25/03/2026
Proforma ha curato la strategia e la comunicazione della campagna del Comitato nazionale Giusto dire NO al referendum sulla riforma della giustizia.
È stata un’avventura intensa e faticosa, ma esaltante. In una parola: incredibile.
Siamo partiti in salita: i sondaggi a gennaio davano il SÌ avanti di oltre venti punti. L’esito sembrava già scritto, ma in meno di tre mesi lo scenario si è ribaltato: affluenza al 60% e vittoria del NO con quasi il 54%.
Il nostro lavoro, condiviso felicemente con gli straordinari colleghi di Spin, è partito dalle basi: naming, logo, brand e social identity del Comitato. Poi abbiamo pensato al posizionamento, al tono di voce, alla strategia e alla gestione editoriale. Fin dall’inizio abbiamo fatto una scelta precisa: evitare toni apocalittici, scorciatoie e attacchi frontali all’avversario; stare, per quanto possibile, sui contenuti, senza mai dimenticare che il nostro committente era un soggetto autorevole, diverso da tutti gli altri: il Comitato promosso dalla Associazione Nazionale Magistrati.
Accanto, un affiancamento day by day (spesso anche night by night) allo staff e ai volti principali del Comitato: questi ultimi poco avvezzi alle campagne di comunicazione, ma colmi di passione civile e portatori di valori istituzionali, in un momento in cui il rispetto tra le istituzioni non è più un dato scontato, anzi.
Poi è arrivata la campagna nelle Grandi Stazioni, sui bus, in radio e sul web. È stata accusata di “procurato allarme” ma in realtà ha semplicemente tradotto in slogan la risposta a un’incauta dichiarazione del ministro della Giustizia.
E infine lo spot ufficiale, diretto dal maestro Gianni De Blasi per Fanfara, con la bravissima Marina Parrulli nei panni della conduttrice del bizzarro TG “Giusto Dire News”.
Fuori menu, la clip “Mastro Nordio”, remake di uno spot di un detersivo anni ’80. Un caso di incontinenza creativa, non nello stile del nostro committente, che dunque abbiamo lasciato vivere per conto proprio, su canali non ufficiali.
Tutto questo basta a vincere una partita così complicata? La risposta, ovvia, è NO. Le campagne funzionano quando, oltre ad avere un contenuto e un mittente credibile, intercettano qualcosa che esiste già.
E in questo caso quel qualcosa c’era: un "popolo diffuso" che questa campagna l’ha fatta vivere, in tutta Italia, attraverso banchetti spontanei, riunioni, incontri improvvisati, eventi di piazza e una proliferazione inarrestabile di migliaia di contenuti online, firmati da volti noti o da semplici cittadini, senza coordinamento, senza richiesta, senza filtri. Una enorme quantità di persone che si sono messe in gioco per la causa, in modo libero, sincero, spesso sorprendente.
Senza di loro il nostro lavoro e quello del Comitato intero non sarebbe bastato. Con loro è diventato qualcosa di più: una pagina umana, prima ancora che professionale, che non dimenticheremo mai.