29/09/2026
Mostri del folklore italiano, parte terza. Cinque creature da cinque regioni: Sardegna, Abruzzo, Umbria, Toscana, Sicilia. Alcune abitano paludi prosciugate da secoli. Una siede ancora sul petto di chi dorme. Il bestiario di TheVeil | Paranormale & Mistero si riapre qui. Scorri.
Erchitu, il bue bianco della Barbagia. Nelle leggende sarde un uomo che porta una colpa grave, spesso mai punita da un tribunale, cambia forma nelle notti di luna piena. Corna d’acciaio, oppure due candele accese sulle corna. Si ferma davanti a una porta e muggisce tre volte. Chi abita lì ha i giorni contati. La maledizione si spezza solo tagliando le corna o spegnendo le fiamme. La prossima entra dalle fessure.
Pantafa, la presenza notturna d’Abruzzo. Gennaro Finamore, medico di Gessopalena, raccolse le credenze delle campagne abruzzesi e le pubblicò a Palermo nel 1890. La Pantafa sale sul petto dei dormienti e li schiaccia. Chi si sveglia sotto quel peso non riesce a gridare. La medicina la chiama paralisi del sonno. Il nome, nelle valli, è rimasto. Dalla camera da letto si passa alla palude.
Thyrus, il drago nello stemma di Terni. La leggenda lo colloca nei terreni paludosi della località La Chiusa, dove il suo alito soffocava gli abitanti. Un giovane della famiglia Cittadini lo affrontò: un raggio di sole sull’armatura accecò la bestia. Il motto civico recita “Thyrus et amnis dederunt signa Teramnis”. Nel drago si legge la malaria, nella sua morte la bonifica. Il prossimo porta la cresta di un gallo.
Badalischio, il basilisco del Casentino. Le versioni raccolte nella valle aretina parlano di un serpente grande quanto un uomo, a volte con testa o cresta di gallo, occhi rossi che paralizzano la preda. Il covo sarebbe la Gorga Nera, un laghetto nelle Foreste Casentinesi da cui una frana lo avrebbe liberato. Poi il Fosso del Diavolo. L’ultima creatura aspetta sette anni prima di mostrarsi.
Biddrina,