Parole nello zaino

Parole nello zaino Autore/Strategist Comunicazione
Copywriting
Storytelling
Identity
H2H
Business Strategy

Andrea Purgatori
19/07/2023

Andrea Purgatori

Dovremmo piantarla, la parola. S-metterla con la S di shhhh per il silenzio che bisogna fare quando si pianta qualcosa d...
05/07/2023

Dovremmo piantarla, la parola. S-metterla con la S di shhhh per il silenzio che bisogna fare quando si pianta qualcosa di prezioso, così da dare voce solo al gesto, al momento.

Piantarla in profondità per aiutare le radici ad attecchire al tessuto umano e sociale, una rete di neuroni, bianconi, gialloni, insomma una bandiera di colori arcobaleno in grado di nutrire quella parola, tanto da farla diventare plurale, frase, dialogo, tema, concetto, libro, vita.

Una parola sola può diventare tutto questo, ma visto che la parola, sola, non lo è mai, lasciamo germogliare boschi di frasi fatte e mature, ma anche di qualche frase immatura che ci tiene giovani e sognatori.

"perché la parola è il disegno dei nostri pensieri".

Quando la parola dona i suoi frutti, allora bisogna godere del suo nettare, oleoso, per galleggiare su mari morti e oceani di egoismo. Profumato, per rimanere nelle narici di chi respira la vita, dal sapore indefinito, per tenere sempre la fame attiva. Fame di altro, di nuovo, di magico, di essenziale.

Piantiamola la parola, negli occhi, nei sensi tutti, ed in tutti i sensi unici, come unico siamo io che scrivo e te che leggi. Diamoci del te, non del tu, del te, magari con qualche biscottino, ma non solo alle cinque, ad ogni ora del giorno e della notte.

Diamoci parole da piantare dentro, in fondo, perché fuori c'è un freddo poco umano, mettiamola al riparo, al caldo del cuore, e lasciamo che ci facciano fiorire il cuore e l'anima, così da essere sicuri che un giorno, quando sarà il momento, fioriremo... In un oceano di bellezza.

MaxSpera
5.7.23

La parola è potente, fatta, unica, puntuale, decisiva, finale. Le parole invece, son fragili, immature, leggere, inesatt...
26/06/2023

La parola è potente, fatta, unica, puntuale, decisiva, finale. Le parole invece, son fragili, immature, leggere, inesatte e malleabili.

Bisogna aver cura delle parole, perché son come il gregge dalla preziosa lana, che richiede il pastore capace, come il filone d'oro incastrato nella montagna, che richiede sforzi e maestria, per diventare gioiello.

La parola è bambino unico ed irripetibile, pieno di meravigliosa potenza, i bambini sono corale grezza della società che ha bisogno di maestri in grado di curarne l'udito e armonizzarne le voci.

Oggi come sempre, si usano le parole dimenticando la parola, ci si destreggia in scapigliature linguistiche pur di aver ragione, dimenticando l'etica e la verità di ogni parola.

Per fortuna ci sono isole dove la parola impera, dove le parole si annusano e si legano in reti neuronali che profumano di futuro.
Per fortuna, certo, se funzionassero!!! E la colpa non è solo della scuola, che spesso è gestita e/o strutturata da persone non idonee al sogno dei ragazzi, all'amore per la conoscenza, alla verità dell'essere unici in un mondo di numeri. Le colpe sono delle polis che non emergono dalla mediocrità, e di conseguenza lasciano ragazzi pieni di energie ad esaurirsi su divani di marca, macchine ultra, e banchi senza più la scritta "ti amo".

Bisogna rincorrere la parola, con voglia, passione, duende, bisogna che il genitore, prima del figlio, prima del politico, prima dell'insegnante, si metta a dialogare, gridare, urlare con la parola. Per capirla, scoprirla, amarla.

Si dovrebbe partire dal silenzio, perché parliamo troppo, digitiamo troppo, pensiamo troppo, ma non comunichiamo nulla, perché? Perché usiamo le parole, senza capire la parola. Siamo assuefatti dal bisogno di egogaina e questo ci rende mitra di distruzione di massa cerebrale. Sfondiamo la nostra per poi ammazzare quella sociale.

Basterebbe volersi bene veramente, volersi, amarsi, cercarsi veramente. Basterebbe dirsi ti voglio bene qualche volta in più, invece di regalarsi l'ennesimo telefonino troppo intelligente per telefonare e mandare messaggi mentre si guida.

Basterebbe, e non è un'opinione, leggere "ti amo" su di un banco, su di un quaderno, sulla lavagna della spesa, e sapere che siam stati noi a scriverlo al noi stesso di domani.

MaxSpera
25.6.23

Aggiungo una cosa banale, ma che banale non è...Nel mio passaggio "diamo sempre più pelle, anche dei figli..." volevo se...
10/06/2023

Aggiungo una cosa banale, ma che banale non è...

