11/08/2026
CHI HA GIÀ VINTO IN PASSATO GARANTISCE LA VITTORIA ANCHE CON TE?
Tra le mie letture colte che mi concedo d'estate: Kant, Proust, Marco Aurelio, Seneca. Stamattina invece, molto più prosaicamente, leggevo un articolo sulla Gazzetta dello Sport. 😅
Premetto che sono di un'altra sponda sportiva, ma ho sempre avuto stima per Maldini, per cui mi sono incuriosito ad andare a ritroso e capire cosa è successo nella maretta recente sulla scelta dell'allenatore della nazionale.
Riassumo senza entrare nel merito di chi avesse ragione. Dopo la rinuncia di Guardiola, l'unico nome rimasto sul tavolo era Andrea Pirlo. A chi gli faceva notare che non ha mai vinto niente in panchina, Maldini ha risposto che lui lo trova preparatissimo, e ha aggiunto un dettaglio di rilievo non trascurabile: gli ultimi due allenatori che hanno vinto un Mondiale, Scaloni e De la Fuente, non avevano un curriculum di rilievo prima di arrivarci, e si sono affrontati proprio nella finale di quest'anno, vinta dalla Spagna.
Alla fine la strada Pirlo si è chiusa, ufficialmente per un conflitto di interessi commerciali, Maldini e Leonardo si sono dimessi ed è arrivato Mancini come nuovo commissario tecnico, uno con il percorso opposto: palmarès da giocatore, da allenatore di club e anche in nazionale, dove ha già vinto un Europeo. Non mi interessa stabilire chi avesse ragione. Mi interessa il ragionamento che Maldini ha messo sul tavolo, perché lo sento tutti i giorni anche fuori dal calcio.
Ed è un ragionamento che la storia della nostra nazionale conferma anche meglio dei suoi esempi. Il grande Bearzot non aveva avuto grandi incarichi prima di vincere il Mondiale dell'82. Azeglio Vicini e Cesare Maldini, papà di Paolo, neanche loro si erano distinti come allenatori di prima fascia. L'eccezione che conferma la regola è Sacchi, che aveva vinto tutto nei club, ma che in nazionale lo ricordiamo per la finale persa contro il Brasile, dove si è chiusa la sua carriera in azzurro.
Il punto qui non è se Pirlo fosse la scelta giusta o sbagliata. Il punto è il criterio con cui la si giudica: il curriculum racconta come una persona ha performato in un contesto specifico, con una squadra specifica, in un momento specifico. Non dice niente su come legge e gestisce un contesto nuovo.
In azienda succede la stessa cosa, e lo vedo chiaramente nei gestionali HR che uso: tra i filtri di selezione di una nuova risorsa c'è spesso la provenienza dallo stesso settore, o i risultati minimi portati altrove. Un candidato viene scartato prima ancora del colloquio, non perché non sia bravo, ma perché non l'ha già fatto esattamente lì, in quel contesto lì.
Il curriculum misura il passato in un contesto che non esiste più nel momento in cui lo leggi. La capacità di leggere un contesto nuovo, quella non sta scritta da nessuna parte.
Tu quanto peso dai alla provenienza di settore quando scegli un nuovo collaboratore?
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