09/04/2026
L'azienda che vale 157 miliardi di dollari ti chiede di lavorare meno.
OpenAI ha pubblicato un manifesto economico firmato da Sam Altman, CEO, e dal consiglio di amministrazione.
Dentro c'è scritto che i governi dovrebbero tassare i robot, redistribuire la ricchezza generata dall'intelligenza artificiale e sperimentare la settimana lavorativa di 4 giorni a parità di salario.
Lo hanno chiamato "The Economic Case for AGI" - Un documento di policy destinato ai legislatori di tutto il mondo.
La prima reazione è stata unanime: "Ma chi c***o si credono di essere?"
Perché OpenAI non è una ONG. È una società che ha raccolto 13 miliardi di dollari da Microsoft, che fattura 3,7 miliardi l'anno e che sta negoziando un nuovo round di investimenti che la valuterebbe 300 miliardi.
E ora ti dice che dovresti lavorare un giorno in meno a settimana mentre i loro modelli ti sostituiscono al lavoro.
Sembra una provocazione. O peggio, una presa per il c**o.
Ma se capiamo il documento con attenzione, quello che sta succedendo è molto più interessante.
Perché OpenAI non sta facendo beneficenza...
Sta costruendo il consenso sociale necessario perché i suoi prodotti non vengano vietati.
Sfruttando un principio di psicologia comportamentale che si chiama "preemptive reframing".
Lo usano le aziende quando sanno che il loro prodotto creerà un danno percepito e vogliono controllare la narrazione prima che esploda.
Philip Morris lo fece negli anni '90 quando finanziò campagne contro il fumo minorile.
Non perché gli importasse della salute dei bambini, ma perché voleva evitare regolamentazioni più dure sul tabacco.
Facebook lo fece nel 2018 quando Mark Zuckerberg chiese pubblicamente "più regole" sulla privacy dopo lo scandalo Cambridge Analytica.
Non perché volesse limiti, ma perché voleva scegliere lui quali limiti accettare.
E OpenAI lo sta facendo adesso.
Perché sa una cosa che tu probabilmente ancora sottovaluti: l'AI sostituirà lavori. Milioni.
E quando succederà, la reazione politica sarà violenta.
Ci sarà rabbia. Ci saranno elezioni vinte su programmi anti-tech. Ci saranno moratorie, divieti, tassazioni punitive.
A meno che OpenAI non riesca a far credere alla gente che "l'AI è dalla parte dei lavoratori".
E come lo fai? Proponendo esattamente quello che la gente vorrebbe sentirsi dire.
Settimana corta. Stesso stipendio. Più tempo libero. Tasse sui robot che finanziano servizi pubblici.
Non importa se OpenAI implementerà mai queste cose. Non è quello il punto.
Il punto è che quando tra tre anni un call center licenzierà 5.000 operatori sostituendoli con GPT-7, e il sindacato chiederà di "fermare l'AI", OpenAI potrà dire: "Noi lo avevamo detto. Avevamo chiesto una redistribuzione. Avevamo proposto la settimana corta. Se non è successo, la colpa non è nostra. È dei governi che non ci hanno ascoltato."
Sta spostando la responsabilità politica del disastro occupazionale da sé stessa ai legislatori.
È un gioco di scaricabarile preventivo travestito da visione progressista.
Uno studio del 2012 pubblicato su Psychological Science ha dimostrato che le persone perdonano più facilmente le azioni negative di un'azienda se questa ha precedentemente fatto dichiarazioni "etiche", anche se quelle dichiarazioni non si sono tradotte in nulla di concreto.
È lo stesso motivo per cui le compagnie petrolifere finanziano documentari sulla sostenibilità mentre trivellano l'Artico.
O per cui Amazon pubblica report sulla diversity mentre nei magazzini la gente piscia nelle bottiglie per non perdere il bonus produttività.
Non è ipocrisia. È strategia.
Perché il cervello umano non valuta le aziende in base a quello che fanno. Le valuta in base a come si posizionano.
E OpenAI si sta posizionando come "l'azienda che almeno ci ha provato".
Una delle prime cose che si imparano in comunicazione di massa è questa: quando sai che qualcosa di brutto sta per succedere e non puoi evitarlo, devi controllare la narrazione prima che lo faccia qualcun altro.
Non aspetti che ti accusino. Ti accusi da solo. Ma nei tuoi termini.
Con le tue parole. E con la soluzione che fa comodo a te.
È quello che sta facendo OpenAI.
Non sta dicendo "smetteremo di sostituire i lavoratori". Sta dicendo "chiediamo ai governi di gestire meglio il fatto che sostituiremo i lavoratori".
E così facendo, ha già vinto.
Perché quando il disastro arriverà, avrà già incorniciato il dibattito.
Questo vale anche per te se crei contenuti, se vendi, se comunichi.
Se sai che il tuo prodotto ha un limite, un difetto, una controindicazione, non aspettare che te lo facciano notare.
Dillo tu per primo. Ma nel modo giusto.
Non dire "il mio corso non garantisce risultati". Di' "il mio corso funziona solo se sei disposto a lavorarci sopra ogni giorno per sei mesi, altrimenti è meglio che non lo compri".
Non dire "il mio servizio è caro". Di' "costa più della media perché fa il triplo del lavoro, e se cerchi il prezzo più basso non sono il fornitore giusto per te".
Non nascondere il problema. Riposizionalo.
Perché chi controlla la cornice del problema, controlla anche la soluzione.
E OpenAI lo sa benissimo.