Nel mio passaggio "diamo sempre più pelle, anche dei figli..." volevo semplicemente puntualizzare che prima di condividere una foto di un minorenne sul web, dovreste farvi queste domande:
- qualcuno può fare copia e incolla o scaricarle? (si)
- nella foto si vedono parti della casa, quindi facendo millemila foto, metto a disposizione di "tutti" una planimetria della casa? (si)
- esiste la pedopornografia on-line? (si)

Poi decidete se pubblicare ancora.
Non è una scelta, è un dovere tutelare i minori. Stampate le foto, anche a centinaia e create album fotografici fatti da voi, tipo gli scrap-book o cose del genere.

Avrete creato una memoria analogica senza prezzo, avrete un tool di dialogo creativo ed emotivo con parenti, amici e in futuro con i figli, e avrete guadagnato la fiducia di chi conosce i rischi della rete.

Ci tenevo.

Max



Quanto l'ego generale e la mediocrità linguistica influenzano la comunicazione e la consapevolezza digitale?

Meglio una consapevolezza banale, che una sicurezza presa in prestito.Ci siamo abituati a prendere le frasi di questo, l...
05/06/2023

Meglio una consapevolezza banale, che una sicurezza presa in prestito.

Ci siamo abituati a prendere le frasi di questo, le poesie di quello, le storie dell'altro. E se prima si utilizzavano per aprire dialoghi, per generare curiosità, adesso si "postano" con l'audacia di chi pensa che può ricevere la luce riflessa dell'autore.

Siamo talmente folli che abbiamo la "frase del giorno", ignorando che quella frase ha richiesto anni, di emozioni, di pensieri, di studio e di genialità per essere arrivata fino a noi.

Dove sono le nostre frasi a cottimo, dov'è la nostra reale educazione al pensiero?

Il diario segreto è diventato sempre più evanescente, sotto il lento ma inesorabile sgocciolare dell'esserci. Un esercizio silenzioso, capace, infimo, che ha allenato dita digitali, lasciando appassire connessioni neuronali analogiche.

Le frasi degli altri, le vite degli altri, i corpi degli altri, tutto pagato con il tempo nostro.

Se in quel tempo ci fossero più parole nostre, saremmo tutti sulla strada per la redenzione idrica. Nel senso che sentiremmo un benessere di libertà ritrovata, e avremmo più tempo per pensare a soluzioni per siccità e alluvioni.

L'ironia, bacchetta magica in grado di rendere sano un corpo (sociale) malato.

Max
5.6.23

Nel mio piccolo ho provato a dare uno spunto rispetto al perché del "non fregarsene" delle conseguenze della vita "free ...
04/06/2023

Nel mio piccolo ho provato a dare uno spunto rispetto al perché del "non fregarsene" delle conseguenze della vita "free and wild" sul digitale.

È uno spunto nato grazie al dialogo con Max Guadagnoli

Spero vogliate elaborare, espandere ed arricchire questo piccolo contenuto.

Grazie.

Max Guadagnoli - Be Social 1st




Quanto l'ego generale e la mediocrità linguistica influenzano la comunicazione e la consapevolezza digitale?

Roberto Bolle Official Page
03/06/2023

Roberto Bolle Official Page

Da Roberto Bolle a Frida Bollani. Nello sport e nell’arte, il successo è scandito dall’esercizio quotidiano

La scuola ci riguarda tutti
01/06/2023

La scuola ci riguarda tutti

Vi ricordate di V***a? Di Rosso Malpelo? A quanto pare è tossico per i giovani e va bandito dalle scuole.
Susanna Tamaro al Salone del libro ha pensato bene di suggerire di far bandire V***a dalle scuole. Perché? Perché secondo la scrittrice i classici sono deleteri: «Io odiavo già alle medie. Basta». Ormai con ristezza mi rendo conto che è nata una nuova moda: disprezzare la nostra arte, la nostra letteratura, fino ad arrivare ad affermare come Formigli che la «cultura italiana non esiste».
Ma di cosa parla Rosso Malpelo? Della ferocia dell’uomo nei confronti di chi è diverso, della povertà, quelle povertà in cui sprofonda il Sud! E per fortuna che c’è qualcuno che ne ha parlato, mi permetto di aggiungere! Insegna ai giovani a riflettere sulle disuguaglianze sociali e sui soprusi perpetrati dai potenti contro i deboli. Secondo voi è tossico tutto questo?
Io ricordo ancora quasi lessi per la prima volta Rosso Malpelo, ricordo che pensai «ma perché lo odiano tanto? Soltanto perché è diverso?» Ricordo che mi commossi del dolore di questo ragazzino solo, senza padre, che aveva tutti contro. E sapete una cosa? Crescendo ho toccato con mano quest’odio: perché in una società che ha fatto dell’ignoranza un vanto e della presunzione una virtù, basta poco per essere etichettati come strani! Magari perché ti piace leggere, o perché ami la solitudine o perché te ne freghi di chi ha vinto l’ultima edizione del grande fratello o l’ultimo campionato di calcio. Ecco, tutti noi una volta nella vita ci siamo sentiti come Rosso Malpelo.
E questo dovrebbe insegnarti la scuola: a conoscere il mondo che ti circonda, a dare un nome alle tue emozioni, ad avere compassione e a prendere le parti dei più deboli. ...
da Professor X

Indirizzo

Cavareno

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Parole nello zaino pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a Parole nello zaino:

Condividi