08/02/2026
Bello mio Trump: si è stupito dei fischi rivolti a Vance... E, in fondo, proprio quella sorpresa spiega i fischi stessi.
Vedere una platea che si divide, tra applausi agli atleti e contestazioni a figure politiche, non mi scandalizza. Succede quando lo sport diventa il megafono del mondo reale, con tutte le sue tensioni. Anche — diciamolo — alla faccia di Trump...
Capisco il dissenso (condiviso) verso presenze come quelle legate all’ICE o verso Vance: il dissenso, quando resta civile, è parte della grammatica democratica. Diverso è il punto in cui la protesta smette di parlare e comincia a rompere (anche le p***e). La violenza, i sabotaggi, perfino il danneggiamento di infrastrutture strategiche come l’alta velocità non hanno nulla a che vedere con la libertà di esprimere un’opinione: sono solo scorciatoie che svuotano di senso qualunque ragione e che danneggiano il messaggio.
In mezzo a tanta mediocrità, però, una figura continua a spiccare: il nostro Presidente Mattarella. Ha quel modo sobrio e fermo di stare nelle istituzioni che, senza bisogno di alzare la voce, ricorda cosa significhi rappresentare un Paese. Ormai, lo ammetto, gli voglio proprio bene.
Sorvolo invece sulla figura — a mio avviso davvero meschina 💩💩💩 — fatta dalla RAI con un cronista apparso inadatto al contesto, poco professionale, con omissioni faziose e persino velatamente, ma neanche troppo, razziste. Quando il racconto perde equilibrio, finisce per sporcare anche ciò che dovrebbe unire.
Forse certe contestazioni avrebbero avuto più forza prima, nei luoghi dove si decide davvero, chiedendo alla politica e alla diplomazia di assumersi le proprie responsabilità. Durante i Giochi, resta un’occasione rara: vedere popoli diversi gareggiare senza odiarsi.
Godermi lo sport, in giorni così carichi di rumore, non significa ignorare il mondo. Significa ricordarmi che esiste ancora uno spazio in cui competere non vuol dire distruggere l’avversario. E, di questi tempi, non è affatto poco.