che talvolta i sintomi sono – nel lungo periodo, secondo i casi che lui ha seguito – non permanenti. Mi prescrive quindi una cura e sedute riabilitative (che non farò, perché costano troppo, e il SSN è defunto). Durante il colloquio, si lascia andare a uno sfogo sui no-vax. Gli avevo chiesto come mai si percepiva una tale reticenza attorno ai problemi da vaccino. È colpa di quei matti, secondo lui, che non vogliono vaccinarsi per motivi assurdi. Dice che dei miei problemi si parlerà a tempo debito, cioè quando le acque si saranno calmate. Mi spiega che non può refertare la trombosi, e che dovrà scrivere in diagnosi qualcosa di diverso, perché è un brutto periodo e non si può parlare in questo modo dei vaccini. Sul momento mi sembra ragionevole.
Il giorno successivo – Ricevo per email il referto completo. Riesco a sentire il tale per telefono. Accendo un registratore. Mi fingo sorpreso, assurdamente sorpreso per non aver letto in diagnosi la parola “trombosi”. Mi tratta come uno stupido. Non si può riportare quella diagnosi, enunciata oralmente, e per la quale mi ha prescritto una cura, o “vengono fuori dei casini”. Devo accontentarmi, per così dire, di una diagnosi di “attivazione di un processo infiammatorio cronico”, “ancora presente a distanza di quattro mesi dalla somministrazione del vaccino”. Così si legge sul referto.
Un audio della conversazione, con il sonoro distorto per evitare querele, si può ascoltare all’indirizzo che segue. Ma poi la storia prosegue.
https://drive.google.com/file/d/1aDZCMv_sngGKaoTz-mQKbSJySrR1D0F0/view?usp=drivesdk
Inizio gennaio 2022 – A più di cinque mesi dal vaccino, il problema ancora c’è. In misura lieve. Posso fare quasi tutto ma non le azioni minute, che richiedono un governo preciso della mano (non posso più suonare la chitarra, ad esempio, e la suono da venticinque anni; o scrivere a penna; o intrecciare le dita etc).
Nelle ultime settimane, sono entrato in contatto con decine di persone che hanno avuto guai analoghi: gente che non ha potuto lavorare per mesi dopo una somministrazione, o che si trova ancora in condizioni neurologiche critiche e non sa come risolvere la sopravvivenza.
Arrivano le nuove norme su green e super-green pass. Il mio pass scade a fine mese, dopodiché non potrò muovermi liberamente. Devo ottenere una esenzione al vaccino, dice il medico di base, perché vaccinarmi nuovamente sarebbe pericoloso.
Sui media si racconta luminosamente di queste esenzioni, e di come siano rari simili effetti collaterali. Leggo i rapporti della farmaco-vigilanza (AIFA). La mia disgrazia viene calcolata su un caso ogni diecimila vaccinati. Eppure ho conosciuto molte persone – plurivaccinate, pro-vax – che hanno avuto problemi simili, invalidanti e non ancora risolti a mesi dalla somministrazione. Faccio un rapido calcolo: se fosse buona la statistica, dovrei essere in relazione con duecentomila o trecentomila persone. La mia rete di contatti non supera il centinaio. Sì, c’è una decisa reticenza in giro. I sinistrati raccontano i loro decorsi con difficoltà, perché c’è grande accanimento mediatico contro chi dubita su qualunque minuzia a proposito della campagna vaccinale.
Io sono tranquillo. Ma nel frattempo, dopo le stranezze del neurologo P, mi sono comprato un piccolo registratore portatile, con cui registrare ciò che accade agli appuntamenti medici e burocratici che mi aspettano. Non si sa mai, dico. Mi accorgerò che è stata una mossa saggia.
In breve:
25 gennaio – Il medico dell’hub vaccinale dice che non ho diritto all’esenzione al vaccino. Anzi: sono perfettamente idoneo alla vaccinazione. La diagnosi, infatti, parla solo di “processo infiammatorio cronico”. Gli spiego che il neurologo, l’autore di quel referto, mi ha diagnosticato una trombosi ma si è censurato. Addirittura quello mi dice: “sì, le verrà qualcosa, ma poi magari le passa". Gli dico che, se lo desidera, può ascoltare un audio con le parole del neurologo. Faccio capire che sto registrando anche questa conversazione. Però, be’, se ritiene che non ci sono rischi (contrariamente al parere del mio medico di famiglia), posso vaccinarmi. Nel caso di effetti avversi, agirò legalmente contro il medico vaccinatore. Cambia tutto. Come se proseguisse un discorso interrotto, dice che assolutamente non sono idoneo. Io insisto, per capire la sostanza del bluff. “Se lei ritiene che sono idoneo, mi faccio somministrare il vaccino adesso, senza esitazioni”. No, no, assolutamente. Sono diventato non idoneo solo perché sto registrando la conversazione. È un fatto strano.
