Antonio Massari

Antonio Massari Consulenza per enti pubblici e imprese. Formazione. Coaching per dirigenti e manager. Learning Organ

Questa è la pagina di un professionista di lunga esperienza nell'area strategico-organizzativa delle Piccole e Medie Imprese nonchè nel sostegno agli enti pubblici per i processi decisionali partecipati. I due filoni di competenza sono quindi le Organizzazioni e le Comunità che Apprendono. Offrendo un valido sostegno all'innovazione, alla partecipazione, alla gestione dei progetti ed al migliorame

nto della prestazione, Antonio Massari, integrato anche da collaboratori specializzati, si propone come partner dei propri clienti, pubblici e privati, nella consapevolezza che il Change Management non possa realizzarsi in tempi troppo brevi e al tempo stesso produca risultati di gran lunga più sostenibili. Antonio Massari interviene:

In ambito privato su:
Strategie, Organizzazione, Processi, Relazioni interpersonali, Project Management, Internazionalizzazione, Benessere Organizzativo, Gestione d'Impresa, Progettazione e gestione di eventi. In ambito pubblico e sociale su:
Processi partecipativi sul territorio, Riorganizzazione dell'ente, Project Management, Cooperazione Internazionale Istituzionale

L'approccio adottato si basa sullle metodiche della Learning Organization: coinvolgendo il personale preposto in un percorso di autopprendimento, si otterrà la risoluzione dei problemi individuati e si produrrà un'opportunità di crescita e di formazione che li rende sempre più autonomi dalla stessa consulenza. In virtù del forte coinvolgimento delle risorse umane, gli interventi agiscono contestualmente sul clima aziendale.

Conosciamo tutti l'importanza focalizzante di una "visione"; specie se condivisa. E siamo a caccia dell'idea dirompente,...
31/07/2026

Conosciamo tutti l'importanza focalizzante di una "visione"; specie se condivisa. E siamo a caccia dell'idea dirompente, dell'intuizione geniale o del modello di business che cambierà le regole del mercato. Presentiamo la nostra idea d'impresa e dal palco, tra slide motivazionali e grandi discorsi, sembra sempre tutto bellissimo. Poi, però, si apre la serranda e la realtà bussa alla porta.

Le aziende raramente falliscono per mancanza di idee brillanti. Vacillano e falliscono, quasi sempre, per un'ex*****on disastrosa. Falliscono perché la grande visione si schianta contro processi che non reggono, una logistica improvvisata, un servizio clienti inesistente o un flusso di approvazioni interne che paralizza l'operatività.

È facile innamorarsi della facciata, dell'esperienza utente che promettiamo al mercato. Tuttavia, come noto a quelli con più capelli bianchi, fare impresa significa avere il coraggio, la capacità e la pazienza di scendere nel "dietro le quinte"; cioè, sporcarsi le mani con le Operations.

L'idea è forse il 10% del lavoro. Il restante 90% è pura ingegneria organizzativa: mappare i processi invisibili al cliente, responsabilizzare le persone, definire chi fa cosa e costruire un sistema in grado di erogare quel servizio senza che la macchina si inceppi al primo ostacolo o al primo picco di richieste.

Una visione mediocre con un'esecuzione impeccabile costruisce imperi e genera valore reale. Un'idea geniale con un'esecuzione approssimativa, invece, rischia di costruire solo frustrazione. E buchi in bilancio, se non si sta attenti.

L'imprenditoria non è solo il colpo di genio sotto la doccia. È la fatica quotidiana di far funzionare gli ingranaggi. È il lato manageriale delle cose; là dove mi porta quotidianamente il mio lavoro: il controllo operativo, lo sviluppo organizzativo e il solido governo del sistema. Un metodo che sono pronto a mettere a disposizione anche della tua impresa.

*****on

riscrivi questo per imstagram, per lalunghezza: Esistono aziende che fatturano milioni, ma la cui memoria organizzativa ...
30/07/2026

riscrivi questo per imstagram, per lalunghezza: Esistono aziende che fatturano milioni, ma la cui memoria organizzativa a volte sembra fatta di cartone: rischia di spappolarsi alla prima pioggia.

