Apaloosa Marketing and Events

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Buon lavoro e buon meeting a tutti gli amici del GAB....
04/09/2025

Buon lavoro e buon meeting a tutti gli amici del GAB....

14/07/2025
Un Uomo ed un Campione indimenticabile ! Con il mio Team abbiamo lavorato molto per organizzare al meglio questa giornat...
29/04/2025

Un Uomo ed un Campione indimenticabile ! Con il mio Team abbiamo lavorato molto per organizzare al meglio questa giornata con Lui e la Famiglia Carraro.

𝐆𝐢𝐨𝐯𝐞𝐝ì 𝟐𝟖 𝐀𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 𝟏𝟗𝟗𝟒 𝐀𝐲𝐫𝐭𝐨𝐧 𝐒𝐞𝐧𝐧𝐚🇧🇷 𝐝𝐢 𝐦𝐚𝐭𝐭𝐢𝐧𝐚 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚 𝐚 𝐏𝐚𝐝𝐨𝐯𝐚.

Non se l’aspettava proprio un inizio così nel 1994.
La delusione, il volto tirato e tanta, tanta tristezza.
Schumacher, venti punti di vantaggio.
Venti a zero.
Inaspettato per tutti.
Ripensava a quanto accaduto in quei primi mesi, mentre stava per arrivare in Italia.
A Padova.
Imola – chi l’avrebbe detto? – era diventata la gara più importante della stagione, quasi un’ultima spiaggia per il suo Mondiale.
Con il fratello Leonardo, Jacobi e Ubirayara, Ayrton, all’interno del jet personale, riprende a parlare di affari, della nuova linea di mountain bike realizzata dalla Carraro di Padova, alla quale ha legato il suo nome.
Mesi addietro, prima di dare l’assenso all’operazione, aveva voluto vedere i disegni, aveva dato suggerimenti, aveva voluto che il prodotto fosse al top, in linea con il suo nome, “Driven to perfection”.

Ed era proprio Padova, giovedì 28 aprile 1994, la tappa dell’avvicinamento a Imola.
L’Hawker 800 atterrava in perfetto orario, alle 11.25, sulla cortissima pista dell’aeroporto padovano “Allegri”.

A Imola non posso sbagliare

𝐁𝐞𝐭𝐢𝐬𝐞 𝐀𝐬𝐬𝐮𝐧ç𝐚𝐨 è 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐳𝐢𝐨𝐬𝐚, 𝐢𝐧𝐬𝐞𝐩𝐚𝐫𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐨𝐦𝐛𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐀𝐲𝐫𝐭𝐨𝐧 𝐬𝐮𝐢 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐢 𝐝𝐢 𝐠𝐚𝐫𝐚“Se non fosse per lui, non vivrei mai in questa m***a di mondo. Non ne posso più di questa Formula 1”.
Lei e la press agent, il punto di riferimento per tutti i giornalisti che seguono il Gran Premio.
Curare l’immagine, pianificare appuntamenti e interviste, stendere resoconti e inviarli a tarda sera, via computer, alla sede della Senna Promoçoes, questo il suo lavoro.
Betise, un tassello fondamentale nella complessa organizzazione della “macchina” Ayrton Senna fuori dalle piste.
Valigie sempre in mano, sale stampa e aerei eletti a propria dimora. Non bella ma carina, Betise.
Quel tipo di ragazza brasiliana che non può non piacere. Sempre sorridente, dolcissima con tutti, lo spot del perfetto addetto stampa.
Capelli lunghi raccolti sulle spalle, occhi scurissimi, seni generosi, T-shirt e jeans attillati l’uniforme da lavoro. Portoghese, inglese, francese e italiano i suoi lasciapassare nella Babele di lingue dei cronisti del “circo”.
Non ha mai amato la frenesia della Formula 1.
Soprattutto, ha sempre detestato le rivalità, le bugie, le ipocrisie, distintivi sovrani nel mondo dei 300 all’ora. Ayrton è diverso dagli altri, e lei vive per Ayrton, questo la spinge ad andare avanti, a superare stress e arrabbiature, ad essere efficiente e premurosa spalla del “suo” campione in qualsiasi momento della giornata.
Da Rio a Montecarlo, da Montreal a Imola.
Per 365 giorni all’anno, notte e giorno.
Un lavoro oscuro, ma estremamente prezioso.
Anche a Padova è arrivata puntuale, martedì 26 aprile, per preparare la visita di Ayrton.

𝐀𝐬𝐬𝐢𝐞𝐦𝐞 𝐚 𝐂𝐞𝐥𝐬𝐨 𝐋𝐞𝐦𝐨𝐬, 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐡𝐨𝐥𝐝𝐢𝐧𝐠, Betise, prima di recarsi a Imola, è stata incaricata di seguire da vicino l’organizzazione della conferenza stampa di presentazione delle mountain bike, prodotte dalla Cicli Carraro di Saccolongo, che porteranno il marchio Senna.
Un’occhiata alla sala Mantegna dell’hotel Sheraton, dove è in programma la presentazione, un controllo alle cartelle stampa in tipografia, un ritocco alla scaletta degli incontri e degli orari.
Un giorno e mezzo gomito a gomito con Enrico Cuman, titolare dell’agenzia pubblicitaria Il Telaio di Bassano del Grappa, e con Andrea ed Enrico Carraro, dell’azienda produttrice delle biciclette.
Scrupolosa e perfezionista come il suo datore di lavoro.
Questo con la Carraro è il secondo contratto “veneto” di Senna. Un anno prima c’era stata la firma con la De Longhi per la commercializzazione degli elettrodomestici della casa di Treviso in Brasile. Un buon affare per entrambi.
Nel business entravano ora le bici.

