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Salviamo il Pianeta

03/10/2026

8 - DALLA TANA DEL LUPO – STORIA #8
QUANDO I PC COMINCIAMMO AD ASSEMBLARLI NOI
Dopo i computer già assemblati e il periodo Olidata, il passo successivo fu quasi naturale: iniziammo a comprare direttamente la componentistica e a costruire noi i PC.
Erano gli anni dei Pentium e dei primi MMX.
Le CPU erano uno dei componenti che acquistavamo in quantità. Arrivavano anche in vassoi rigidi da 10 pezzi, disposte su due file da cinque. I vassoi potevano essere impilati e poi imballati insieme.
Ricordo che il mio acquisto più grosso fu di circa 100 processori in una volta sola, per un valore che, se la memoria non mi inganna, era intorno ai 15-18 milioni di lire.
Per le piastre madri trattavamo soprattutto MSI e ASUS, qualcosa di Gigabyte e parecchie schede compatibili.
Anche le memorie erano diventate una parte importante del lavoro.
Per un certo periodo importai direttamente da TAISI Science Technology di Taiwan moduli RAM da 32 MB. Ricordo ancora il marchio TAISI stampato sui chip.
Per gli hard disk passavano marchi come Quantum, Maxtor, Seagate e Western Digital, mentre case e alimentatori erano spesso compatibili.
A quel punto non stavamo più semplicemente vendendo un computer costruito da qualcun altro.
Il computer lo costruivamo noi.
Ma insieme all'assemblaggio arrivarono anche nuove responsabilità.
Intorno al 1993 si presentò la questione della conformità CE.
Avere tutti i singoli componenti marcati CE non significava automaticamente che il computer completo fosse conforme come prodotto finito.
Così presi una delle nostre configurazioni base e la mandai a Torino per effettuare le prove necessarie.
Il PC superò le prove al primo colpo.
Da quel momento assemblare un computer significava scegliere scheda madre, processore, memoria, hard disk, case e alimentatore, montarli e configurarli.
Ma significava anche mettere il nome DANY su una macchina che avevamo costruito noi.
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28/09/2026

7 - DALLA TANA DEL LUPO – STORIA #7
ARRIVANO I PERSONAL COMPUTER
I primi personal computer che ricordo di aver venduto risalgono alla metà degli anni '80.
Erano PC già assemblati, alcuni provenienti da produttori taiwanesi.
Qualche anno dopo il mercato era completamente cambiato.
Intorno al 1994-95 iniziai ad acquistare direttamente da Olidata.
Ricordo anche un evento organizzato dall'azienda per presentare ai rivenditori i nuovi modelli.
Per ottenere determinate condizioni commerciali bisognava acquistare un quantitativo minimo di computer.
Scelsi il minimo necessario: per una piccola realtà come DANY era comunque un investimento importante.
Tra i modelli di quel periodo ricordo i primi Pentium, probabilmente Pentium 75 e Pentium 90.
Ma poco dopo sarebbe cambiato ancora tutto.
Verso il 1995 iniziai a trattare direttamente la componentistica.
E a quel punto i computer cominciammo ad assemblarli noi.
Ma questa è un'altra storia... ?
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21/09/2026

🐺 6 - DALLA TANA DEL LUPO – STORIA #6

🎮 QUANDO DANY ERA UN SOFT CENTER

Con Commodore 64 e Amiga non vendevamo soltanto computer.

Una parte importante del negozio erano diventati anche i videogiochi.

DANY era un Soft Center e ancora oggi conservo gli adesivi originali di quel periodo.

I giochi arrivavano attraverso distributori come Leader e C.T.O. e in negozio passavano titoli per Commodore 64, Amiga e, successivamente, per PC.

Ma i videogiochi non stavano soltanto sugli scaffali.

Ogni tanto li provavamo anche noi. 😄

Verso sera, quando si avvicinava l'orario di chiusura e il lavoro lo permetteva, ci concedevamo una mezz'oretta per giocare in negozio.

Naturalmente, se entrava qualcuno, si stoppava tutto e si tornava immediatamente al lavoro.

Uno dei giochi che ricordo meglio era Kick Off sull'Amiga.

La partita classica era Svezia contro Brasile, io e uno dei miei collaboratori.

Ogni squadra sembrava avere il proprio carattere.

Io ricordo soprattutto la Svezia: era velocissima sulle fasce.

Partiva lateralmente, staccava gli avversari, arrivava sul fondo e crossava al centro.