Quando i processi non sono codificati, finiscono per vivere solo nelle teste dei veterani o in frammenti di conversazioni informali sparsi tra WhatsApp, chat interne e mail. Per non parlare delle tante soluzioni che sono state sperimentate e che non sono mai diventate istruzioni operative. Se un'informazione cruciale si perde tra lo scambio di un documento e l'organizzazione di un pranzo, c'è un problema di sistema su cui vale la pena riflettere.

Il sintomo si manifesta non appena il collega "storico" va in ferie o si assenta per qualche giorno: l'operatività rallenta e si creano degli ritardi; rintracciare un file specifico o capire l'esatto iter di un'autorizzazione diventa una caccia al tesoro. In questi casi, del tutto involontariamente, il collaboratore più esperto finisce per trasformarsi in un collo di bottiglia, o peggio, in un Single Point of Failure per quell'ingranaggio organizzativo.

Per correre ai ripari, le aziende irrigidiscono il sistema delegando alla Qualità manuali procedurali mastodontici: documenti formalmente perfetti che, nella frenesia quotidiana, restano sepolti in un faldone senza che nessuno abbia il tempo di aprirli.

Non ci sono bacchette magiche, ma una via d'uscita c'è: alleggerire la burocrazia puntando sull'ergonomia visiva. Dimentichiamo i tomi illeggibili e sperimentiamo micro-check-list, diagrammi di flusso o procedure in una sola pagina capaci di accelerare la distribuzione della conoscenza. L'ispirazione arriva dai settori ad alta complessità — come la marina o la sanità — dove le regole sono poche, chiare e pensate per chi opera nel caos quotidiano, senza zavorrare le prassi.

La conoscenza aziendale andrebbe gradualmente istituzionalizzata, estraendola in modo ecologico dalle teste dei singoli per trasformarla in un patrimonio fruibile dall'intero ecosistema; questo indipendentemente dall'uso dell'intelligenza artificiale.

La vera solidità di un'organizzazione complessa, in fondo, non si legge nei report trimestrali, ma nella sua capacità di garantire continuità operativa quando i suoi nodi nevralgici vengono meno. Finché l'esecuzione di un processo critico resta aggrappata alla memoria storica o alla reperibilità informale di un singolo referente, non stiamo governando la complessità aziendale: stiamo camminando su un campo minato. E la speranza che nessuno faccia un passo falso non è, e non sarà mai, un modello organizzativo. Anzi, in aziende così fallaci, anche l'introduzione dell'IA è un rischio, perché va a finire che essa prenda il posto del collega che sa tutto e se per qualche ragione questa non sarà utilizzabile, l'azienda andrà in panne inveitabilmente.

Dimmi come gestisci il campo "CC" e ti dirò quanto è matura la tua organizzazione.Troppo spesso capita di non usare più ...
29/07/2026

Dimmi come gestisci il campo "CC" e ti dirò quanto è matura la tua organizzazione.

Troppo spesso capita di non usare più la mail per comunicare, ma di trasformarla in uno scudo difensivo. Capita di usarla per dire "Io te l'avevo detto", per esibire un "Guarda quanto lavoro ci vuole" o, inconsapevolmente, per deresponsabilizzare chi dovrebbe ti**re le fila. Il rischio concreto è generare un'overdose di informazioni che nessuno riesce più a leggere, alimentando un'ansia da casella piena che finisce per rallentare l'operatività.

Ma l'intasamento digitale è solo la punta dell'iceberg. Quanta professionalità c'è davvero dietro questo comportamento?

Lavorare significa, essenzialmente, prendere decisioni. A qualsiasi livello, anche solo per scegliere tra due operazioni quale svolgere prima. Quando si mette costantemente il capo in copia, si sta implicitamente diluendo la responsabilità. Si chiede un'assoluzione preventiva.

