03/06/2026
IL MISTERO DEL GRANO NEL DESERTO
(ovvero: cronache agronomiche dal regno dell'invisibile)
Apprendiamo con vivo interesse che sono state eseguite le operazioni di raccolta del frumento prodotto nell'ambito del magniloquente progetto agricolo italo-algerino destinato a trasformare le distese del Sahara in una novella Mesopotamia cerealicola (https://www.agenzianova.com/news/piano-mattei-algeria-al-via-la-raccolta-del-grano-nel-progetto-agricolo-di-timimoun/).
La notizia, tuttavia, solleva una questione di natura quasi metafisica. In due campagne agrarie, o forse una sola, giacché la documentazione disponibile sembra ispirarsi più alla tradizione orale che alla rendicontazione amministrativa, non è stato reso pubblico non diciamo un rapporto tecnico, una tabella di rese o un bilancio economico, ma neppure una fotografia che attesti l'esistenza di un campo di grano nel deserto. E dire che il progetto contemplava perfino l'irrigazione: dettaglio che, in ambiente sahariano, meriterebbe forse qualche parola in più e qualche punto esclamativo in meno.
A questo punto il cittadino curioso, figura ormai quasi archeologica, si permette di formulare alcune domande elementari. Quali sono state le rese per ettaro? Quali i costi di produzione? Dove è stato destinato il raccolto? Esiste un raccolto? Oppure ci troviamo dinanzi a una nuova frontiera dell'agricoltura quantistica, nella quale il grano viene contemporaneamente seminato, raccolto e osservato soltanto quando qualcuno apre il comunicato stampa?
Nel frattempo, mentre la cerealicoltura italiana attraversa una fase che definire complessa sarebbe un esercizio di ottimismo, sarebbe rassicurante sapere se la nostra sicurezza alimentare possa davvero beneficiare di questa epopea sahariana finanziata, direttamente o indirettamente, con risorse pubbliche. Non chiediamo miracoli, né la rifondazione del Giardino dell'Eden tra le dune: ci accontenteremmo di qualche dato, una fotografia e magari perfino un sacco di grano.
Siamo così a corto di immagini di questa attività che abbiamo dovuto fanasticare una trebbia che vaga nel deserto, grazie all'ausilio dell'AI.
Fino ad allora, il "Piano Mattei" agricolo continuerà ad assomigliare meno a un progetto di sviluppo e più a un raffinato racconto borgesiano: un raccolto di cui tutti parlano, ma che nessuno ha mai visto.