13/03/2026
Poco fa ho visto un palo coperto di adesivi.
Uno sopra l’altro. Strati su strati. Alcuni nuovi, altri mezzi staccati, altri ancora coperti da qualcosa di più recente.
E mi è tornata in mente una call fatta qualche giorno fa.
Stavamo parlando della comunicazione di un’attività e, analizzando insieme quello che c’era, a un certo punto ho proposto anche il rifacimento del logo. Non perché “rifare il logo” sia la soluzione a tutto, ma perché quello attuale non è più allineato con il livello del lavoro che questa persona offre oggi.
La risposta è stata molto onesta: “Lo so… però ci sono affezionato. Me l’ha fatto una persona a cui tengo.”
Ed è una cosa che capisco benissimo.
Nel lavoro di comunicazione esiste sempre uno spazio un po’ delicato tra quello che abbiamo nel cuore e quello che, invece, funziona davvero.
Perché se il tuo logo non racconta chi sei oggi, se non fa percepire il valore reale della tua attività, rischia di fare l’effetto opposto: confondere chi ti incontra per la prima volta.
E lì succede spesso una cosa. Invece di fermarsi e ripensare il sistema, si iniziano ad aggiungere pezze: un colore nuovo, una grafica diversa, un font cambiato, un post fatto “in un altro stile”.
Un adesivo sopra l’altro.
Finché la comunicazione diventa esattamente come quel palo che ho visto stamattina: piena di cose ma senza una direzione chiara.
Ecco, il mio lavoro spesso inizia proprio lì: quando qualcuno decide che forse è arrivato il momento di smettere di aggiungere adesivi.