03/06/2026
Un provvedimento largamente atteso e, diciamoci la verità, inevitabile. Nell'ultimo anno il feed di LinkedIn era diventato quasi illeggibile, invaso da post scritti con lo stampino, elenchi puntati tutti uguali ed emoji piazzate strategicamente dai vari chatbot. Difficile non notarlo.
Automatizzare la creazione di contenuti ha solo generato un rumore di fondo indistinto. Ha dato il microfono a chi prima non sapeva come gestire la propria presenza online e ora, senza un vero equilibrio comunicativo, si ritrova a pubblicare anche quattro post al giorno.
Il paradosso più grande? Il loop che si era creato: un'IA scrive il post, e un'altra IA scrive il commento sotto quel post. Un dialogo tra macchine in cui l'utente umano è solo uno spettatore passivo. Risultato? Tanto fumo, ma dell'arrosto — ovvero delle relazioni umane e professionali — non è rimasta traccia. LinkedIn trova il senso ultimo nel networking, nella connessione di persone. Non sarei sorpreso se anche altri social inziassero ad intervenire nella stessa maniera.
LinkedIn vuole limitare la diffusione dei contenuti generici prodotti o rielaborati con strumenti AI