16/05/2026
[ 9 anni di BAFFETTO ]
E faccio mea culpa verso me stesso: me ne sono accorto per caso. Guardando la sezione “ricordi” di Facebook.
Il primo creator food nel barese.
Quando ancora non si chiamavano creator.
Quando fare video al cibo sembrava quasi una cosa strana.
Il mio primo post su Instagram, sul profilo di Baffetto, fu un’assassina alle r**e.
Del mio amico Beppe.
E forse qualcosa era già scritto.
Era scritto che gli spaghetti all’assassina, in qualche modo, mi avrebbero segnato.
Che sarebbero diventati parte della mia identità.
Così come era scritto che avrei raccontato il cibo a modo mio.
Senza paura.
Senza paletti inutili.
Senza quelli del:
“Eh ma non chiamarla assassina.”
“Eh ma non chiamarla carbonara.”
Perché io ho sempre pensato che il cibo debba emozionare, incuriosire, far parlare.
Non vivere sotto una campana di vetro.
Altri al posto mio avrebbero avuto questo post pronto 10 giorni prima.
E fanno bene, per ca**tà.
Anzi, forse è proprio questo uno dei miei problemi.
Che tante persone vicine a me mi ripetono spesso:
“Dovresti darti più importanza.”
Perché io sono sempre lì a pensare che non sia mai abbastanza.
Abbastanza bello.
Abbastanza forte.
Abbastanza all’altezza di quello che vorrei costruire.
Perfino a volte un piatto che preparo.
Poi però guardo l’altra faccia della medaglia.
Le persone che assaggiano le mie cose e impazziscono.
Chi mi ferma per strada per dirmi:
“Oh, sono stato dove hai consigliato tu. Una bomba.”
Chi ha partecipato ai miei corsi e ancora oggi mi manda le foto dei piatti rifatti a casa.
E allora forse qualcosa di vero l’ho lasciato davvero in questi 9 anni.
Non solo video.
Non solo numeri.
Ma ricordi, emozioni, persone.
E gli haters?
Quelli fanno parte del gioco.
In un mondo pieno di frustrazioni, paragoni e invidie, vanno messi in conto.
Anche perché se per 9 anni consecutivi riesci a farti criticare, imitare, condividere e ricordare…
forse qualcosa l’hai lasciata davvero.
E credo sia doveroso dire grazie.
A chi mi è vicino da sempre.
Alla mia famiglia, che spesso si prende anche il peso dei miei momenti peggiori.
Ai miei collaboratori, che combattono questa follia insieme a me ogni giorno.
E a chi ha creduto in me sin dall’inizio, quando tutto questo non era ancora niente di definito.
Perché la verità è che Baffetto mi ha cambiato la vita.
E spero, nel mio piccolo, di aver lasciato qualcosa anche nella vostra.
Ma ora lo terrò a mente.
Perché l’anno prossimo sono 10.
E no…
non passeranno in sordina.