12/06/2026
Strava heatmap 🏃♂️❌
Se avete intorno ai 30 anni probabilmente l’80% dei vostri amici ha quest’app sul telefono: oggi Strava è ovunque ed è la soluzione per eccellenza che gli appassionati di corsa e bici utilizzano per tracciare ogni allenamento e condividerlo. Eppure proprio Strava è finita al centro di uno dei più clamorosi autogol della storia recente della tecnologia. Nel 2017 l’azienda pubblicò una “heatmap” globale: una mappa luminosa costruita su miliardi di punti GPS dei suoi utenti, pensata per mettere al centro la community e dimostrare al mondo la diffusione di questa app. Un’opera d’arte digitale dal grande impatto che si è rivelata però un pericoloso boomerang. Nel gennaio 2018, uno studente australiano iscritto a Sicurezza Internazionale sollevò un dubbio: e se Strava mostrasse anche dove corrono i soldati americani in missione all’estero? Puntando lo sguardo sui deserti della Siria, dell’Iraq e dell’Afghanistan apparivano chiaramente degli agglomerati di percorsi molto ben definiti e delimitati: erano effettivamente le basi americane con confini, rotte di rifornimento e le abitudini quotidiane del personale militare.
Perché un’idea di marketing brillante è diventata un caso di sicurezza internazionale?
• i dati erano aggregati e teoricamente anonimi, ma l’insieme dei movimenti comunicava molto di più: non la singola corsa, ma lo schema di vita e gli spazi di chi viveva dentro quei recinti;
• in mezzo al deserto l’unica persona con un fitness tracker acceso era quasi per forza un militare a cui, in molti casi, il GPS era stato fornito dal Pentagono stesso per combattere l’obesità tra le truppe;
• nessuno in Strava aveva pensato ai possibili problemi legati alla condivisione pubblica dei percorsi… sbagliando.
La prossima volta che condividete il vostro giro di corsa… siete sicuri di sapere chi sta guardando? 😬