C’è stata un po’ di burrasca. Un responsabile organizzativo dell’hub mi parla in privato, fuori dalla struttura. È furibondo, non con me, ma con la clinica (dentro la quale ha sede l’hub). Mi racconta che lì accadono cose gravissime. L’amministrazione ha dato ordine di “lavarsene le mani”, in caso di problemi come il mio. Conta solo fatturare, in quanto loro (una clinica privata molto nota a Milano) ricevono dei soldi per ciascuna dose somministrata. Di conseguenza, i medici hanno direttiva di ignorare i problemi, anche se sono potenzialmente rischiosi per l’utente.
Qui si trova un estratto dalla conversazione. La registrazione è penalmente rilevante, mi è stato detto. Per questo motivo ho distorto le nostre voci, e ho silenziato il nome della clinica; propongo qui solo la parte relativa al mio racconto. (Il responsabile mi ha raccontato di altre violazioni, e di come funzionano gli hub vaccinali convenzionati; cose che qui non riassumo, e che eventualmente interesseranno un magistrato competente).
https://drive.google.com/file/d/1YV5mUYoBf2pCmZLqVZzq3STNKz2cHObt/view?usp=drivesdk
28 gennaio – L’esenzione che mi è stata fatta, vale stranamente fino al 31 gennaio. Torno all’hub a rinnovarla per febbraio. (Mi hanno detto che va di mese in mese). Non possono. Devo andarci l’1 febbraio. Perché le esenzioni possono durare solo nell’arco del mese corrente. Gli spiego che da febbraio non potrò circolare, sarò senza green pass. Non ho l’auto. Come vado all’hub? A piedi.
1 febbraio – Vado all’hub a piedi, numerosi chilometri. Qui, il dottor G imposta per me una richiesta di esenzione lunga. Questo anche per evitare lo strazio della coda, del camminamento da paria per chilometri, ogni mese. Mi scrive su un foglio un indirizzo email di Regione Lombardia. Mi scrive sullo stesso foglio quali documenti devo inviare. Loro, dice, mi estenderanno l’esenzione mensile, producendo anche un green pass. Lo hanno appena fatto con un altro utente, che ogni sei mesi torna lì per questo motivo. Inoltre, l’esonero che ho in mano è un fogliettino semplice. I negozianti non ti fanno entrare, perché vogliono il green pass (sul foglio non è scritto che vale come green pass; ma per legge è così). Insomma, a farla breve, ho l’esenzione di febbraio e ho cominciato l’iter per quella “definitiva”.
(All’hub, prima di me, aveva parlato al dottor G una vecchia signora, con una mano a penzoloni, che aveva raccontato – anche al mio orecchio – una vicenda del tutto simile alla mia. Il dottor G non le aveva concesso l’esenzione).
Metà febbraio – Scrivo alla Regione Lombardia. Mi dicono che loro non concedono esenzioni. Io ribatto che il dottor G dell’hub *** ha già ottenuto, per un altro utente, l’esenzione presso di loro. Mi scrivono che io ho frainteso il dottor G. Gli invio il foglio su cui il dottore ha annotato l’email di Regione, e anche una nota da riportare a loro (di suo pugno, con firma). Mi scrivono la settimana dopo, hanno telefonato all’hub e, mi raccontano, il dottor G ha negato tutto. Non mi ha detto quelle cose. Non le ha neppure scritte. Io ho in mano il foglio. Scrivo, da kamikaze invelenito, un’email alla Regione in cui dico di aver appena riascoltato la conversazione, registrata all’hub, in cui il dottor G afferma che ha già ottenuto presso di loro un’esenzione. Non riceverò più risposte dalla Regione Lombardia.
1 marzo – Torno all’hub, dove ho appuntamento per il rinnovo mensile. Nel frattempo però la struttura ha chiuso. Mi vedo di fronte le porte sbarrate, i chilometri fatti a piedi, e l’impossibilità a prendere i mezzi pubblici per tornare a casa perché senza green pass. Successivamente scopro che hanno chiuso quasi tutti i centri vaccinali. Ne restano aperti due, a Milano, in zone lontanissime. Come miseria ci vado?
13 marzo – Riesco ad arrivare a Palazzo delle Scintille, non si può dire come. È il più grande centro vaccinale a Milano. Faccio la coda, e poi mi dicono picche. Non possono concedere le esenzioni senza appuntamento. Dico che io: ho un appuntamento. Ma no: serve un appuntamento diverso da quello solito, sono cambiate le regole; un appuntamento specifico per l’esenzione, che peraltro non è possibile ottenere via internet (come si fa per il vaccino). Eccezionalmente mi trovano posto per il giorno dopo.
14 marzo – Nove chilometri a piedi. Palazzo delle Scintille. Mi riceve una sedicente commissione, che è la nuova struttura decisionale in materia esenzioni. Sono in realtà due tizi: una medica tedesca, e un sudamericano. Parlano un italiano tutto loro.
Io ho con me la dichiarazione del medico di famiglia: si parla di “sintomatologia gravemente invalidante”, “probabili episodi di trombosi” e la necessità “vista la pericolosità di una eventuale somministrazione di una terza dose”, di ricevere l’esenzione. Il mio medico è, fortunatamente, un chirurgo cardiovascolare. Mi ha visitato, ha visto e letteralmente toccato con mano la gravità dei sintomi. È stato perentorio nella richiesta.