E qui veniamo al nodo sistemico. Se non si lascia autonomia (incluso un fisiologico margine di errore) non si aiuta la crescita professionale delle persone.

Spesso il vero tappo è l'ansia del leader.
Un capo insicuro non delega perché è terrorizzato dall'imprevisto: vive nell'illusione che, supervisionando ogni virgola, il sistema non fallirà. Come se senza di lui tutto fosse destinato al disastro, e con lui tutto fosse perfetto. Però, più stringe la morsa del controllo, più crea esecutori passivi. Il peggior nemico di un leader ansioso è se stesso.

L'efficienza non si costruisce moltiplicando gli occhi che guardano un processo, ma affrontando le proprie paure manageriali attraverso la forza del team. Serve aprire spazi di riflessione condivisa sulle performance, coprogettare insieme le migliorie operative e analizzare i colli di bottiglia in modo cooperativo. Così il leader smette di sentirsi solo a reggere il peso di ogni imprevisto e, contemporaneamente, aiuta i collaboratori a capire in che direzione evolversi. Non servono corsetti sull'uso di Outlook per risolvere il problema, ma soluzioni organizzative complesse e un cambio culturale profondo.

Possiamo stabilire un patto chiaro: se sei in CC non devi fare nulla e non hai responsabilità sull'azione; sei lì solo perché ti serve il contesto per la tua attività successiva.

Una regola così banale riduce il traffico email del 40%.

Ma questa regola funzionerà solo se l'azienda avrà il coraggio di sradicare la cultura dell'alibi e accettare il rischio della delega. L'efficienza non si misura da quante email ricevi per "restare allineato", ma da quante decisioni il tuo team riesce a prendere senza di te.

👇 Nel visual ho inserito tre tipologie classiche di gestione del CC: voi in quale delle tre vi scontrate più spesso?

Quella maledetta frase: "Hai 5 minuti?" Oppure la testa che fa capolino dalla porta. O anche il trillo continuo di Teams...
28/07/2026

Quella maledetta frase: "Hai 5 minuti?" Oppure la testa che fa capolino dalla porta. O anche il trillo continuo di Teams, WA, Slack e chissà quale altro messenger interno.
Inizia a chiamare "rubatempo" quel tipo di colleghi che si presentano senza pianificare. È ovvio che l'emergenza capita; ma non lasciamo campo libero a quelli per cui tutto è un'emergenza! Ricorda: chi non pianifica accuratamente si ridurrà sempre a inseguire le scadenze, trascinando gli altri con sé.

Abbiamo confuso l'agilità aziendale con la reperibilità immediata, trasformando gli uffici nel regno dell'interruzione continua. Il risultato? La morte del "Deep Work" (attività ad alta concentrazione e prive di distrazioni) e giornate intere passate a frammentare l'attenzione senza chiudere un singolo task complesso. Per non parlare del capo che non ammette che i suoi collaboratori possano avere una loro agenda!! Ma questi li lasciamo perdere.
Spesso, quando progetto interventi organizzativi o percorsi formativi, mi rendo conto che questo è l'ostacolo numero uno per i team operativi: la totale incapacità strutturale (ma ahimè anche personale, a volte) di proteggere il proprio tempo.
Per uscirne non servono grandi discorsi filosofici, servono regole operative di base.

Eccone tre, applicabili da domani mattina:
1. Distinguere tra sincrono e asincrono: Non tutto merita un'interruzione in tempo reale. Una notifica in chat non equivale a un allarme antincendio. È fondamentale riabituare i team a comunicare in differita per le questioni non critiche. E anche quando si va in asincrono, stabiliamo comunque una data limite; sempre. Altrimenti... ;
2. Blindare le "finestre di concentrazione": Istituiamo slot operativi di 2 ore (magari concordati a livello di intero reparto) di totale "silenzio radio". Niente riunioni, notifiche disattivate, niente interruzioni alla scrivania. È in queste finestre che si produce il valore reale. P.S. Poi, se ti interessa, mi chiedi la schedulazione del prossimo corso sul time management;
3. Filtrare le urgenze percepite: Se tutto è un'emergenza, niente lo è. Servono parametri condivisi per definire cosa autorizza a spezzare il flusso di lavoro di un collega. Tutto il resto deve semplicemente mettersi in coda. Ora, qualificare qualcosa come urgente non può essere fatto da soli, altrimenti ognuno segue il suo criterio. Dedichiamo una riunione - una sola - a questo tema, usiamo una matrice di Eisenhower o di Franklin su qualche caso reale per tirar fuori un criterio condiviso e passiamo oltre.

