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n main object: increase their business and open new market. Through this virtual space, a company or any person working in the food sector can seek new business opportunities and promote his products in a cost efficient way. Agrosection.com operates around the world through different services to meet our customer needs.

Italia prima in Europa nei prodotti agroalimentari di qualità. I numeriNel 2016 il conteggio delle imprese italiane del ...
21/03/2018

Italia prima in Europa nei prodotti agroalimentari di qualità. I numeri
Nel 2016 il conteggio delle imprese italiane del Food&Beverage supera le 60 mila unità, un numero elevato che rivela un settore fortemente polverizzato.
Nonostante questa estrema frammentazione, il comparto genera un fatturato di 132 miliardi di euro, che contribuisce a collocare l’industria alimentare del nostro Paese tra le più importanti a livello europeo. Perché, se da un lato frammentazione può essere sinonimo di scarso potere di mercato, dall’altro si associa anche a un’idea di elevata qualità dei prodotti. E nel caso italiano è proprio così: lo stretto legame delle produzioni con il territorio e una tradizione culinaria che ha fatto dell’eccellenza il proprio marchio di fabbrica hanno portato l’Italia ad essere il Paese europeo con il maggior numero di certificazioni (DOP, IGP e STG). Sono infatti 291 in totale, ben 54 in più rispetto ai cugini francesi. Segue poi la Spagna con 137 riconoscimenti.
La classifica ci vede primi anche per il numero di DOP, in assoluto la certificazione che garantisce il livello di qualità più elevato: per ottenerla è infatti necessario che l’intero processo produttivo si svolga nello stesso territorio. Sono 166 (dati del 2016) le Denominazioni di Origine Protetta riconosciute ai prodotti italiani.
Punta di diamante della produzione nostrana, il settore ortofrutticolo porta a casa 110 certificazioni, un risultato nettamente superiore agli altri Paesi europei. Seconda la Spagna (62). Tra le altre categorie di prodotti, che contribuiscono maggiormente al posizionamento dell’Italia, troviamo in prima linea i Formaggi, con 51 riconoscimenti, ex aequo con la patria del Camembert. Sono 45 le DOP e IGP per le specialità olivicole e 41 quelle per le preparazioni a base di carne – tra le quali ad esempio il Prosciutto di Parma e il Lardo di Colonnata – lo stesso numero che ottengono anche i prodotti spagnoli – l’inconfondibile Jamon Iberico, per citarne uno.
“Italia, patria della buona cucina” non è semplicemente uno stereotipo, ma una realtà concreta fatta di numeri interessanti: solo nel 2016 si è registrato un aumento del +4,4% nel numero di operatori del settore. Mentre sono sempre di più i prodotti italiani che ottengono i marchi di qualità. Nel 2017 si contano 4 nuovi riconoscimenti: Lenticchia di Altamura IGP, Ossolano DOP, Vitelloni Piemontesi della Coscia IGP, Marche IGP (Olio EVO).

Agrinotizie » NEWS » attualitàL'Europa vuole vietare il rame in agricolturaLa decisione potrebbe pesare soprattutto su c...
02/08/2017

Agrinotizie » NEWS » attualità
L'Europa vuole vietare il rame in agricoltura
La decisione potrebbe pesare soprattutto su chi fa biologico.
Entro il 31 gennaio 2018 potrebbe scadere l’approvazione di tutti i prodotti di difesa a base di rame. È quanto emerge da un recente orientamento della Commissione europea, che potrebbe mettere particolarmente in difficoltà chi fa agricoltura biologica, dove il rame è molto utilizzato senza che si possa sostituire con fitofarmaci alternativi e compatibili con le regole del bio.

I legislatori europei hanno messo il rame sotto accusa perché sostengoni che si tratti di un elemento poco mobile che tende ad accumularsi negli strati superficiali dei suoli.

Secondo fonti provenienti dalla Commissione europea, questo orientamento potrebbe non tradursi in una completa messa al bando, ma solo in un abbassamento dei quantitativi permessi (che attualmente ammontano a 6 kg/ettaro). Rimane il fatto che la lotta ad alcune patologie non può prescindere dal rame, e visto il successo del biologico sul mercato, non è proprio il caso di frenarne la crescita.

Grano e riso, l'etichetta dirà da dove vengonoFirmati due decreti per introdurre l'obbligo di indicazione dell'origine d...
24/07/2017

Grano e riso, l'etichetta dirà da dove vengono
Firmati due decreti per introdurre l'obbligo di indicazione dell'origine delle materie prime. Positive le reazioni del mondo agricolo italiano
Dal 20 luglio 2017 è legge l'obbligo di indicazione dell'origine del riso e del grano in etichetta. E' di ieri infatti la firma dei due decreti interministeriali da parte dei ministri Maurizio Martina (Politiche agricole) e Carlo Calenda (Sviluppo economico).

