21/08/2026
Immagina di sbloccare il telefono al mattino e di trovare, nella galleria, decine di video di te stesso. Girati durante la notte. Nella tua casa. E di non ricordare di averne registrato nemmeno uno.
È quello che racconta una donna che, dopo mesi di insonnia, inizia una terapia prescritta dal medico. Poco dopo cominciano gli episodi di sonnambulismo. All’inizio se ne accorge solo dai dettagli marginali, quelli che è facile attribuire alla stanchezza: una porta lasciata aperta, una sedia spostata di qualche centimetro, la luce accesa in una stanza in cui, quella sera, non era entrata.
Poi arrivano i video.
Registrazioni girate mentre dormiva, in cui si vede camminare per le stanze, parlare da sola, muoversi in un modo che lei stessa, riguardandosi, definisce non suo. Non ha memoria di nulla. Nessuna. Il suo primo ricordo di quelle notti coincide con il momento in cui preme play.
Quando pubblica i filmati, migliaia di utenti li analizzano fotogramma per fotogramma. La lettura si divide in due, e resta divisa. Da una parte chi vede un episodio grave ma clinicamente noto, una parasonnia amplificata dalla terapia in corso, con comportamenti complessi eseguiti in assenza totale di coscienza. Dall’altra chi sostiene che in quei filmati la postura, il ritmo dei movimenti e la direzione dello sguardo non appartengano a chi cammina, e che lei, semplicemente, non sembri al comando.
A quel punto fa l’unica cosa razionale che le resta. Prima di andare a dormire nasconde il telefono, lo mette in un punto che non potrebbe raggiungere senza svegliarsi del tutto, e lo spegne.
La mattina dopo trova nuovi video. Registrati.
Da quel momento smette di pubblicare. Nessuno sa se abbia continuato a trovarne, né cosa contengano le registrazioni successive, se esistono. La storia si interrompe esattamente dove diventerebbe verificabile.
Restano due letture possibili, e nessuna delle due è tranquillizzante. La prima è che sia il corpo a muoversi da solo, guidato da un meccanismo che la coscienza non controlla. La seconda è che quella fotocamera si accenda perché c’è qualcosa che vuole essere guardato.
Tu cosa ne pensi? Hai mai fatto qualcosa nel sonno di cui hai scoperto le tracce solo il giorno dopo? Raccontamelo nei commenti.