Il Senna pubblico è documentato, passo passo, dal fotografo personale Noiro Koike, al quale si affianca, quasi sempre, una troupe di Rede O Globo, la maggiore emittente televisiva brasiliana.
Anche la trasferta d’affari a Padova è un avvenimento per il Brasile disperato che adora e che lo adora. “Il Brasile è dentro il mio cuore.
Ne sento la mancanza e, ogni volta che torno, provo una gioia infinita. Quando decisi di ve**re a correre in Europa, è stato molto, molto difficile separarmi dal mio Paese. Tanta saudade.
Ancora oggi non riesco a vivere bene qui da voi”.
Proprio per sentire meno la nostalgia, la lontananza, per continuare a parlare e sentir parlare la propria lingua, Ayrton aveva lasciato il lussuoso appartamento nel centro residenziale di Fontvieille a Montecarlo e si era trasferito in Portogallo, nella verde e tranquilla Algarve.

Il Senna privato, schivo, impossibile da avvicinare.
“Mi basta tornare a casa per essere quello di un tempo. Mi piace giocare con gli amici e con la mia famiglia. Mi sento tanto bambino.
C’è bisogno di equilibrio tra serietà e spensieratezza, e questo equilibrio penso di averlo trovato. Potrei dare l’impressione di essere freddo, ma non è così.
Ho un cuore.
Mi è accaduto di piangere in pubblico.
Sono un emotivo e per questo ringrazio Dio, perché la vita, senza emozioni e senza amore, è priva di senso. Alcuni, me ne accorgo subito, mi amano, altri mi detestano. È stato difficile trovare un equilibrio in mezzo a questa diversità di sentimenti.
Ciò mi ha portato a vivere nella maniera più solitaria possibile”.

Deus Armand di Rede O Globo inquadra con la telecamera l’Hawker 800 che si arresta nel piazzale dello scalo padovano. Quanti Gran Premi, quante interviste, quante trasferte in giro per il mondo per documentare le imprese del tricampeao.
Ed anche quel giovedì 28 aprile è là, con la sua Sony in spalla, attento a non perdere gli attimi che contano.
Deus Armand, come la maggior parte dei presenti, è anch’egli sulla strada per Imola.

𝐆𝐢𝐨𝐯𝐞𝐝ì 𝐌𝐚𝐭𝐭𝐢𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝟐𝟖 𝐀𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 𝟏𝟗𝟗𝟒 ... 𝐅𝐚 𝐜𝐚𝐥𝐝𝐨 𝐚 𝐏𝐚𝐝𝐨𝐯𝐚. 𝐈𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐢𝐥𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐂𝐨𝐥𝐥𝐢 𝐄𝐮𝐠𝐚𝐧𝐞𝐢 è 𝐬𝐟𝐮𝐨𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐥𝐥’𝐚𝐟𝐚.

Dalla scaletta un cenno con la mano, il suo viso che sembra sempre mostrare imbarazzo, il sorriso timido, lo sguardo triste che fa impazzire le ragazze. Eccolo Ayrton. Il programma è calcolato al minuto: visita alla fabbrica Carraro, poi via allo Sheraton per la presentazione delle mountain bike.
Ad una cinquantina di metri dall’Hawker c’è l’Agusta 109 bianca e blu dell’Alpi Eagles, con le pale già in movimento. Deus Armand continua a filmare Ayrton all’interno dell’elicottero, mentre parla con il fotografo Koike e con Enrico Cuman che fa gli onori di casa. Cinque minuti di volo, poi l’atterraggio sul piazzale erboso della fabbrica.
Un centinaio sono le persone ad attenderlo.
Per lo più dipendenti dell’azienda che lo vogliono vedere, salutare. Ayrton si ferma a parlare, stringe mani, firma autografi, gesti spontanei e consueti che fanno sentire gli interlocutori importanti.
Sensibilità e cortesia, i segreti del suo incredibile successo con la gente.

I Carraro lo invitano a visitare lo stabilimento, le linee di montaggio dalle quali usciranno le biciclette firmate, gioielli di alta tecnologia.
Ayrton li segue curioso.
È attento quando gli spiegano le metodologie di costruzione. Ritorna bambino.
Racconta la storia della biciclettina gialla che tanto desiderava e che era stata il primo regalo della sua vita.
“Avevo quattro anni e quella bicicletta l’avevo vista nella vetrina di un negozio.
Dopo pochi giorni ho portato là mio padre Milton per acquistarla. Ci ho giocato tanto.
Quante corse e quanti ruzzoloni!
Ero talmente affezionato alla mia biciclettina gialla che ho continuato a usarla anche quando ero diventato grande e facevo fatica a pedalare.
Con gli amici facevamo delle gare strane.
Vinceva chi arrivava per ultimo.
I miei surplace erano interminabili.
Ero abile, andavo pianissimo”.

