Andrea Carta

Andrea Carta Sviluppo strategie di marketing per i clienti di Publikendi, nutrendo e costruendo i loro Brand.

Motorsport is motorsport, even on the water.Thanks to all the daredevil racers who competed in the waters of Cagliari.Se...
01/06/2026

Motorsport is motorsport, even on the water.

Thanks to all the daredevil racers who competed in the waters of Cagliari.

See you next year!

C'è un modo di dare agli altri che non assomiglia all'insegnamento.Enzo Baldoni lo faceva così:, sedendosi a guardare un...
26/05/2026

C'è un modo di dare agli altri che non assomiglia all'insegnamento.
Enzo Baldoni lo faceva così:, sedendosi a guardare un lavoro, dicendo quello che pensava senza filtri e senza secondi fini.
E non perché fosse il suo lavoro, ma perché credeva che un consiglio onesto, dato al momento giusto, potesse cambiare la traiettoria di qualcuno.

Il Grande Venerdì di Enzo, la più grande portfolio review d'Italia promossa dall' , è il modo in cui quella cosa continua a esistere.

Il 5 giugno sarò allo per fare esattamente quello: restituire qualcosa a chi sta costruendo la sua strada.

Se sei in quella fase, iscriviti.

🎟️ https://www.eventbrite.it/e/biglietti-il-grande-venerdi-di-enzo-xvii-cagliari-1989094813131

Ci vediamo venerdì 5 Giugno.

Buon compleanno, città eterna.
21/04/2026

Buon compleanno, città eterna.

Nell'ultima settimana ho fatto tre coaching ad altrettante persone che mi hanno chiesto un consiglio su come, una volta ...
15/04/2026

Nell'ultima settimana ho fatto tre coaching ad altrettante persone che mi hanno chiesto un consiglio su come, una volta acquisito un titolo, trovare un'azienda.

Ho chiesto loro cosa volevano fare e come si stavano candidando, la risposta era un po' titubante ma tutto sommato completa.

Poi ho chiesto "Tu cos'hai da offrire?"

E li, silenzio. Erano precisissimi nel raccontare chi sono, cosa hanno studiato, eventuali esperienze, metodologie, hobby, l'immancabile suite office o il lavoro multitasking sotto pressione...

Ma quello che mancava era qualcosa di più profondo e importante: perché io? Perché questa azienda? Perché adesso?

Solo due avevano una lettera di presentazione e una bozza di portfolio, ma anche loro seguivano la stessa logica. Erano documenti autoreferenziali, dei "cataloghi" e non messaggi pensati per "me", che in quel momento fungevo da selezionatore.

Nessuno aveva fatto la cosa più ovvia (ma più rara), ossia chiedersi cosa avesse senso per chi avrebbe letto.

Questi ragazzi hanno avuto l'umiltà di chiedere un supporto ed è l'approccio più straordinario che potessero attuare, ma approfitto di questa triplice coincidenza per fare un'osservazione su come funziona la comunicazione quando ci si mette in gioco.

Se un curriculum è un documento, una candidatura è e deve essere costruita come una comunicazione persuasiva.

Cambia completamente il paradigma in cui la differenza sta tutta nel punto di partenza, dove il primo parte da sé stessi... Ma la seconda no, la candidatura parte dall'altro.

Devi CONOSCERE.

In quale azienda voglio entrare? Qual è il suo problema? Ne è consapevole? Posso dargli supporto? In che modo?
..e, se sai la risposta a quelle domande, qual è il modo migliore per comunicarla in modo persuasivo?

Questo serve perché la mente di chi legge una candidatura si fa sempre la stessa domanda, spesso senza dirlo ad alta voce:

"cosa cambia per me, se prendo questa persona?

Se la risposta non è in quello che hai scritto, la mente smette di cercarla da sola e a quel punto diventi un numero dimenticato prima di passare alla candidatura successiva.

Non fare questo errore, studia.

  is basically a gambling game...poker?
11/04/2026

is basically a gambling game.
..poker?

IL POSTO DI LAVORO CHE "TI INGABBIA"Ormai è quasi un meme in Ferrari, "il mondiale lo vinciamo l'anno prossimo". Il prob...
17/03/2026

IL POSTO DI LAVORO CHE "TI INGABBIA"

Ormai è quasi un meme in Ferrari, "il mondiale lo vinciamo l'anno prossimo".
Il problema a Maranello è nelle persone scelte?
Ross Brawn lascia Ferrari. Costruisce la Brawn GP, vince il mondiale al primo anno di vita del team.
James Allison lascia Ferrari, va alla Mercedes e contribuisce a costruire la macchina che domina per sette anni consecutivi.
Stefano Domenicali lascia il ruolo di team principal, diventa CEO di Lamborghini e infine ora è CEO della Formula 1 stessa.
Laurent Mekies lascia Ferrari e, in pochi mesi, viene scelto come team principal di Red Bull. Nikolas Tombazis, responsabile dell'aerodinamica per anni a Maranello, è oggi il direttore tecnico della FIA. Enrico Cardile è già a lavoro in Aston Martin, Simone Resta è ora in una dominante Mercedes.
Il pattern è lampante.

Insomma, sembra che le persone escono da Maranello e improvvisamente funzionano, ottengono risultati spesso più concreti di quando erano in rosso.
Se il problema non è il talento, lo sarà il contenitore?

Ora, il motorsport è un settore così complesso e soggetto a dinamiche che possono variare incredibilmente per un cambio di "interpretazione" del regolamento, quindi lungi da me criticare Ferrari.
Sfrutto lo spunto, però, per ragionare sul tema: un professionista che sembra "bloccato" in un posto può diventare un punto di riferimento appena cambia ecosistema.
Non ha studiato di più, non ha avuto un'illuminazione, magari ha solo trovato un luogo che gli ha tolto il freno a mano.

