15/05/2026
Arianna Nastro firma un articolo dedicato ai retroscena del docufilm Fiume Madre, per Percorsi d’Acqua, la rivista di EIC - Ente Idrico Campano .
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𝗨𝗻'𝗼𝗽𝗲𝗿𝗮 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗶 𝘁𝗿𝗮𝘀𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮 𝗶𝗻 𝗺𝗲𝗺𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗮
𝑫𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒓𝒆𝒂𝒍𝒕𝒂̀ 𝒂𝒍 𝒇𝒊𝒍𝒎: 𝒅𝒊𝒆𝒕𝒓𝒐 𝒍𝒆 𝒒𝒖𝒊𝒏𝒕𝒆 𝒅𝒊 𝒖𝒏 𝒄𝒊𝒂𝒌 𝒄𝒉𝒆 𝒄𝒐𝒏𝒔𝒆𝒈𝒏𝒂 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒔𝒕𝒐𝒓𝒊𝒂 𝒖𝒏 𝒑𝒆𝒓𝒄𝒐𝒓𝒔𝒐 𝒄𝒐𝒏𝒅𝒊𝒗𝒊𝒔𝒐 𝒅𝒊 𝒓𝒆𝒔𝒑𝒐𝒏𝒔𝒂𝒃𝒊𝒍𝒊𝒕𝒂̀
Esiste una linea sottile che separa l’informazione dal racconto. La narrazione cinematografica abita esattamente lì, nel punto in cui i dati diventano destino, le infrastrutture si fanno gesto umano e un’opera pubblica si trasforma in memoria collettiva. Fiume Madre è la differenza profonda che corre tra raccontare un progetto e restituirgli respiro. Insieme a Mara De Donato di Gori ho seguito questo progetto fin dal primo istante, prima come donna profondamente affascinata dai processi che generano valore, poi con la consapevolezza professionale di chi sa che ogni trasformazione, per farsi cultura, ha bisogno di essere narrata. So bene che quando una storia è autentica non si limita a descrivere un cambiamento, lo rende tangibile.
Il Sarno, dapprima madre ferita e resiliente, non è più soltanto un fiume da bonificare, ma un principio generativo che chiede relazione, responsabilità, futuro. Con il regista Giuseppe Alessio Nuzzo lavoro da molti anni. Conosco il suo sguardo, la sua ostinazione poetica, la sua capacità di coniugare anima e disciplina nello stesso fotogramma. In Fiume Madre questa cifra è evidente. La tecnica dialoga con la poesia, la visione politica si intreccia al respiro lento dell’acqua. Questo documentario accompagna una riconciliazione storica che oserei definire quasi epocale. È in questo orizzonte che il mio lavoro diventa desiderio di generare senso, non soltanto visibilità.
Ricordo il backstage alla foce del fiume, durante l’intervista al presidente Luca Mascolo. La luce netta, quasi verticale, le pause che precedono la parola. Intorno a noi il vocìo di chi si immergeva in quell’acqua che nasceva nuova e limpida, lo scroscio continuo, l’attesa sospesa prima del “ciak”. In quell’istante si percepiva la densità di una responsabilità collettiva che Luca ha saputo restituire con la voce di chi, ogni giorno, si è dedicato a questo risanamento come a una missione civile. E poi l’ultimo ciak al Molo San Vincenzo, con il dg dell’Eic, Giovanni Marcello, il mare alle spalle, le geometrie severe del porto, la concretezza delle parole che parlavano di reti, impianti, coordinamento. E dietro ogni termine tecnico un sentimento più alto, restituire dignità.
Il cinema rende visibile l’invisibile, intreccia il suono delle macchine al battito dell’acqua, i numeri alla speranza, le mappe ai volti. In un tempo veloce e frammentato, scegliere una narrazione lenta, colta, civile significa costruire valore duraturo. non è una celebrazione, ma un’apertura. È il racconto di un territorio che decide di riscriversi e di lasciare un segno a chi, più giovane, vedrà il Sarno scorrere limpido e autentico. Ed è la prova che, quando istituzioni, competenza tecnica e visione culturale procedono insieme, anche un fiume può tornare madre.