I ricordi, l’infanzia, la nostalgia del passato sono per lui tranquillanti che gli fanno tornare la serenità interiore.

Si sofferma davanti a una bacheca con le coppe vinte dalla squadra Carraro.
La competizione, il suo credo.
“Io non corro né per gloria, né per denaro.
Corro perché mi piace fare il pilota.
Il mio mestiere mi dà una quantità infinita di emozioni. E queste non sono altro che il riflesso dell’amore che ho per le corse.
Quando non vinco mi sento bloccato, come se fossi un infermo”.

Betise si aggira nervosamente nella hall dello Sheraton. Ha in mano una cartella sulla quale è appuntata la scaletta della giornata.
“Hai deciso cosa fare?”, mi dice quasi seccata per non averla ancora informata su come intendo condurre la presentazione. “Con lui andrò a ruota libera, senza programmare niente.
Viene meglio…”, le rispondo.

Il rumore dell’elicottero che sta atterrando è come una scarica elettrica per le trecento persone che lo stanno attendendo. Una parte corre verso l’esterno per vederlo arrivare, un’altra cerca la sistemazione nelle prime file della grande sala congressi.

Deus Armand continua a filmare.
Il servizio per Rede O Globo deve essere corredato dalle immagini più significative della giornata padovana. Ed è anche la presentazione della prima sessione di prove del Gran Premio di San Marino, che si correrà fra 24 ore.

Giacca verde, camicia e pantaloni bianchi, cravatta disegno cachemire, Ayrton cammina lento circondato dalla gente.
Non si vuole sottrarre all’abbraccio.
Prima di entrare nella sala, gli sussurro come inizierò la conferenza: “Prima presentiamo la bici, poi parliamo di Imola…”. “Va bene”, risponde ubbidiente. All’ingresso, afferra la bici che gli porgono ed entra nella sala tra gli applausi.
Con la sua dolce cantilena rilassa e ipnotizza la platea. Una ragazza gli chiede se la Ferrari rientra ancora nei suoi programmi.
𝐀𝐲𝐫𝐭𝐨𝐧 :“Fin da piccolo è sempre stato il mio sogno.
Volevo diventare pilota e ci sono riuscito.
Volevo diventare campione del mondo e anche quest’obiettivo sono riuscito a centrarlo.
Con la Ferrari sono andato molto vicino ma, all’ultimo momento, non sono riuscito a concretizzare l’ingaggio.
Allora l’ho fatto perché un bel sogno non si deve guastare. Per non rovinare nulla bisogna che il matrimonio avvenga al momento più opportuno.
Non avrebbe senso guidare una Ferrari e prendere tre secondi in gara.
La vittoria sarebbe soltanto un’illusione.
E in Formula 1 non c’è spazio per le illusioni”.

Un’ora sotto il tiro di domande.
Finita la conferenza, in una saletta privata, una lunga confessione, quasi uno sfogo sulla situazione della Formula 1. “Negli ultimi tempi se ne sono andati molti personaggi.
A questa Formula 1 sta venendo a mancare ciò che vuole la gente: il grande pilota, il grande personaggio dentro e fuori le piste.
Per lo show business è un periodo di transizione molto pericoloso.
Se ne sono andati Mansell, Prost, Patrese, piloti che avevano fatto la storia delle corse.
Guidare veloce una macchina è una cosa.
Ci sono dei piloti in grado di farlo, ma non basta.
La gente, sulle piste, non viene per la macchina.
A parte la Ferrari – ma è un caso unico – la gente viene per l’uomo.
Per il suo coraggio, per il suo carattere, per la sua personalità, per quella capacità di dominare il mezzo.
È l’uomo ad emozionare, non la macchina.
Se viene a mancare l’uomo con la U maiuscola, cade anche l’interesse, la motivazione, lo stimolo a seguire le corse”.

𝐏𝐚𝐫𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐮𝐢 𝐢𝐧 𝐬𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚.
“𝐒𝐜𝐡𝐮𝐦𝐚𝐜𝐡𝐞𝐫 𝐡𝐚 𝐮𝐧 𝐛𝐞𝐥 𝐯𝐚𝐧𝐭𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨, 𝐦𝐚 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐢𝐨𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐧 è 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐢𝐭𝐨.
Noi della Williams abbiamo accusato dei problemi che spero non si ripresentino più. Imola è una pista veloce, dove la potenza del motore Renault 10 cilindri mi dovrebbe aiutare.
Potrebbe cambiare i valori espressi finora.
Le corse sono imprevedibili, ma certo a Imola non posso sbagliare”𝐋’𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐢ù 𝐚𝐭𝐫𝐨𝐜𝐞 𝐰𝐞𝐞𝐤𝐞𝐧𝐝 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐅𝐨𝐫𝐦𝐮𝐥𝐚 1.
𝐒𝐄𝐍𝐍𝐀 𝐋’𝐔𝐋𝐓𝐈𝐌𝐎 𝐕𝐈𝐀𝐆𝐆𝐈𝐎 𝐀 𝐏𝐀𝐃𝐎𝐕𝐀.
𝐁𝐞𝐩𝐩𝐞 𝐃𝐨𝐧𝐚𝐳𝐳𝐚𝐧 (𝐓𝐢𝐦𝐞𝐫 𝐦𝐚𝐠𝐚𝐳𝐢𝐧𝐞)