Da lì, di testa o di piede, la palla finiva in rete quasi sempre.

Era diventato quasi uno schema: fascia, corsa, cross... e gol. ⚽

Il Brasile invece lo ricordo più acrobatico.

Erano piccole sfide di fine giornata, magari dopo ore passate tra clienti, computer, programmi e scatole di videogiochi.

Poi arrivarono sempre più giochi per PC e anche quel mercato continuò a cambiare, insieme ai computer che vendevamo.

Oggi mi sono rimasti gli adesivi originali Soft Center.

Ma guardandoli non ricordo soltanto quello che vendevamo.

Ricordo anche quelle mezz'ore prima della chiusura, un Amiga acceso in negozio e l'ennesima partita Svezia-Brasile.

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16/09/2026

5 - DALLA TANA DEL LUPO – PUNTATA #5
CD-R E DVD-R
Oggi un CD vergine sembra quasi un oggetto di un'altra epoca. Ma quando iniziai a trattare i primi CD-R, il problema non era venderli: era riuscire a trovarli.
I miei primi CD-R furono Philips/PDO, il ramo Philips dedicato ai supporti. L'agente era Metalli, a Milano.
Ricordo ancora una delle prime forniture: il materiale venne fatto arrivare apposta nel garage dell'agente. Io partii con il furgone per Milano per andare a ritirarlo. Non avevo un fido con Philips e quindi pagai con assegno circolare.
All'inizio un CD-R costava più di 10.000 lire al pezzo. La richiesta cresceva velocemente e il prodotto mancava: tutti cercavano CD-R.
Per due o tre volte, pur di riuscire ad avere circa 1.000-2.000 CD, dovetti acquistare anche prodotti magnetici per un valore equivalente. I CD erano praticamente già venduti e, fortunatamente, riuscii poi a vendere anche buona parte del materiale magnetico.
Poi il mercato esplose.
Arrivarono altri fornitori, i CD-R bulk senza marchio e quelli di marca: Verbatim, Ritek, Sony e molti altri. I prezzi scendevano mentre le quantità aumentavano.
Un cliente normale poteva acquistare 300 o 600 CD alla volta; alcuni ne prendevano 1.000 o 1.200. A quel punto fare ordini da 5.000 o 10.000 pezzi non era più qualcosa di eccezionale.
C'erano confezioni da 10, 25, 50 e 100 pezzi e grandi cartoni. Ma le più richieste erano le classiche torrette.
In negozio vendevo anche i CD sfusi: se qualcuno ne voleva soltanto pochi, li prendevo dalla torretta e li mettevo nelle bustine trasparenti.
Poi arrivarono i DVD-R.
Anche i miei primi DVD-R furono Philips/PDO e ricominciò, in parte, la stessa storia.
Attorno ai CD e DVD nacque anche un enorme mercato di accessori: raccoglitori per l'auto, grandi raccoglitori a libro da centinaia di dischi e valigie rigide da DJ.
Due di quelle valigie le uso ancora oggi a casa.
Poi arrivò il compenso per copia privata.
Per chi commerciava questi prodotti significava non soltanto un costo aggiuntivo, ma anche conteggi, dichiarazioni periodiche e una gestione amministrativa che, nella mia esperienza, diventò sempre più pesante.
Nel frattempo dall'estero arrivavano supporti a prezzi con i quali diventava sempre più difficile competere. Il mercato che avevo visto nascere e crescere stava cambiando completamente.
Alla fine presi una decisione: smettere di importare direttamente CD e DVD.
Mandai una raccomandata alla SIAE, comunicando che non avrei più importato CD e DVD e chiedendo di essere avvertito se il compenso per copia privata fosse stato esteso ad altri prodotti che importavo.
Se invece acquistavo da un produttore o fornitore che indicava il compenso SIAE in fattura e provvedeva al versamento, il problema non ricadeva più su di me.
Era iniziata con un furgone che partiva per Milano alla ricerca dei primi CD-R.
Finì con una raccomandata alla SIAE.

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15/09/2026

the good you do you go back - English version **IL BENE CHE FAI RITORNA***

14/09/2026

Oggi si balla 😹🐾

14/09/2026

REV #2-Per me IBM non cominciò con il Personal Computer. Era già entrata nella mia storia molto prima.»

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14/09/2026

Per me IBM non cominciò con il Personal Computer. Era già entrata nella mia storia molto prima

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