19/03/2020
Una bella favola in questo brutto momento.
Il nostro regalo a tutti i papà: una favola da leggere questa sera ai vostri figli…
Da qualche giorno Aurora non andava più a scuola.
Mamma e papà le spiegarono che, là fuori, c’era un virus molto geloso, a cui non piace vedere le persone insieme.
Il suo potere era quello di rendersi invisibile e far tossire le persone grandi che si stringevano la mano, i bambini che giocavano, gli amici che ridevano e gli innamorati che si baciavano.
Per sconfiggerlo, tutti dovevano rimanere a casa: nonni, nonne, amici, persino le maestre. Si diceva che se tutti fossero rimasti nelle loro abitazioni, allora Ragnetto, questo il nome che diede il papà di Aurora al virus, si sarebbe stancato di correre da solo per le strade e, in seguito, sarebbe fuggito a gambe levate dal pianeta Terra.
Aurora ascoltò tutto: niente più uscite nei parchi, lezioni di nuoto in piscina o merende con gli amici.
Faceva i compiti con la mamma, cucinava con papà, giocava, in cameretta, con i giocattoli e guardava, anche due volte, i suoi cartoni preferiti.
Anche se nessuno poteva uscire di casa, c’era la possibilità di parlare al telefono: era l’unico modo per sentirsi senza che Ragnetto potesse colpire. Ogni sera si chiamavano familiari, amici, anche persone che non si vedevano o sentivano più da molto tempo. Ma il telefono non era molto pratico per giocare: bisognava stare seduti e non era consentito muoversi troppo, altrimenti le persone sarebbero scomparse dallo schermo. A quel punto la partita sarebbe finita.
Un pomeriggio, dopo la consueta telefonata con i nonni, accadde qualcosa di curioso. Aurora prese i suoi giocattoli, uno per uno, senza sapere quale scegliere. Sfogliava i libri nervosamente, senza guardare le pagine e gironzolava nella sua stanza. Un grande silenzio, tutto bianco e sfocato, si era insinuato nella sua testa. Il Silenzio desiderava rumori: quelli delle feste di fine anno in piazza, della risata della sua amica Maddalena e lo “smack” dei baci della nonna. Ma per catturare questi suoni, Aurora doveva uscire… e con Ragnetto a zonzo non era possibile. Il silenzio nella sua testa diventava allora più grande, così grande da sembrare addirittura più pericoloso del virus.
Allora la bambina, quatta quatta, si avvicinò all’ingresso: lì trovò suo papà, in piedi davanti alla porta. Vedendo sua figlia preoccupata, l’uomo le chiese che cosa la stava disturbando. Aurora gli disse che stava percependo un grande silenzio, tutto bianco e sfocato, che le creava tanta confusione testa. Questo silenzio le impediva di aprire un libro e di giocare con i suoi giocattoli, le intimava di uscire per ritrovare, uno-per-uno, tutti rumori del quotidiano. Dopo averla ascoltata attentamente, il papà prese un foglio di carta bianco, delle matite colorate e si sedette sul pavimento, invitandola ad avvicinarsi a lui.
Iniziò a spiegarle che il grande silenzio, tutto bianco e sfocato, aveva un nome famoso: Noia.
Le disse che la Noia, anche se può essere fastidiosa come le zanzare, non è fondamentalmente cattiva. Si insidia, silenziosa come un ninja, nella nostra testa quando le persone a cui vogliamo bene sembrano lontane e quando crediamo di non potere più fare ciò che vogliamo.
Ragnetto conosceva molto bene Noia e sperava tanto che questa potesse convincere le persone a uscire di casa per incontrarsi di nuovo. Quel pomeriggio, Ragnetto aveva incontrato la Noia di Aurora e l’aveva, come per magia, trasformata in una pessima consigliera.
Il papà raccontò ad Aurora che anche i più grandi avventurieri, in passato, hanno dovuto affrontare la noia, una compagna poco loquace, ma in grado di svelare il segreto di tesori bellissimi a coloro che possiedono la giusta dose di immaginazione.
Per farle capire, il papà le chiese di fare un disegno da dedicare alle persone che più le mancavano.
Aurora pensò subito ai nonni che non vedeva da giorni: così, iniziò a riempire di colori il foglio di carta davanti a lei. Mentre disegnava, la nuvola bianca di noia uscì dalla sua testa e, lentamente, sbucò dalle sue orecchie, assumendo tutti i colori presenti sulla tela della bambina.
Quando Aurora finì il disegno, suo papà aprì la finestra, facendo volare via, nel mezzo di un cielo limpido, la nuvola colorata.
La bambina si sentì subito più leggera. Tuttavia, si chiedeva dove fosse diretto quell’agglomerato di colori.
La nuvoletta di noia si era trasformata in una nuvola di pensieri, le sole parole che si trasmettono direttamente di cuore in cuore. È grazie a loro che le persone possono continuare a volersi bene, senza che Ragnetto le prenda.
Guardando fuori, Aurora e suo papà cominciarono a vedere altre nuvole colorate uscire dai tetti delle altre abitazioni. Poco a poco il cielo si riempiva di colore: Erano tutte noie trasformate in pensieri incantevoli, che Ragnetto non era più in grado di catturare.
Ogni giorno, nelle case, tutti devono calarsi nei panni di un avventuriero per non avere paura della noia e trasformarla in splendidi pensieri.
Prima di ritrovare il sole, bisogna riempire il cielo di nuvole colorate.
Davanti a così tanto coraggio, Ragnetto scomparirà.