12/10/2024
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10/07/2024

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28/05/2024

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28 aprile 1994: Un grande privilegio aver collaborato con Lui. Ciao Ayrton
28/04/2024

28 aprile 1994: Un grande privilegio aver collaborato con Lui. Ciao Ayrton

Album Imola 🇸🇲 30° Anno 1994/2024 🇦🇹❤️🇧🇷

Giovedì 28 Aprile 1994 Ayrton Senna🇧🇷 di mattina arriva a Padova

Non se l’aspettava proprio un inizio così nel 1994.
La delusione, il volto tirato e tanta, tanta tristezza.
Schumacher, venti punti di vantaggio.
Venti a zero.
Inaspettato per tutti.
Ripensava a quanto accaduto in quei primi mesi, mentre stava per arrivare in Italia.
A Padova.
Imola – chi l’avrebbe detto? – era diventata la gara più importante della stagione, quasi un’ultima spiaggia per il suo Mondiale.
Con il fratello Leonardo, Jacobi e Ubirayara, Ayrton, all’interno del jet personale, riprende a parlare di affari, della nuova linea di mountain bike realizzata dalla Carraro di Padova, alla quale ha legato il suo nome.
Mesi addietro, prima di dare l’assenso all’operazione, aveva voluto vedere i disegni, aveva dato suggerimenti, aveva voluto che il prodotto fosse al top, in linea con il suo nome, “Driven to perfection”.

Ed era proprio Padova, giovedì 28 aprile 1994, la tappa dell’avvicinamento a Imola.
L’Hawker 800 atterrava in perfetto orario, alle 11.25, sulla cortissima pista dell’aeroporto padovano “Allegri”.

A Imola non posso sbagliare

“Se non fosse per lui, non vivrei mai in questa m***a di mondo. Non ne posso più di questa Formula 1”.
Betise Assunçao è la preziosa, inseparabile ombra di Ayrton sui campi di gara.
È la press agent, il punto di riferimento per tutti i giornalisti che seguono il Gran Premio.
Curare l’immagine, pianificare appuntamenti e interviste, stendere resoconti e inviarli a tarda sera, via computer, alla sede della Senna Promoçoes, questo il suo lavoro.
Betise, un tassello fondamentale nella complessa organizzazione della “macchina” Ayrton Senna fuori dalle piste.

Valigie sempre in mano, sale stampa e aerei eletti a propria dimora. Non bella ma carina, Betise.
Quel tipo di ragazza brasiliana che non può non piacere. Sempre sorridente, dolcissima con tutti, lo spot del perfetto addetto stampa.
Capelli lunghi raccolti sulle spalle, occhi scurissimi, seni generosi, T-shirt e jeans attillati l’uniforme da lavoro. Portoghese, inglese, francese e italiano i suoi lasciapassare nella Babele di lingue dei cronisti del “circo”.

Non ha mai amato la frenesia della Formula 1.
Soprattutto, ha sempre detestato le rivalità, le bugie, le ipocrisie, distintivi sovrani nel mondo dei 300 all’ora.
Ayrton è diverso dagli altri, e lei vive per Ayrton, questo la spinge ad andare avanti, a superare stress e arrabbiature, ad essere efficiente e premurosa spalla del “suo” campione in qualsiasi momento della giornata.
Da Rio a Montecarlo, da Montreal a Imola.
Per 365 giorni all’anno, notte e giorno.
Un lavoro oscuro, ma estremamente prezioso.

Anche a Padova è arrivata puntuale, martedì 26 aprile, per preparare la visita di Ayrton.
Assieme a Celso Lemos, responsabile dei contratti della holding, Betise, prima di recarsi a Imola, è stata incaricata di seguire da vicino l’organizzazione della conferenza stampa di presentazione delle mountain bike, prodotte dalla Cicli Carraro di Saccolongo, che porteranno il marchio Senna.
Un’occhiata alla sala Mantegna dell’hotel Sheraton, dove è in programma la presentazione, un controllo alle cartelle stampa in tipografia, un ritocco alla scaletta degli incontri e degli orari.
Un giorno e mezzo gomito a gomito con Enrico Cuman, titolare dell’agenzia pubblicitaria Il Telaio di Bassano del Grappa, e con Andrea ed Enrico Carraro, dell’azienda produttrice delle biciclette.
Scrupolosa e perfezionista come il suo datore di lavoro.

Questo con la Carraro è il secondo contratto “veneto” di Senna. Un anno prima c’era stata la firma con la De Longhi per la commercializzazione degli elettrodomestici della casa di Treviso in Brasile.
Un buon affare per entrambi.
Nel business entravano ora le bici.

Il Senna pubblico è documentato, passo passo, dal fotografo personale Noiro Koike, al quale si affianca, quasi sempre, una troupe di Rede O Globo, la maggiore emittente televisiva brasiliana.
Anche la trasferta d’affari a Padova è un avvenimento per il Brasile disperato che adora e che lo adora.
“Il Brasile è dentro il mio cuore.
Ne sento la mancanza e, ogni volta che torno, provo una gioia infinita.
Quando decisi di ve**re a correre in Europa, è stato molto, molto difficile separarmi dal mio Paese.
Tanta saudade.
Ancora oggi non riesco a vivere bene qui da voi”.

