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Fii design Ciao, sono Federica Campanaro. Il mio lavoro è quello di aiutare freelance e piccoli imprenditori a

Se sto pubblicando un post alle 22:54 di sabato sera, probabilmente avete già capito come è andato il weekend. 😄Weekend ...
25/07/2026

Se sto pubblicando un post alle 22:54 di sabato sera, probabilmente avete già capito come è andato il weekend. 😄

Weekend di singletudine. Ma solo tecnica.

Il mio compagno è via con nostra figlia e io sono rimasta a casa. Non perché qualcuno si stia sacrificando: semplicemente siamo due liberi professionisti e, ogni tanto, gli incastri funzionano così.

Questo giro è toccato a me.
Tra lavoro, casa e tutte quelle cose che durante la settimana si accumulano senza chiedere il permesso.

La cosa buffa è che l’estate dovrebbe essere la stagione in cui tutto rallenta. Per noi cambia solo la forma degli incastri.

Ci organizziamo, ci aiutiamo, facciamo squadra… ma a volte il sabato sera finisce così: io, il Mac ancora aperto e una serie in sottofondo che non sto nemmeno guardando davvero.

E mi è venuto da pensare che forse questa è la versione dell’estate di tanti di noi.

Non quella delle storie perfette.

Quella vera. ✨

Sono in treno, sto tornando a casa.In stazione poco fa una signora sp****la mi ha fermata per chiedermi aiuto. Doveva ca...
24/05/2026

Sono in treno, sto tornando a casa.

In stazione poco fa una signora sp****la mi ha fermata per chiedermi aiuto. Doveva capire da che binario partiva il suo treno.
Il problema? Io non parlo spagnolo. Lei poco italiano.

Abbiamo provato lo stesso.
A gesti, a parole mezze capite, a tentativi.

A un certo punto tira fuori il telefono e apre il traduttore.
E lì cambia tutto.

Abbiamo iniziato a parlarci davvero. Scrivevamo, traducevamo, ridevamo anche un po’ per le frasi strane che uscivano. Lei ha capito dove andare, io ho capito cosa le serviva.

Siamo salite entrambe sul treno.
E mentre ero seduta pensavo a una cosa.

La comunicazione è esattamente questa roba qui: persone che cercano di capirsi, usando gli strumenti che hanno.

Non è l’app a fare la differenza.
Non è lo strumento.

È il fatto che qualcuno si fermi, provi, abbia voglia di capire e farsi capire.

Poi sì, gli strumenti aiutano. Eccome se aiutano. Senza quel traduttore probabilmente ci saremmo capite molto meno.

Però la parte che cambia davvero le cose non è dentro il telefono.
È quella che decide di fermarsi.

Oggi ero a , a Roma. E mentre tornavo a casa pensavo a una cosa abbastanza semplice: non è così scontato esserci davvero...
22/05/2026

Oggi ero a , a Roma.

E mentre tornavo a casa pensavo a una cosa abbastanza semplice: non è così scontato esserci davvero.

Non intendo partecipare a un evento, fare presenza, dire due cose e via. Intendo esserci sul serio. Ascoltare, raccontarsi, dire anche “questa cosa non la so”, confrontarsi senza dover dimostrare niente.

Sembra banale ma non succede così spesso.

Molto più spesso si sta un po’ in superficie. Si parla, ma senza esporsi troppo. Si ascolta, ma senza mettersi davvero in discussione. Si resta in una zona comoda in cui nessuno rischia nulla.

E invece oggi no.

Oggi ho visto persone che lavorano da sole, con gli stessi dubbi, gli stessi incastri, le stesse paranoie anche, che si sono messe lì a parlare davvero. Senza la pressione di dover sembrare sempre a posto, sempre sicure, sempre “professionali” nel senso più rigido del termine.

Ed è strano, perché basterebbe poco. Non è una questione di formato, di palco, di organizzazione perfetta. È proprio un modo di stare.

Forse è questo che fa la differenza tra un evento che ti porti a casa e uno che dimentichi appena esci.