La tizia con accento tedesco parla di nuove direttive. Io non rientro più nelle categorie dell’esenzione.
Chiedo quali siano i nuovi requisiti. Dice che non può rispondermi.
Mi accorgo del cliché da immaginario nazista, che rifiuto, e vado avanti. Il sudamericano è più morbido, ma altrettanto evasivo.
“Qui c’è un cardiovascolare che chiede l’esenzione. Voi dite che non è sufficiente. Posso sapere quali sono le vostre specializzazioni, scusate?”
“Non siamo autorizzati a rispondere”.
“Posso sapere almeno i vostri nomi? State decidendo insomma che io non potrò circolare liberamente, e che dovrò rinunciare ad alcuni diritti costituzionali. Vorrei sapere chi decide”.
“Non siamo autorizzati a rispondere”.
“Quindi sono idoneo e posso vaccinarmi subito?”
“Noi stabiliamo solo che lei non rientra più nelle direttive”.
“Posso vaccinarmi?”
“È una sua scelta, non nostra”.
“Rilasciatemi un attestato, o un documento in cui si afferma che sono idoneo. Vado in questura”.
“Non siamo autorizzati a rilasciare nessun documento”, interviene la germanofona con parole meno chiare, meno italiane.
“E io come faccio a impugnare una decisione non scritta, scusate?”
“La valutazione avviene solo oralmente, non possiamo rilasciare certificazioni”.
“Quindi se mi vaccino, e mi ricapita l’evento trombotico, chi ne risponde?”
“Per vaccinarsi, deve firmare il consenso informato”.
Solo oralmente. Ecco la chiave. Il neurologo P mi ha rilasciato una *diagnosi orale*, e questi due tomi da barzelletta valutano il mio caso “solo oralmente”. Nessuna traccia, nessun documento. Dev’essere un nuovo stile burocratico su cui soggetti diversi convergono, per principio o per inerzia.
(Di questa conversazione non riporto un audio perché mi vergogno. Mi sento così indifeso, e anche stupido, con le mie domande a singhiozzo, che ho deciso di censurarmi. Ma anche l’ultima registrazione audio fa parte dell’archivio che tiene traccia di questo scempio democratico).
Poi, ovviamente, ci sono i nove chilometri a piedi per tornare a casa. Avevo sperato di uscire da Palazzo delle Scintille con un green pass, e non con una vaga impressione di totalitarismo addosso, una nube su ciò che ho sempre creduto impossibile.
EPILOGO: ho ottenuto l’esenzione dal mio medico di famiglia. Le nuove direttive a quanto pare lo prevedono. Solo che, tra le causali per l’esonero, è sparito qualunque riferimento agli effetti avversi. È come se, per magia burocratica, i problemi si fossero improvvisamente risolti. Ecco spiegato l’arcano. Non esistono più gli effetti avversi. La sola causale che riguarda qualcosa di simile è: “ipersensibilità al principio attivo”. Che è qualcosa di molto diverso, di cui bisogna essere informati PRIMA della somministrazione. L’effetto avverso è invece spesso sistemico, e c’entra con la reazione del sistema immunitario; il principio attivo non c’entra nulla. Comunque, poiché era l’unica causale compatibile coi miei sintomi, il medico ha deciso di rischiare, emettendo un’esenzione per ipersensibilità al principio attivo. Lasciandomi ovviamente il dubbio che fossi fuori regola. E quindi abusivo, sul tram o dove è necessario accedere tramite green pass. O il dubbio che mi revocassero pass e diritti in un amen.
Ho provato cosa significa muoversi per la città come persona non gradita, non poter entrare nei negozi perché sprovvisti di distintivo, o non potersi spostare (anche per ragioni urgenti, di salute o di lavoro) con i mezzi pubblici. Ho sperimentato questo dopo la scadenza dell’esenzione, e davanti ai muri burocratici prima del rinnovo (peraltro non perfettamente conforme). È un’indecenza, ecco tutto.
SPIN-OFF, poi basta.
Mentre scrivo, la collega della mia compagna a cui accennavo, quarantenne che ha avuto il mio stesso problema neurologico dopo la somministrazione, si trova ricoverata all’ospedale.
Era stata portata al pronto soccorso dopo la dose precedente, la seconda. Le avevano trovato gli effetti di una trombosi. Anche lei, perdita di sensibilità a un braccio e stessi sintomi miei. Nessun medico aveva voluto stabilire una correlazione con il vaccino (se non oralmente). E lei dunque non aveva ottenuto alcuna esenzione, e il lavoro l’ha costretta a vaccinarsi di nuovo.
Dopo l’ultima dose, i sintomi si sono ripresentati. Lei una tipa sportiva che, prima della vaccinazione, non aveva mai avuto alcun problema neurologico. Come me, del resto. Ora si trova ricoverata per la seconda volta. L’ipotesi del nesso causale col vaccino è stata fatta per la seconda volta, oralmente.