Proprio per sentire meno la nostalgia, la lontananza, per continuare a parlare e sentir parlare la propria lingua, Ayrton aveva lasciato il lussuoso appartamento nel centro residenziale di Fontvieille a Montecarlo e si era trasferito in Portogallo, nella verde e tranquilla Algarve.

Il Senna privato, schivo, impossibile da avvicinare.
“Mi basta tornare a casa per essere quello di un tempo.
Mi piace giocare con gli amici e con la mia famiglia.
Mi sento tanto bambino.
C’è bisogno di equilibrio tra serietà e spensieratezza, e questo equilibrio penso di averlo trovato.
Potrei dare l’impressione di essere freddo, ma non è così.
Ho un cuore.
Mi è accaduto di piangere in pubblico.
Sono un emotivo e per questo ringrazio Dio, perché la vita, senza emozioni e senza amore, è priva di senso.
Alcuni, me ne accorgo subito, mi amano, altri mi detestano.
È stato difficile trovare un equilibrio in mezzo a questa diversità di sentimenti.
Ciò mi ha portato a vivere nella maniera più solitaria possibile”.

Deus Armand di Rede O Globo inquadra con la telecamera l’Hawker 800 che si arresta nel piazzale dello scalo padovano. Quanti Gran Premi, quante interviste, quante trasferte in giro per il mondo per documentare le imprese del tricampeao.
Ed anche quel giovedì 28 aprile è là, con la sua Sony in spalla, attento a non perdere gli attimi che contano.
Deus Armand, come la maggior parte dei presenti, è anch’egli sulla strada per Imola.

Fa caldo a Padova. Il profilo dei Colli Euganei è sfuocato dall’afa.

Dalla scaletta un cenno con la mano, il suo viso che sembra sempre mostrare imbarazzo, il sorriso timido, lo sguardo triste che fa impazzire le ragazze.
Eccolo Ayrton.
Il programma è calcolato al minuto: visita alla fabbrica Carraro, poi via allo Sheraton per la presentazione delle mountain bike.

Ad una cinquantina di metri dall’Hawker c’è l’Agusta 109 bianca e blu dell’Alpi Eagles, con le pale già in movimento.
Deus Armand continua a filmare Ayrton all’interno dell’elicottero, mentre parla con il fotografo Koike e con Enrico Cuman che fa gli onori di casa.
Cinque minuti di volo, poi l’atterraggio sul piazzale erboso della fabbrica.
Un centinaio sono le persone ad attenderlo.
Per lo più dipendenti dell’azienda che lo vogliono vedere, salutare.
Ayrton si ferma a parlare, stringe mani, firma autografi, gesti spontanei e consueti che fanno sentire gli interlocutori importanti.
Sensibilità e cortesia, i segreti del suo incredibile successo con la gente.

I Carraro lo invitano a visitare lo stabilimento, le linee di montaggio dalle quali usciranno le biciclette firmate, gioielli di alta tecnologia.
Ayrton li segue curioso.
È attento quando gli spiegano le metodologie di costruzione. Ritorna bambino.
Racconta la storia della biciclettina gialla che tanto desiderava e che era stata il primo regalo della sua vita.
“Avevo quattro anni e quella bicicletta l’avevo vista nella vetrina di un negozio.
Dopo pochi giorni ho portato là mio padre Milton per acquistarla. Ci ho giocato tanto.
Quante corse e quanti ruzzoloni!
Ero talmente affezionato alla mia biciclettina gialla che ho continuato a usarla anche quando ero diventato grande e facevo fatica a pedalare.
Con gli amici facevamo delle gare strane.
Vinceva chi arrivava per ultimo.
I miei surplace erano interminabili.
Ero abile, andavo pianissimo”.

I ricordi, l’infanzia, la nostalgia del passato sono per lui tranquillanti che gli fanno tornare la serenità interiore.

Si sofferma davanti a una bacheca con le coppe vinte dalla squadra Carraro.
La competizione, il suo credo.
“Io non corro né per gloria, né per denaro.
Corro perché mi piace fare il pilota.
Il mio mestiere mi dà una quantità infinita di emozioni.
E queste non sono altro che il riflesso dell’amore che ho per le corse.
Quando non vinco mi sento bloccato, come se fossi un infermo”.

Betise si aggira nervosamente nella hall dello Sheraton.
Ha in mano una cartella sulla quale è appuntata la scaletta della giornata.
“Hai deciso cosa fare?”, mi dice quasi seccata per non averla ancora informata su come intendo condurre la presentazione. “Con lui andrò a ruota libera, senza programmare niente.
Viene meglio…”, le rispondo.

Il rumore dell’elicottero che sta atterrando è come una scarica elettrica per le trecento persone che lo stanno attendendo.
Una parte corre verso l’esterno per vederlo arrivare, un’altra cerca la sistemazione nelle prime file della grande sala congressi.

