17/02/2026
Molte PMI stanno affrontando la sostenibilità come un obbligo.
Il mercato la sta già usando come criterio di selezione.
Nelle ultime settimane si è parlato molto del pacchetto “Omnibus” dell’Unione Europea, che vuole alleggerire e rinviare diversi obblighi di reporting sulla sostenibilità per le imprese.
Per molte aziende è sembrata una buona notizia.
Ma dal punto di vista competitivo, la realtà è più complessa.
Le modifiche approvate riducono il numero di imprese direttamente coinvolte e attenuano alcuni obblighi, rinviandone l’entrata in vigore e concentrandoli sulle aziende più grandi.
Questo significa che molte PMI non saranno obbligate per legge nel breve periodo.
Ma non significa che non saranno più valutate.
Perché la pressione si sta spostando:
→ dalle norme al mercato
→ dalle autorità ai clienti
→ dagli obblighi legali ai criteri di selezione commerciale
Le grandi aziende continuano infatti a chiedere dati ESG ai fornitori per ridurre rischi lungo la supply chain e rispondere alle aspettative di investitori e stakeholder.
In altre parole: anche se gli obblighi diretti si allentano, la sostenibilità resta un linguaggio attraverso cui il mercato decide con chi lavorare.
È quello che vedo sempre più spesso nelle PMI orientate all’export:
• questionari ESG dei clienti
• richieste di trasparenza sui processi
• criteri di selezione che includono sostenibilità e governance
• valutazioni comparative tra fornitori
Non perché qualcuno lo imponga per legge.
Ma perché è diventato un fattore di rischio e competitività.
Le aziende che stanno anticipando questo cambiamento non sono necessariamente le più sostenibili.
Sono quelle più lucide nel leggere dove si sta spostando il mercato.
La sostenibilità non è più reputazione.
È accesso al mercato.