Grazie .nicoletti_

Poco fa ho visto un palo coperto di adesivi.Uno sopra l’altro. Strati su strati. Alcuni nuovi, altri mezzi staccati, alt...
13/03/2026

Poco fa ho visto un palo coperto di adesivi.

Uno sopra l’altro. Strati su strati. Alcuni nuovi, altri mezzi staccati, altri ancora coperti da qualcosa di più recente.

E mi è tornata in mente una call fatta qualche giorno fa.

Stavamo parlando della comunicazione di un’attività e, analizzando insieme quello che c’era, a un certo punto ho proposto anche il rifacimento del logo. Non perché “rifare il logo” sia la soluzione a tutto, ma perché quello attuale non è più allineato con il livello del lavoro che questa persona offre oggi.

La risposta è stata molto onesta: “Lo so… però ci sono affezionato. Me l’ha fatto una persona a cui tengo.”

Ed è una cosa che capisco benissimo.

Nel lavoro di comunicazione esiste sempre uno spazio un po’ delicato tra quello che abbiamo nel cuore e quello che, invece, funziona davvero.

Perché se il tuo logo non racconta chi sei oggi, se non fa percepire il valore reale della tua attività, rischia di fare l’effetto opposto: confondere chi ti incontra per la prima volta.

E lì succede spesso una cosa. Invece di fermarsi e ripensare il sistema, si iniziano ad aggiungere pezze: un colore nuovo, una grafica diversa, un font cambiato, un post fatto “in un altro stile”.

Un adesivo sopra l’altro.

Finché la comunicazione diventa esattamente come quel palo che ho visto stamattina: piena di cose ma senza una direzione chiara.

Ecco, il mio lavoro spesso inizia proprio lì: quando qualcuno decide che forse è arrivato il momento di smettere di aggiungere adesivi.

“No. Non possiamo farlo così. Non ha senso.”L’ho pensato preparando una proposta per un’associazione che mi ha chiesto u...
25/02/2026

“No. Non possiamo farlo così. Non ha senso.”

L’ho pensato preparando una proposta per un’associazione che mi ha chiesto un preventivo per il sito. La richiesta era chiara: rifacciamo il sito.

Ma rileggendo gli appunti della call mi sono fermata. Perché puoi anche fare il sito più ordinato del mondo ma se i colori non parlano la lingua giusta, se l’identità non trasmette quello che dovrebbe, se non c’è coerenza… che senso ha fare il lavoro a metà? 🤷🏻‍♀️

Un sito non vive da solo, è la punta dell’iceberg.

E allora dentro quella proposta non ho messo solo la voce “sito”. Ho inserito anche il rifacimento dell’identità. Non per vendere di più ma per evitare di fare qualcosa di bello che poi non funziona.

Ci sono volte in cui propongo meno di quello che mi viene chiesto. Altre in cui allargo il perimetro. Dipende dal progetto, non dal listino.

Non voglio fare cose senza senso.
Voglio fare cose utili. Sensate. Che funzionano davvero.

Se no, che senso c’è?

La proposta è partita.
Vediamo che succede. 🙂

E sono curiosa: vi è mai capitato che un professionista vi dicesse “non così” spiegandovi il perché? Vi ha infastidito o vi ha fatto sentire in buone mani?

Nei giorni scorsi vi raccontavo delle due call una dietro l’altra. Due realtà molto diverse, due modi di ragionare quasi...
21/02/2026

Nei giorni scorsi vi raccontavo delle due call una dietro l’altra. Due realtà molto diverse, due modi di ragionare quasi opposti. E lo sono davvero: struttura, tempi decisionali, linguaggio. Mondi che, sulla carta, non c’entrano molto tra loro.

Eppure c’è un punto in comune chiarissimo. Entrambi vogliono qualcosa che abbia la loro forma. Non cercano un sito “come quello che funziona”, non stanno chiedendo un modello già visto da adattare al volo. Vogliono un progetto che nasca dalle loro dinamiche, dal loro modo di lavorare, dai loro obiettivi reali.