Deus Armand continua a filmare.
Il servizio per Rede O Globo deve essere corredato dalle immagini più significative della giornata padovana.
Ed è anche la presentazione della prima sessione di prove del Gran Premio di San Marino, che si correrà fra 24 ore.

Giacca verde, camicia e pantaloni bianchi, cravatta disegno cachemire, Ayrton cammina lento circondato dalla gente.
Non si vuole sottrarre all’abbraccio.
Prima di entrare nella sala, gli sussurro come inizierò la conferenza: “Prima presentiamo la bici, poi parliamo di Imola…”. “Va bene”, risponde ubbidiente.
All’ingresso, afferra la bici che gli porgono ed entra nella sala tra gli applausi.
Con la sua dolce cantilena rilassa e ipnotizza la platea.
Una ragazza gli chiede se la Ferrari rientra ancora nei suoi programmi.
“Fin da piccolo è sempre stato il mio sogno.
Volevo diventare pilota e ci sono riuscito.
Volevo diventare campione del mondo e anche quest’obiettivo sono riuscito a centrarlo.
Con la Ferrari sono andato molto vicino ma, all’ultimo momento, non sono riuscito a concretizzare l’ingaggio.
Allora l’ho fatto perché un bel sogno non si deve guastare.
Per non rovinare nulla bisogna che il matrimonio avvenga al momento più opportuno.
Non avrebbe senso guidare una Ferrari e prendere tre secondi in gara.
La vittoria sarebbe soltanto un’illusione.
E in Formula 1 non c’è spazio per le illusioni”.

Un’ora sotto il tiro di domande.
Finita la conferenza, in una saletta privata, una lunga confessione, quasi uno sfogo sulla situazione della Formula 1. “Negli ultimi tempi se ne sono andati molti personaggi.
A questa Formula 1 sta venendo a mancare ciò che vuole la gente: il grande pilota, il grande personaggio dentro e fuori le piste.
Per lo show business è un periodo di transizione molto pericoloso.
Se ne sono andati Mansell, Prost, Patrese, piloti che avevano fatto la storia delle corse.
Guidare veloce una macchina è una cosa.
Ci sono dei piloti in grado di farlo, ma non basta.
La gente, sulle piste, non viene per la macchina.
A parte la Ferrari – ma è un caso unico – la gente viene per l’uomo.
Per il suo coraggio, per il suo carattere, per la sua personalità, per quella capacità di dominare il mezzo.
È l’uomo ad emozionare, non la macchina.
Se viene a mancare l’uomo con la U maiuscola, cade anche l’interesse, la motivazione, lo stimolo a seguire le corse”.

Parla del mondiale per lui in salita.
“Schumacher ha un bel vantaggio, ma il campionato non è ancora finito.
Noi della Williams abbiamo accusato dei problemi che spero non si ripresentino più. Imola è una pista veloce, dove la potenza del motore Renault 10 cilindri mi dovrebbe aiutare.
Potrebbe cambiare i valori espressi finora.
Le corse sono imprevedibili, ma certo a Imola non posso sbagliare”.

Da Padova a Imola in elicottero.
L’inizio del più atroce weekend della Formula 1.

Spagnolo

Álbum Imola 🇸🇲 30 Año 1994/2024 🇦🇹❤️🇧🇷

Jueves 28 de abril de 1994 Ayrton Senna🇧🇷 llega a Padua por la mañana

Realmente no esperaba un comienzo así en 1994.
La decepción, la cara demacrada y mucha, mucha tristeza.
Schumacher, veinte puntos de ventaja.
Veinte a cero.
Inesperado para todos.
Pensó en lo que pasó en aquellos primeros meses, cuando estaba a punto de llegar a Italia.
En Padua.
Imola – ¿quién lo hubiera pensado? – se había convertido en la carrera más importante de la temporada, casi un último recurso para su Campeonato del Mundo.
Con su hermano Leonardo, Jacobi y Ubirayara, Ayrton, dentro del jet personal, continúa hablando de negocios, de la nueva línea de bicicletas de montaña creada por Carraro de Padua, a la que ha vinculado su nombre.
Meses antes, antes de dar el visto bueno a la operación, había querido ver los planos, había hecho sugerencias, había querido que el producto estuviera en lo más alto, en consonancia con su nombre, "Driven to wonderful".

Y Padua, el jueves 28 de abril de 1994, fue la etapa de camino a Imola.
El Hawker 800 aterrizó puntualmente, a las 11.25 horas, en la muy corta pista del aeropuerto "Allegri" de Padua.

No puedo equivocarme en Imola
“Si no fuera por él, nunca viviría en este mundo de mi**da. No soporto más esta Fórmula 1".
Betise Assunçao es la preciosa e inseparable sombra de Ayrton en el campo de juego.
Es la agente de prensa, el punto de referencia para todos los periodistas que siguen el Gran Premio.
Cuidar la imagen, programar citas y entrevistas, redactar informes y enviarlos a última hora de la tarde, por ordenador, a la sede de Senna Promoçoes: ese es su trabajo.
Betise, pieza fundamental en la compleja organización de la “máquina” de Ayrton Senna fuera de las pistas.

