14/02/2021
Ecco la soluzione: Elda Fezzi
Una vita caratterizzata dall’impegno culturale e giocata su più fronti, dalle aule scolastiche agli studi degli artisti, dalla correzione dei compiti in classe alla redazione di articoli e recensioni: tutto svolto con lo stesso impegno, con la stessa serietà professionale, con la stessa volontà di incidere sul proprio tempo.
Nata a Graffignana, in provincia di Lodi, nel 1930, frequentò l’università di Bologna, dove ebbe la fortuna di incontrare come maestri due fra gli storici dell’arte più importanti del tempo, Roberto Longhi e Francesco Arcangeli. Qui, nel 1953, si laureò in lettere con una tesi sulle avanguardie artistiche, in cui esaminava i rapporti fra Cubismo e Futurismo. L’interesse per l’arte contemporanea fu infatti la costante della sua attività professionale, prevalentemente orientata verso la critica militante. Lavorò, così, sullo scenario internazionale, collaborando con la Biennale di Venezia, dove, ancora giovanissima, ottenne importanti riconoscimenti, come il 1° Premio per la critica nel 1958 e nel 1960. Inoltre fu per lungo tempo membro dell’Associazione Internazionale Critici d’Arte, di cui entrò a far parte nel 1967 su proposta di Giulio Carlo Argan, cosa che le consentì di mantenere sempre aperta una propria finestra sul mondo, attraverso la quale riuscì ad animare anche l’ambiente culturale cremonese, facendo arrivare, tramite mostre, dibattiti, incontri, la conoscenza diretta dei protagonisti della scena artistica internazionale.
La spiccata passione per la contemporaneità, però, non monopolizzò completamente il suo interesse per l’arte. Solitamente, in questo campo, chi si occupa di arte contemporanea non si interessa di storia dell’arte e viceversa, cosicché la figura del critico assume contorni ben diversi da quella dello storico. Le incursioni di Elda Fezzi nel campo della storia dell’arte, invece, anche se non frequenti, rivelano come la stessa forma mentale possa essere efficacemente applicata sia ad indagare il processo artistico nel suo farsi, mediante il personale ed umano rapporto con l’artista vivente, sia a ricostruire un percorso ormai da tempo concluso, attraverso l’indagine di fonti e documenti. Ne sono prova le monografie dedicate a Giorgio Morandi e ad Henry Moore da una parte, a Renoir ed a Gauguin dall’altra, ma anche la breve ricostruzione dell’attività di Janello Torriani, realizzata in occasione della mostra cremonese sui Campi del 1985, neanche tre anni prima della sua prematura scomparsa. Il grande prestigio acquisito fece sì che Elda Fezzi fosse, per tanti anni, un punto di riferimento nella cultura cremonese, non solo per l’indubbia
competenza, ma anche per l’onestà intellettuale che la caratterizzava e che la manteneva libera nelle scelte e nelle valutazioni. Le due facce della sua professione, quella di insegnante e quella di critica d’arte e di studiosa, si fondevano nella visione etica dell’arte, che considerava, come era solita dire, “un’attività che forma, che educa”. Occuparsi d’arte era, dunque, come occuparsi degli studenti, era in entrambi i casi fare cultura sul campo, incidere in qualche modo sul proprio tempo, per migliorarne la qualità della vita.
Estratto dal testo di Mariella Morandi
L’Idea in un click (di Francesco Pagliari)
Lo scatto ambienta la contemporaneità, introducendo piani di lettura e interpretazioni. Per rappresentare Elda Fezzi, insegnante e critica d’arte, si ricostruisce uno spazio nello studio fotografico, sottolineando caratteri essenziali che consentono di identificare un’epoca relativamente definita, ma possono anche segnalare la continuità operativa nel tempo. La stanza tende ad una rigorosa semplicità, la parete ospita un dipinto contemporaneo in una decorata cornice, libri e macchina da scrivere sono gli attrezzi che contraddistinguono la riflessione e l’impegno critico. Il personaggio è raffigurato in una pausa riflessiva, il foglio inserito nella macchina da scrivere e qualche frase già composta, l’attenzione tutta concentrata nello sviluppo del pensiero. È il momento in cui si raccolgono le idee, prima di riprendere a scrivere. Il volto, in leggera angolatura di profilo, mostra intensità nello sguardo che si allontana verso l’oggetto della propria riflessione: un atteggiamento volitivo e d’indagine astratta nello stesso tempo. La luce costruisce rapporti incrociati, crea prospettive architettoniche e focalizza un centro d’attenzione per la forte illuminazione sulla macchina da scrivere, con lunghe ombre che sezionano lo spazio. Nella semplicità del vestito e d’acconciatura, il personaggio si delinea nelle luci: i tratti del volto si modellano con ombre morbide attraverso una fonte luminosa frontale e dall’alto; il controluce evidenzia il braccio sinistro, illuminando il contorno, e arricchisce i corti capelli biondi. E il gatto siamese dalla mensola del camino osserva, distante, la scena.