01/05/2020
Io lavoro da casa. Non da marzo, quando anche molti altri hanno dovuto inziare, ma da qualche anno ormai. Ho lavorato in città in un piccolo studio, ho lavorato nell'ufficio di architettura mio padre, come ospite coccolata (come mi mancano le nostre pause caffè insieme nei giardini del castello di Bedizzole...), ho lavorato negli uffici di una grande azienda (in un capannone non propio chic). Perché sono finita a casa? Un po' per scelta, un po' per necessità. Per un freelance è necessario abbattere i costi e per iniziare la casa è la base perfetta, ci si può sempre spostare e andare dal cliente, e così ho fatto. Certo si assottiglia il confine tra lavoro e tempo libero, si fa tardi la sera, si riattacca presto la mattina, ma quando il lavoro è una passione...Poi stare a casa diventa una necessità perché lo studio che avevi diventa una cameretta, arriva un bimbo e si lavora tra una poppata e l'altra, tra un riposino e un gioco. È un privilegio che molte mamme non hanno e anche un bel fardello, a volte. Ma quando ci sono i tuoi soci che ti sostengono (lo stato no perché la maternità delle lavoratrici autonome è una miseria e la pagano dopo che è finita...) puoi fare tutto. Stare a casa diventa una routin più o meno definita, il nostro ufficio ha stanze virtuali in comunicazione su skype, 8 ore al giorno, è come se fossimo insieme, e anche adesso, non sento la mancanza nè dei colleghi, nè degli amici, o quasi. Mi mancano le nostre uscite sui set fotografici, le nostre seconde colazioni, anche le riunioni dai clienti. Mi manca indossare una bella camicetta e un paio di pantaloni (non della tuta), ogni tanto, e mettere un filo di trucco. Soprattutto inzia a mancare qualche certezza, e guardiamo al futuro con la stessa voglia di fare, forse anche di più, ma con molta paura. Dopo aver investito tanto lavoro, tempo, fatica, pensieri e speranze, cosà resterà? Senza dubbio la passione. Dedico questo 1 Maggio a tutti coloro che lavorano con passione, che rischiano, che a volte hanno paura, ma si impegnano perché le cose vadano al meglio. A chi non lavora e vorrebbe tornare, a chi lavora da casa per non smettere, a chi deve andare perché c'è bisogno di lui. E poi la dedico a tutte le mamme che lavorano, divise tra dubbi, insicurezze e sensi di colpa, che tengono duro per dare ai propri figli qualcosa in più.
Buon 1 Maggio.