06/08/2026
Nel 1982 Dietrich Mateschitz lavora come direttore marketing per la Blendax, azienda tedesca di dentifrici.
Atterra a Bangkok dopo un volo di 14 ore dall’Austria. Distrutto dal fuso orario.
Il distributore locale gli offre da bere qualcosa di diverso. Una bevanda gialla e densa, chiamata Krating Daeng.
Era nata pochi anni prima per tenere svegli operai e camionisti thailandesi durante turni lunghissimi.
Mateschitz la beve. In pochi minuti il fuso orario sparisce.
Quel distributore si chiama Chaleo Yoovidhya. È lui ad averla inventata, nel 1976.
Nel 1984 i due si mettono d’accordo. 500 mila dollari a testa. Nasce Red Bull GmbH. Mateschitz adatta la ricetta al palato occidentale: la rende gassata, meno dolce.
Prima di lanciarla, fa quello che farebbe chiunque: la testa sui focus group.
I risultati sono un disastro. Le persone odiano il gusto. Odiano il nome. Non credono al logo. Quasi ogni segnale dice di fermarsi.
Mateschitz va avanti lo stesso.
Il primo aprile 1987 la prima lattina arriva sugli scaffali austriaci.
I primi due anni sono durissimi. Oltre un milione di dollari di perdite. Nessun budget pubblicitario. Mateschitz chiede prestiti agli amici pur di andare avanti.
Non stava vendendo una bevanda che il mercato voleva.
Stava vendendo una bevanda che il mercato, in Occidente, non sapeva ancora di volere.
Le ricerche di mercato chiedono alle persone di giudicare qualcosa che non hanno mai provato prima. Mateschitz non aveva bisogno di chiederlo a nessuno: l’aveva già provato su di sé, in un aeroporto, di notte.
Oggi quella lattina ne ha vendute oltre 100 miliardi.
Le ricerche di mercato non sbagliavano sul gusto. Sbagliavano a chiedere alle persone di immaginare un bisogno che non sapevano ancora di avere.
Niccolò Gianotto | Direttore Marketing per PMI