28/08/2026
La vicenda Meta-minori negli Stati Uniti è cambiata parecchio nel giro di pochi giorni.
Il processo era nato dalle accuse di una coalizione bipartisan di 29 Stati americani, che contestava a Meta il modo in cui alcune caratteristiche di Facebook e Instagram sarebbero state progettate e gestite nei confronti dei più giovani, oltre a questioni legate alla privacy degli under 13.
Il processo è partito il 18 agosto. Il 26 agosto, però, Meta e gli Stati hanno raggiunto un accordo transattivo: quindi niente sentenza finale e nessuna ammissione di colpa da parte dell’azienda.
In compenso, l’accordo introduce una serie di misure concrete per gli under 18: limiti di tempo, blocchi notturni, meno notifiche durante la scuola, maggiore controllo da parte dei genitori, strumenti di verifica dell’età e altre protezioni.
Nel carosello ho ricostruito tutto il percorso, perché secondo me il punto interessante è proprio questo: non fermarsi al titolo “Meta paga miliardi”, ma capire da dove nasce la vicenda e cosa cambia davvero.
Queste misure, tra l’altro, non saranno automaticamente valide anche in Italia. E l’accordo cerca anche di spingere altri grandi player verso regole più uniformi, perché se una sola piattaforma mette limiti più forti, il rischio è che i ragazzi si spostino semplicemente su un’altra.
Se questi strumenti possono aiutare ragazzi e famiglie a gestire meglio l’uso dei social, ben venga. Poi resta tutta la parte di consapevolezza, comprensione e gestione del digitale: ed è proprio uno dei temi che porto avanti con Teen & Digitale.