Smettiamo di premiare chi risponde ai messaggi entro dieci secondi e iniziamo a tutelare chi riesce a portare a termine attività complesse. L'efficienza operativa si costruisce sulla concentrazione, non sull'ansia da notifica.

Se sei un capo, tu per primo, non essere compulsivo, sii da esempio!

per favore abbrevia questo senza cambiare nulla, deve andare sui instagra,: Le aziende pensano seriamente di introdurre ...
27/07/2026

per favore abbrevia questo senza cambiare nulla, deve andare sui instagra,: Le aziende pensano seriamente di introdurre la riduzione dell'orario di un giorno alla settimana. Su LinkedIn piovono applausi, le candidature si moltiplicano, l'Employer Branding trionfa. Poi si scende nei reparti operativi. Non sono tutte rose e fiori (e ancora c'è chi non avverte l'esigenza del cambiamento!!!). Qui i processi sono fermi agli anni '90. I colli di bottiglia decisionali esigono -ne parlavo ancora qualche gioro fa- più firme e giorni di attesa per sbloccare una banalità; anzi, per prendersi in giro (ammettiamolo!) , in molte organizzazioni si dichiara che si lavora per eccezioni, autorizzando formalmente i responsabili a procedere in autonomia sull'ordinario. Ma poi, guarda caso, si è abilissimi a far diventare tutto un'eccezione per cui si doveva chiedere prima l'autorizzazione!

Comunque, torniamo sul pezzo. C'è chi ha accorciato; ma poi le quindici ore settimanali di riunioni futili le ha brutalmente ammassate tra il lunedì e il giovedì, paralizzando del tutto la produzione o comunque alcuni reparti.

Il giovedì pomeriggio si trasforma in una pentola a pressione. Si corre disperatamente per chiudere le urgenze prima del weekend lungo. E dove non ci si riesce, i dipendenti finiscono a lavorare di nascosto il venerdì mattina pur di restare a galla e arginare il caos della settimana successiva.

State attenti, perché le inefficienze organizzative si nutrono del tempo disponibile. Non si diventa virtuosi nel tempo ridotto se non si è già virtuosi nel tempo ordinario. È un controsenso! Tagliare l'ossigeno a un sistema invariato garantisce un collasso molto più rapido. Il burnout diventa semplicemente più denso e concentrato. Potremmo dire che la settimana corta "mette il turbo" alle disfunzioni.

L'innovazione organizzativa esige processi sanati dalle fondamenta. L'ottimizzazione dei flussi di valore e lo smantellamento dei silos -intesi come compartimenti stagni- devono per forza precedere qualsiasi taglio d'orario; non illudetevi possa essere il contrario.

Onde evitare uno scontro frontale tra i brillanti annunci delle HR e la dura realtà delle Operations, è meglio vestirsi di umiltà e con un processo maieutico e partecipato pianificare gli step di cambiamento con una visione olistica del sistema e della sua reale condizione di performance, prima di avventurarsi in transizioni che alla fine risulteranno solo un audace esperimento.

Perché -prima o poi- qualcuno che chieda di tornare indietro, viene fuori. Parliamone.