Maletas siempre a mano, salas de prensa y aviones elegidos como hogar. No hermosa pero sí simpática, Betis.
Ese tipo de chica brasileña que no puedes evitar gustar. Siempre sonriendo, muy dulce con todos, la perfecta jefa de prensa.
Cabello largo recogido sobre los hombros, ojos muy oscuros, pechos generosos, camiseta y jeans ajustados como uniforme de trabajo. Portugués, inglés, francés e italiano son sus pases en la Babel de lenguas de los cronistas "circenses".

Nunca le gustó el frenesí de la Fórmula 1.
Sobre todo, siempre ha odiado las rivalidades, las mentiras, las hipocresías, las insignias soberanas en el mundo de los 300 km/h.
Ayrton es diferente a los demás, y ella vive para Ayrton, esto la empuja a seguir adelante, a superar el estrés y la ira, a ser eficiente y solidaria con "su" campeón en cualquier momento del día.
De Río a Montecarlo, de Montreal a Imola.
Durante los 365 días del año, día y noche.
Una obra oscura pero extremadamente valiosa.

También llegó puntualmente a Padua, el martes 26 de abril, para preparar la visita de Ayrton.
Junto con Celso Lemos, responsable de contratos del holding, Betise, antes de viajar a Imola, tuvo el encargo de seguir de cerca la organización de la rueda de prensa de presentación de las bicicletas de montaña, producidas por Cicli Carraro de Saccolongo, que llevarán la marca Senna.
Una mirada a la sala Mantegna del hotel Sheraton, donde está prevista la presentación, una revisión de los dossiers de prensa en la imprenta, un ajuste del calendario de reuniones y horarios.
Un día y medio codeándose con Enrico Cuman, propietario de la agencia de publicidad Il Telaio en Bassano del Grappa, y con Andrea y Enrico Carraro, de la empresa de fabricación de bicicletas.
Escrupulosa y perfeccionista como su jefa.

Este con Carraro es el segundo contrato de Senna con el "Veneto". Un año antes se había firmado un acuerdo con De Longhi para la comercialización de electrodomésticos de la empresa Treviso en Brasil.
Un buen negocio para ambos.
Las bicicletas ahora entraron en el negocio.

El Senna público está documentado, paso a paso, por el fotógrafo personal Noiro Koike, casi siempre acompañado por un equipo de la Rede O Globo, la mayor cadena de televisión brasileña.
Incluso el viaje de negocios a Padua es un acontecimiento para el Brasil desesperado que él adora y que lo adora.
“Brasil está dentro de mi corazón.
Lo extraño y, cada vez que vuelvo, siento una alegría infinita.
Cuando decidí venir a correr a Europa, fue muy, muy difícil separarme de mi país.
Tanta saudad.
Incluso hoy no puedo vivir bien aquí contigo."

Precisamente para sentir menos nostalgia, distancia, seguir hablando y escuchando hablar su propia lengua, Ayrton había abandonado el lujoso apartamento del centro residencial de Fontvieille en Montecarlo y se había trasladado a Portugal, en el verde y tranquilo Algarve.
El Sena es privado, tímido, imposible de abordar.
“Me basta con volver a casa para ser el mismo de antes.
Me gusta jugar con amigos y con mi familia.
Me siento como un niño.
Es necesario un equilibrio entre seriedad y alegría, y creo que lo he encontrado.
Podría dar la impresión de tener frío, pero no es así.
Tengo un corazón.
Me ha sucedido que lloré en público.
Soy una persona emocional y por eso doy gracias a Dios, porque la vida, sin emociones y sin amor, no tiene sentido.
Algunos, me doy cuenta inmediatamente, me aman, otros me odian.
Fue difícil encontrar un equilibrio en medio de esta diversidad de sentimientos.
Esto me llevó a vivir de la forma más solitaria posible."

Deus Armand de Rede O Globo encuadra con la cámara el Hawker 800 cuando se detiene en la plaza del aeropuerto de Padua. Cuántos Grandes Premios, cuántas entrevistas, cuántos viajes alrededor del mundo para documentar las hazañas del Tricampeao.
E incluso aquel jueves 28 de abril él estaba allí, con su Sony al hombro, con cuidado de no perderse los momentos que importan.
Deus Armand, como la mayoría de los presentes, también está de camino a Imola.
Hace calor en Padua. El perfil de las Colinas Euganeas se ve desdibujado por el calor.

Desde la escalera un saludo con la mano, su cara que siempre parece mostrar vergüenza, la sonrisa tímida, la mirada triste que vuelve locas a las chicas.
Aquí está Ayrton.
El programa está calculado al minuto: visita a la fábrica Carraro y luego salida al Sheraton para la presentación de las bicicletas de montaña.

A unos cincuenta metros del Hawker se encuentra el Agusta 109 blanco y azul del Alpi Eagles, con las palas ya en movimiento.
Deus Armand sigue filmando a Ayrton dentro del helicóptero, mientras conversa con el fotógrafo Koike y con Enrico Cuman que hace los honores.
Cinco minutos de vuelo y luego aterrizaje en la plaza cubierta de hierba de la fábrica.
Hay unas cien personas esperándolo.
En su mayoría empleados de la empresa que quieren verlo y saludarlo.
Ayrton se detiene a hablar, da la mano, firma autógrafos, gestos espontáneos y habituales que hacen sentir importantes a los interlocutores.
Sensibilidad y cortesía, los secretos de su increíble éxito con la gente.