E questa cosa, ogni volta, mi accende.

Perché è lì che entrano in gioco le call fatte bene. Il mio quadernino non è un vezzo creativo, è uno strumento di lavoro vero. Dentro ci finiscono parole che si ripetono, dubbi non detti, priorità che emergono tra le righe. Mi serve per non andare in automatico e per non proporre soluzioni belle in generale ma sbagliate per quella persona.

Da quest’anno ho aggiunto anche un rituale organizzativo: l’agenda di Sofia , quella con la copertina piena di peperoncini. Ho deciso che è di buon auspicio. Ogni giorno segno tutte le call, nero su bianco. Mi aiuta a vedere il ritmo, a rispettarlo, a non far finta che “tanto è solo una chiacchierata”. Non lo è mai. È l’inizio di qualcosa che può prendere una forma molto precisa.

Poi certo, se in un giorno ne vedete tre in agenda… magari scrivetemi per chiedermi se mi voglio bene o se sto solo testando la potenza dei peperoncini. 🌶️🤣

Domani ho due call una dopo l’altra.La prima con un’associazione di professionisti del settore immobiliare che vuole rif...
19/02/2026

Domani ho due call una dopo l’altra.

La prima con un’associazione di professionisti del settore immobiliare che vuole rifare il sito, la seconda con un’agenzia di comunicazione.

Ogni volta che mi capita questa combo mi ricordo cosa significa davvero essere libera professionista: nel giro di un’ora passi da un contesto con equilibri interni delicati, decisioni condivise e visioni da allineare, a uno probabilmente più rapido, più tecnico, magari più strutturato.

E io devo stare in piedi in entrambi. 🤸🏻‍♀️

Non è sempre comodo lavorare con clienti di settori diversi e con assetti così differenti. Devi cambiare linguaggio, capire dinamiche, intercettare priorità che non sono mai le stesse. Ogni volta è un piccolo reset mentale. 😌

E sì, ogni tanto mi chiedo perché non mi scelgo un solo settore, mi verticalizzo, mi semplifico la vita e basta. Poi però mi rispondo da sola.

Il bello per me sta proprio lì: nel passare da un mondo all’altro, nel farmi domande nuove ogni volta, nel vedere come funziona un’associazione rispetto a un’agenzia, nel capire come le strutture prendono decisioni e cosa considerano davvero importante.

È più complesso? Sì.
Mi stimola di più? Decisamente sì.

Quello che nascerà da queste due call lo scoprirò dopo, quando ci saranno state domande vere e ascolto vero. Intanto, prima di proporre, si osserva e si ascolta.

“È lungo.”Me lo dico sempre prima di cliccare su invia.Questo è di 15 pagine.Quindici. 1️⃣5️⃣E no, non sono 15 pagine di...
18/02/2026

“È lungo.”

Me lo dico sempre prima di cliccare su invia.
Questo è di 15 pagine.

Quindici.
1️⃣5️⃣

E no, non sono 15 pagine di elenco prezzi. Sono 15 pagine perché prima di arrivare a un numero mi sono fatta un sacco di film mentali. Domande, scenari, “e se poi…?”, “e tra sei mesi?”, “e quando i corsi non sono più due ma venti?”. 🤯

Perché sì, sto facendo un preventivo per una piattaforma di videocorsi. E la prima cosa che mi sono chiesta non è stata “quanto costa”, ma: serve davvero farla da zero? Non esiste già qualcosa che funziona meglio?

Il preventivo è la parte che si vede.
Il resto è tutto quel lavoro che faccio in testa prima ancora di aprire WordPress o acquistare uno spazio web.

Poi comunque, quando lo allego, penso sempre: “ok, adesso speriamo che lo leggano tutto”. 🫣

Il mio record personale oggi è 15 pagine.
Il tuo qual è? 👇🏻

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Via Donato Creti 5/2
Bologna
40128

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Martedì 10:00 - 16:00
Mercoledì 10:00 - 16:00
Giovedì 10:00 - 16:00
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