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Chi si occupa di sviluppo organizzativo lo tocca con mano ogni giorno. Già lo scorso autunno sul Sole 24 Ore (analisi di...
25/07/2026

Chi si occupa di sviluppo organizzativo lo tocca con mano ogni giorno. Già lo scorso autunno sul Sole 24 Ore (analisi di D. Tricamo del 3/9/25), il trend veniva messo nero su bianco: il clamoroso dietrofront delle aziende, che fuggono a gambe levate dai modelli orizzontali per rintanarsi nelle vecchie gerarchie.

Oggi si smantellano i modelli agili, si grida al fallimento dei "metodi moderni" e si torna al rassicurante controllo presenzialista. Ma la responsabilità non sta nell'approccio "Agile". A fallire è l'Agile Washing.

Si decide di fare Change Management, ottima cosa. Ma poi nei fatti?
▪️ La vecchia riunione del lunedì diventa Daily Stand-up (Berlusconi le suggeriva in piedi in 5 minuti, ma per il cambio turno!);
▪️ Al solito caporeparto addestrato al comando-e-controllo si appiccica l'etichetta di Scrum Master (un tempo la stella dello sceriffo era "coordinatore");
▪️ Si abusa della parola Sprint per giustificare l'ansia di avere tutto pronto "per ieri".

Risultato? Vernice fresca su un muro che si sgretola! L'errore fatale è confondere il "fare Agile" con "l'essere Agile". Non bastano post-it colorati o sessioni coi Lego Serious Play: siamo di fronte a un vero "sistema operativo". Richiede tempo e una profonda evoluzione culturale preventiva. Specie dalla direzione!

Se avete il dubbio di stare solo giocando con le etichette, fatevi due domande:
1] Chi decide? Se un team "Agile" aspetta tre settimane e quattro firme per una procedura, non siete agili. Siete ingessati.
2] Avete rinunciato, realmente, al micro-controllo? Se la direzione pretende il report delle "ore sulla sedia" invece di misurare flussi e valore, si salverà l'ego del capo, ma affonderanno i progetti.

Nessuna certificazione vi salverà dai ritardi se manca il coraggio di smontare i silos e ridistribuire il potere in logica di responsabilità sui risultati.

Incrociate mai aziende malate di Agile Washing o manager in astinenza da controllo con approccio gattopardiano ("cambiare tutto perché non cambi nulla")? Parliamone.

Spesso, quando un'azienda deve cambiare, la risposta automatica sono modelli standardizzati, metriche fredde e roadmaps ...
22/07/2026

Spesso, quando un'azienda deve cambiare, la risposta automatica sono modelli standardizzati, metriche fredde e roadmaps calate dall'alto da costosissimi studi di consulenza.

Il problema è che le organizzazioni non si raddrizzano a tavolino. Chi vive l'azienda ogni giorno conosce benissimo i colli di bottiglia e quelle zone d'ombra di cui "è meglio non parlare", ma che tutti alimentano sottotraccia.

Il vero sviluppo organizzativo richiede un cambio di prospettiva: **propriocezione e ricerca-azione partecipata**. Significa far emergere le dinamiche reali attraverso il contributo diretto di chi l'azienda la abita, agendo il cambiamento già dal primo passo per uscire dal pantano in cui si è invischiati.

È con questo approccio rigoroso che nasce il **Discovery Day**:

> Un’indagine preliminare sul clima** per fotografare lo stato reale del contesto.
> Un workshop intensivo e facilitato di 4 ore** in presenza per i gruppi chiave.
> Un percorso operativo** mirato a trasformare le percezioni interne in un piano d'azione concreto e condiviso, senza teoria inutile.

È lo strumento pensato per chi ha compreso di dover modificare qualcosa e cerca un sblocco reale, non l'ennesimo report da cassetto.

👉 Trovi tutti i dettagli operativi della metodologia al link dedicato:
https://www.antoniomassari.it/component/content/article?id=65

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08/07/2026

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Senior consultant with 30 years of experience — and still curious enough not to take… · Experience: Learning Cities Impresa Sociale · Education: 32° gruppo - Tommaso Fiore · Location: Bari · 500+ connections on LinkedIn. View Antonio Massari’s profile on LinkedIn, a professional community...

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