Se le persone emergono solo dopo essere andate altrove, il problema non è mai stato nelle persone ma nella direzione, nei processi, nel modo in cui vengono prese le decisioni.
Se le persone di un team sentono di andare a mezzo regime, che le proprie idee non trovano spazio, probabilmente quello è un ecosistema che non gli appartiene. Il talento non sparisce ma si comprime, al punto che prima o poi trova una via d'uscita. Che tu la scelga o che la subisca.

Quindi la domanda non è "perché non performa?", ma piuttosto... nel tuo team, oggi, quante persone stanno lavorando col freno a mano tirato?
E sei sicuro che sia "colpa loro"?

Il confirmation bias in azienda è quella cosa per cui ti fai un’idea veloce, preliminare... e poi, senza accorgertene, p...
26/02/2026

Il confirmation bias in azienda è quella cosa per cui ti fai un’idea veloce, preliminare... e poi, senza accorgertene, passi il resto del tempo a cercare conferme di quell'idea.

Succede in un attimo, il nostro cervello cerca di dare soluzioni veloci. Basta un grafico che scende, due commenti negativi, una call storta e sei fregato.
“È il prezzo.” “È la comunicazione.” “È lo staff.”
Da lì in poi, senza accorgertene, inizi a leggere tutto con quella lente, quella che conferma quell'idea iniziale e che diventa la prova provata di quanto tu sia illuminato, di quanto "ho capito subito che era questo".

Ci sono tanti segnali che sei gia dentro il bias (anche se tu lo stai chiamando "intuito"):
- ti stai focalizzando su dati che confermano la tua idea iniziale, senza ampliare l'indagine;
- scarti troppo in fretta i pezzi che non tornano, senza approfondire;
- trasformi sensazioni in fatti (“è ovvio che…”, “si vede che…”).

Il problema è che tutti siamo dentro questa dinamica, i miei collaboratori sanno bene quanto adori dire "Te l'avevo detto", e proprio per quello ho voluto approfondire l'argomento.

Per questo mi sono dato una regola semplice: se mi sento sicuro al 100%, devo guadagnarmi quella sicurezza.
Quindi faccio l’opposto del naturale, provo a smentirmi. Approfondisco l'indagine partendo da un'ipotesi opposta a quello che pensavo inizialmente, provando in tutti i modi a validare questa tesi.

Se la mia ipotesi regge anche dopo questo, allora ci lavoro sopra.
Se non regge, va bene lo stesso. Ho appena evitato di inseguire un “lo sapevo” che mi stava solo tranquillizzando.

Anche perché gli errori, nel business, costano molto più di quello che pensi.

“El Cianpanín”, 73 metri di orgoglio ampezzano.Ieri simbolo di prosperità, oggi sguardo fisso verso le Olimpiadi Inverna...
14/02/2026

“El Cianpanín”, 73 metri di orgoglio ampezzano.
Ieri simbolo di prosperità, oggi sguardo fisso verso le Olimpiadi Invernali️

Una cartolina che per Cortina non è solo storia, ma futuro.

👊
12/02/2026

👊

Il grande tema post covid è il rientro in ufficio, una delle domande più gettonate ai colloqui di  .Ed è giusto attenzio...
11/02/2026

Il grande tema post covid è il rientro in ufficio, una delle domande più gettonate ai colloqui di .

Ed è giusto attenzionare il problema, perchè ogni volta che sento “torniamo in ufficio per la produttività”, mi chiedo se stiamo parlando di produttività o di fiducia.

Nel nostro settore (ma è un tema trasversale, soprattutto quando si parla di servizi) penso che lo abbia dei vantaggi importantissimi, per questo credo che questo modello si rompe quando manager e aziende non si fidano davvero che il lavoro venga portato avanti.

Gallup, ad esempio, lega la difficoltà del lavoro da remoto al tema fiducia e quindi a manager che non si fidano o persone che non si sentono responsabilizzate.

Per questo cambiare modello (ufficio/ibrido/remoto) non migliora automaticamente il risultato.

Se il management non si fida del suo team e ha bisogno di un'opera di controllo, se un dipendente non riesce a trasmettere l'importanza e il valore del lavoro svolto da casa, il problema non è dove si lavora ma il rapporto che si è creato con il team di lavoro.

In ho fatto qualsiasi onboarding partendo sin dai primi colloqui dichiarando la regola principale: si lavora per .

Li raggiungi in poco? Fantastico!

Hai difficoltà? Alza la mano e comprendiamo come gestire al meglio e raggiungerli insieme.

La presenza è gradita sempre, ma realmente fondamentale solo per le riunioni più importanti e quella di allineamento settimanale.

Ho dipendenti che necessitano di silenzio e isolamento per poter rendere al massimo e quindi operano prevalentemente da casa, come collaboratori freelance che vanno in sede il triplo rispetto a me.

Complesso? Certo!

Ma l'alternativa è riportare tutti in ufficio, continuando a non fidarti.

E allora non hai risolto niente.

Se vuoi che l’ibrido funzioni devi creare un patto di fiducia esplicito, dove l'autonomia viene promossa in cambio di responsabilità, non controllo continuo.

Ma, d'altro canto, bisogna che ognuno si prenda le proprie responsabilità nel momento in cui questo patto viene rotto.

Perché la si guadagna a gocce, ma si perde a secchiate.

Indirizzo

Via Isonzo, 14
Cagliari
09122

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