03/11/2022
“VUOTI PiÙ PIENI DEI PIENI”
La fame è un vuoto.
Vuoto come una regione di spazio priva di materia, come un bicchiere sbeccato e uno mezzo pieno, come l’ottimismo che sa che, alla fine, riuscirai ad amalgamare qualcosa a quel mezzo bicchiere di farina che la ricetta diceva doveva esser pieno.
Alla fine ci si ritrova sempre attorno ad un tavolo! Noi ci abbiamo messo le gambe sotto da bambini ed oggi siamo ancora qui, stesse gambe sotto al tavolo e sopra un pezzo di pane che, passando di mano in mano, definisce il nostro essere cum-panis, compagni in quell’attimo che si ferma ma che ritorna sempre, dal passato ad oggi e dalle 2 alle 3 volte al giorno (se fai colazione).
Mani sono anche quelle che si sporcano quando impastano, quelle sempre occupate, quelle che giorno dopo giorno creano disegni, macchie e che ogni tanto sbeccano qualche piatto.
La sbeccatura come un piccolo interstizio, come il privilegio di una porta che si apre su un qualcosa di autentico e dalla porta lasciata aperta, gli odori della cucina riempiono tutto il resto della casa in un continuum che a volte, ci permette di mangiare sul divano.
La sbeccatura è il segno di un qualcosa che ha una puntualità imprevedibile, un qualcosa
che accadrà e che potrebbe accadere in ogni momento come una dose sbagliata, un ingrediente mancante o un tempo di cottura prolungato. Anche l’impronta che rimane nei ricordi e nel palato è sbeccata, perché quei piatti come li cucina la mamma o la nonna, non li cucina nessuno; nel bene e nel male.
Entriamo nei luoghi comuni di quelle cucine dove il cibo è imperfetto ma ha un buon sapore, alla ricerca di storie quotidiane e dalla ruvida essenza, come la pasta che stenderà Manuelina. Inseguiamo storie vere e storie sbeccate, dove il vuoto di ognuna di esse non è mai uguale all'altro.
Ci concentriamo sui vuoti di quelli più pieni dei pieni e non crediate che i pieni siano meglio dei vuoti! Un pieno è pieno e basta e non lo si può riempire di niente, come una pancia sazia. La fame invece è un vuoto, una fessura, una sbeccatura, la curiosità di guardarci dentro e la voglia di saziarsi di quelle storie che quel vuoto contiene.”
EDITORIALE ISSUE 01