Los Carraro lo invitan a visitar la fábrica, las líneas de montaje de las que surgirán las bicicletas de diseño, joyas de alta tecnología.
Ayrton los sigue con curiosidad.
Está atento cuando le explican los métodos de construcción. Vuelve a ser niño.

Cuenta la historia de la pequeña bicicleta amarilla que tanto deseaba y que fue el primer regalo de su vida.
“Tenía cuatro años y vi esa bicicleta en un escaparate.
Después de unos días llevé a mi padre Milton allí para comprarlo. Lo jugué mucho.
¡Cuántas carreras y cuántas caídas!
Le tenía tanto cariño a mi pequeña bicicleta amarilla que seguí usándola incluso cuando crecí y me costaba pedalear.
Solíamos tener competencias extrañas con nuestros amigos.
El que llegó último ganó.
Mis sustitutos eran infinitos.
Yo era hábil, iba muy despacio".

Los recuerdos, la infancia, la nostalgia del pasado son para él tranquilizantes que le devuelven la serenidad interior.

Se detiene ante un tablón de anuncios con las copas ganadas por el equipo de Carraro.
La competencia, su credo.
“No corro por la gloria o el dinero.
Corro porque me gusta ser piloto.
Mi trabajo me genera una cantidad infinita de emociones.
Y estos no son más que el reflejo del amor que tengo por las carreras.
Cuando no gano me siento estancado, como si estuviera enfermo".
Betise deambula nerviosa por el vestíbulo del Sheraton.
En la mano tiene una carpeta en la que está anotado el programa del día.
“¿Has decidido qué hacer?”, dice, casi molesta porque todavía no le he informado cómo pretendo llevar a cabo la presentación. “Con él iré de forma libre, sin planear nada.
Es mejor…”, respondo.

El ruido del aterrizaje del helicóptero es como una descarga eléctrica para las trescientas personas que lo esperan.
Una parte sale corriendo para verlo llegar, otra busca alojamiento en las primeras filas de la gran sala de conferencias.

Deus Armand continúa el rodaje.
El reportaje de Rede O Globo debe ir acompañado de las imágenes más significativas de la jornada en Padua.
Y es también la presentación de la primera sesión de pruebas del Gran Premio de San Marino, que tendrá lugar dentro de 24 horas.

Chaqueta verde, camisa y pantalón blancos, corbata paisley, Ayrton camina lentamente rodeado de gente.
No quiere escapar del abrazo.
Antes de entrar en la sala le susurro cómo voy a empezar la conferencia: "Primero presentemos la bicicleta, luego hablemos de Imola...". "Está bien", responde obediente.
En la entrada agarra la bicicleta que le entregan y entra a la sala entre aplausos.
Con su dulce canto relaja e hipnotiza al público.
Una chica le pregunta si Ferrari todavía está en sus planes.
“Siempre ha sido mi sueño desde pequeña.
Quería ser piloto y lo logré.
Quería ser campeón del mundo y también logré lograr este objetivo.
Con Ferrari estuve muy cerca pero, en el último momento, no pude cerrar el trato.
Así que lo hice porque un hermoso sueño no debe estropearse.
Para no arruinar nada, la boda debe celebrarse en el momento más adecuado.
No tendría sentido conducir un Ferrari y sacar tres segundos en carrera.
La victoria sería sólo una ilusión.
Y en la Fórmula 1 no hay lugar para las ilusiones".

Una hora bajo el fuego de las preguntas.
Al final de la conferencia, en un salón privado, una larga confesión, casi un arrebato sobre la situación de la Fórmula 1. “Mucha gente se ha ido en los últimos tiempos.
A esta Fórmula 1 le falta lo que la gente quiere: el gran piloto, el gran carácter dentro y fuera de las pistas.
Para el mundo del espectáculo es un período de transición muy peligroso.
Mansell, Prost, Patrese, pilotos que habían hecho historia en el automovilismo, ya no están.
Conducir un coche rápido es una cosa.
Hay pilotos capaces de hacerlo, pero no es suficiente.
La gente no viene a las pistas por el coche.
Aparte de Ferrari, pero este es un caso único, la gente viene por el hombre.
Por su valentía, por su carácter, por su personalidad, por esa capacidad de dominar el medio.
Es el hombre quien se mueve, no la máquina.
Si el hombre con U mayúscula desaparece, el interés, la motivación, el incentivo para seguir las carreras también desaparece."

Habla de que el campeonato mundial le resulta cuesta arriba.
“Schumacher tiene una buena ventaja, pero el campeonato aún no ha terminado.
En Williams hemos experimentado problemas que espero que nunca vuelvan a surgir. Imola es una pista rápida, donde la potencia del motor Renault de 10 cilindros debería ayudarme.
Podría cambiar los valores expresados ​​hasta el momento.
Las carreras son impredecibles, pero en Imola no puedo cometer errores".

De Padua a Imola en helicóptero.
El comienzo del fin de semana más atroz de la Fórmula 1.

Indirizzo

Bassano Del Grappa
36061

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 15:00

Telefono

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