23/02/2021
Guardate la foto
Guardatela così
E sappiate che è vera
Togliamo il negozio intorno, il quartiere, la vetrata con i gelati, i clienti, il soffitto, le altre coppette e teniamo solo questo. Non vogliamo giudicare o soffermarci sul resto, ma solo su questo punto. Per dargli il giusto merito.
Da 22 anni la possiamo contemplare, e più il tempo passa più aumenta di valore.
La coppetta di gelato a 0,93 centesimi, il prezzo comparato alla lira il giorno che cambiò in euro.
Un’opera individuale e collettiva, semplicemente unica.
Forse è un’opera d’arte contemporanea che si rinnova costantemente paragonabile alla “banana” di Cattelan che prevede la sostituzione periodica della banana stessa.
Qui le coppette si sostituiscono tutti i giorni in una costante asta al primo offerente del momento, formando una prima opera d’arte con quelle coppette ammonticchiate e costantemente rinnovate dietro quel favolistico cartello “0,93 - £. 1800” e una seconda, gigantesca opera d’arte, composta da tutte quelle coppette, usate e finite chissà dove, vendute a 0.93 centesimi, in quel posto a partire dal 1° gennaio 1999 fino ad ora e fino a quando durerà questa incantata offerta.
Non ci è dato sapere quale sia il motivo che ha infiammato il cuore della creatrice di quest’opera (che sia donna ve lo diciamo). Un’ostinata ostinazione a prescindere? Un incastonamento psicoanalitico? Un voler essere bandiera della giustizia che non si piega? Un voler dimostrare che è possibile? Un non voler abbandonare chi può rimanere attaccato al gelato solo trovando i vecchi criteri qualità/prezzo? Un’impossibilità a lasciar andare un criterio perché non svanisca tutto quello che c’era, per noi, quando era vivo quel criterio, e che ora non c’è più? Un regalo a tutti per ricordare chi è che fa quel gelato? Un amore dei valori belli?
O potrebbe anche essere un risuonamento e rappresentazione della costante ricalibrazione e misurazione del tempo e delle cose che c’è in tutti noi e che ricalcola sempre tutto in funzione di quel che abbiamo vissuto? (quanto sarebbe in lire? è come la distanza che c’era tra e tra…, quanto ci mettevo io a fare quella cosa?... come la vedevo da bambino?...)
Non sappiamo cos’è, o più precisamente non sappiamo perchè. Ma ci emoziona. E quando la vedi è palese che sia giusta ed è evidente che sia entusiasmante.
E’ a Genova, e volevamo porre un chiaro marchio di “bellissima”, anzi, “preziosa”. Ma non possiamo dirvi dov’è. Diventerebbe tutta pubblicità, e poi abbiamo paura che non vi piaccia. E anche voi dovreste averla, paura, perché è bellissima, e se non la trovate bella non è un bel segno, per voi. Ma una parte della magia è ritrovarla, stupendosi ogni volta per chi sa che c’è, o trovarsela sbattuta in faccia la prima volta, che non ci credi. Se ve lo dicessimo e andaste lì, senza averlo scoperto per caso o senza ritornarci avendola già vista, sarebbe un percorso che vi impedirebbe la giusta iniziazione, e la conseguente meraviglia.
E’ forse, ancora, una espressione laterale e difficilissima a realizzarsi della tirchieria genovese? Il non volere che l’abbondanza circoli, il piacere del massimo gusto con la minima circolazione di danaro. Danaro che poi, essendo cambiale, è, intrinsecamente, in prospettiva, spreco. Il danaro è una cosa che ti resta e che non hai consumato, segno di quello che non hai vissuto, e che in parte non consumerai. In questa prospettiva, se non lo spendi, è uno spreco anche guadagnarlo.
Di sicuro, e ve lo assicuriamo, è una magia reale. Ed è possibile sia arte in quanto rappresenta un sentire nascosto ma comune e perché ti mette in discussione.
E’ una di quelle cose che ritieni impossibile e solo il crederci e il volerla, al di là di ogni sollecitazione razionale, rende possibile.
Omaggi quindi, e inchino, nostra fata, o maga, gelataia e grazie per avere avuto le giuste qualità per averla resa e renderla, ancora e quotidianamente, reale.
(ringraziamo chi ci ha ispirato il post)