16/04/2026
Stavolta la primavera è proprio strana, grigia, silenziosa, invernale, infernale: sarà forse che ha perso i suoi fiori migliori. Recisi alla vita, prima ancora che avessero il tempo di sbocciare del tutto e, in un futuro lontanissimo che mai sarà più, appassire, ma coloratissimi, e vivi.
Stavolta la primavera è strana, ma forse la cosa più strana è morire nella primavera dei propri anni. È innaturale, quanto la neve ad aprile, ingiusto, come l’innocente in galera, doloroso, per tutti, triste per ciascuno. Eppure, è. E allora se l’essere è così triste e quello che sarebbe stato mai sarà, pensare, coralmente, a quello che è stato lenisce e, a suo modo, cura.
Sono stati vita, come a vent’anni lo si è, e, per favore, nessuno si senta così vecchio da giudicare. Sono stati spensieratezza, euforia, leggerezza. Sono stati lavoro, impegno, costanza, dedizione. Sono stati amicizia, amore, passione. Sono stati gentili. Sono stati simpatici. Hanno fatto cose straordinarie o forse solo cose normali. Hanno riso fino alle lacrime. Hanno pianto. Hanno sbagliato qualcosa, ma si sono perdonati e li abbiamo perdonati. Ci stiamo perdonando per non aver detto tutto, essere arrivati in ritardo, non aver abbracciato abbastanza. Ci stiamo perdonando per aver pensato che c’era un domani a cui rimandare.
Che poi al domani a vent’anni chi c’ha mai pensato: e per favore, nessuno si senta così saggio guardandosi indietro.
E loro, di domani, ne vedevano così tanti che era proprio inutile contarli.
E allora si, questa primavera è davvero strana: ma tu l’hai mai vista una primavera senza fiori?