12/08/2025
𝐏𝐚𝐣𝐞́, 𝐑𝐞 𝐝𝐢 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐢𝐚 𝐞 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐢𝐧𝐢 … 𝐦𝐚𝐠𝐚𝐫𝐢 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐧𝐨
Quando un pajé amazzonico (lo sciamano della tribù) soffia fumo di tabacco sulla fronte di un malato, l'osservatore occidentale scuote la testa: "Che superstizione! Primitivi, selvaggi...".
Poi il nostro osservatore torna a casa e scopre che nel XVII secolo il Re di Francia curava infezioni tubercolari e malanni vari con l'imposizione delle mani, un rituale noto come 𝒍𝒆 𝒕𝒐𝒖𝒄𝒉𝒆𝒓 𝒅𝒆𝒔 𝒆́𝒄𝒓𝒐𝒖𝒆𝒍𝒍𝒆𝒔: "Il re ti tocca, Dio ti guarisce".
Sembra che, non si sa bene come, il 2 o 3% dei pazienti arrivasse effettivamente a guarire.
La logica non era poi così diversa: il re era considerato unto da Dio e quindi in grado di trasmettere un'energia curativa toccando i sudditi. Non si trattava di superstizione, si diceva allora, ma di un "miracolo reale", certificato dalla Corona e dalla Chiesa.
E non certo da quattro stregoni scalzi nella foresta amazzonica.
E oggi? In molte case cattoliche, non in una capanna sperduta, si nascondono immagini di santi (i santini) nel cuscino o nel materasso, e a volte si incollano sulla fronte del malato con un cerotto, come fossero pastiglie di fede a rilascio prolungato.
Non serve nemmeno essere credenti. C'è chi tiene laicamente un c***o rosso in tasca "per scaramanzia", chi fa le corna con la mano "per scacciare i guai" e chi appende un cornetto al cruscotto dell'auto contro incidenti e multe. In fondo, la logica è la stessa identica del pajé: protezione, benedizione e un "qualcosa" che non si vede ma che si spera funzioni.
Per molte culture, infatti, la malattia e la sfortuna non sono solo guasti meccanici o eventi casuali: spesso hanno un'origine invisibile. Lo sguardo cattivo, il malocchio, è un classico persecutore e, come ogni "forza oscura" che si rispetti, ha bisogno di un antidoto altrettanto simbolico. Ovviamente tutto questo genera il fenomeno (molto lucroso) dei maghi, delle fattucchiere e dei lettori di mani o fondi di caffè. Una grande offerta divinatoria che vanta, solo in Italia, milioni di allocchi (o "bischeri", come si dice dalle mie parti) felicemente paganti.
Ricordo un rituale indigeno che ho avuto la fortuna di vedere presso la tribù degli Xavante, chiamato Riscagen. Serviva per curare il mal di schiena. Lo sciamano, con un bambù affilato, incise la schiena e le gambe del guidatore della jeep che avevo contrattato, facendone uscire del sangue. Poi, da una zucca, prese un miscuglio di erbe, ci sputò sopra e lo spalmò sulla pelle grondante. Forse quelle erbe avevano davvero un effetto anestetico o antinfiammatorio. Fatto sta che l'uomo, che poco prima si lamentava senza riuscire a muoversi, si alzò e stava decisamente meglio.
Magia o medicina? Forse entrambe. E di certo anche un po' di chimica vegetale che la farmacologia moderna scoprirà tra cent'anni, brevettandola.
Alla fine, nessuno di noi ha mai smesso del tutto di affidarsi a rituali e amuleti. La differenza è che chiamiamo "primitivo" ciò che fanno gli altri, e "tradizione" (o innocua scaramanzia) ciò che facciamo noi. E in fondo, se un taglio di bambù durante un Riscagen, un tocco regale, un santino nel cuscino o un c***o rosso in tasca ci fanno sentire meglio, non è poi così importante capire se sia scienza o magia.
Forse, chissà, funziona proprio perché, pur non ammettendolo mai, ci crediamo ancora.