I provvedimenti introducono la sperimentazione per due anni del sistema di etichettatura, nel solco della norma già in vigore per i prodotti lattiero-caseari e in attesa che la Ue attui l'articolo 26, paragrafo 3 del Regolamento Ue 1169/2011 con atti di esecuzione.

I due decreti, molto attesi, sono il frutto anche di una consultazione popolare condotta via web dal Mipaaf, secondo la quale l'80% dei consumatori italiani desidera conoscere la provenienza del riso e della materia prima della pasta, il grano duro.
Positive le reazioni nel Mezzogiorno d'Italia, dove è fortemente radicata la coltivazione del grano duro.

Grano e pasta
Il decreto prevede che le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta il paese di coltivazione del grano e paese di molitura.
Se queste fasi avvengono nel territorio di più paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: "paesi Ue, paesi non Ue, paesi Ue e non Ue".
Se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo paese, come ad esempio l'Italia, si potrà usare la dicitura: "Italia e altri Paesi Ue e/o non Ue".

Riso
Il provvedimento prevede che sull'etichetta del riso devono essere distintamente indicati: “Paese di coltivazione del riso”, “Paese di lavorazione” e “Paese di confezionamento”. Anche per il riso, se queste fasi avvengono nel territorio di più paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: paesi Ue, paesi non Ue, paesi Ue e non Ue.

Origine visibile in etichetta
Le indicazioni sull'origine dovranno essere apposte in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili ed indelebili.
I provvedimenti prevedono una fase di 180 giorni per l'adeguamento delle aziende a nuovo sistema e lo smaltimento delle etichette e confezioni già prodotte e non a norma.

"È un passo storico - ha dichiarato ieri il ministro per le Politiche agricole, Maurizio Martina - Puntiamo a dare massima trasparenza delle informazioni al consumatore, tutelare i produttori e rafforzare i rapporti di due filiere fondamentali per l'agroalimentare made in Italy. Con questa decisione l'Italia si pone all'avanguardia in Europa sul fronte dell'etichettatura, come chiave di competitività per tutto il sistema italiano".

In Puglia, prima regione italiana produttrice di grano duro, prende posizione Coldiretti: “Un pacco di pasta su tre prodotto in Italia è fatto con grano coltivato all’estero ed è per questo che il Decreto sull’etichettatura obbligatoria dell’origine del grano è fondamentale per creare la linea del discrimine tra chi fa spaghetti, maccheroni e orecchiette con grano pugliese e chi con grano canadese, russo o francese - I consumatori devono essere messi nella condizione di scegliere”.

Agricoltura, è ancora allarme siccitàLe scarse piogge e i fiumi in secca fanno presagire il peggio per un settore che ha...
18/07/2017

Agricoltura, è ancora allarme siccità
Le scarse piogge e i fiumi in secca fanno presagire il peggio per un settore che ha già perso 14 miliardi di euro negli ultimi 10 anni.
È ancora allarme siccità per l'agricoltura italiana, tanto da far presagire una crisi nazionale del settore. Negli ultimi dieci anni questa emergenza ambientale ha fatto perdere alle sole imprese agricole del nostro paese ben 14 miliardi di euro, e il problema non accenna a scomparire. Il governatore del Veneto Luca Zaia ha appena dichiarato lo stato di crisi idrica in tutta la regione fino al 15 maggio, visti i rischi imminenti con l'arrivo dell'estate, mentre in parlamento il presidente della commissione ambientale alla Camera dei deputati, Ermete Realacci, ha presentato nei giorni scorsi un'interrogazione per sollecitare il governo a intraprendere iniziative concrete contro la siccità.
Due i punti su cui urge intervenire: la lotta alla mancanza di acqua e una maggiore tutela delle produzioni agricole. Sempre rimanendo in Veneto, nel dichiarare lo stato di crisi, Zaia ha evidenziato come i fiumi Piave e Adige siano completamente a secco, e in un'analoga situazione si trovano tutte le regioni italiane. Per esempio, secondo i dati dell'Unità di ricerca per la climatologia citati da un recente comunicato di Coldiretti, il fiume Po quest'anno registra ben due metri di acqua in meno rispetto al 2016.
Ma se il governo può intervenire potenziando le infrastrutture, per combattere la siccità occorre un radicale cambio dello stile di vita, a partire dalle politiche energetiche, che consenta l'interruzione completa dei cambiamenti climatici responsabili della grave mancanza di acqua, legata a una sorta di "tropicalizzazione" del clima italiano che va assolutamente fermata per salvare l'agricoltura e non solo.

Nuove misure UE contro macchia nera agrumiA decorrere dal 5 giugno i frutti di importazione subiranno maggiori restrizio...
17/07/2017

Nuove misure UE contro macchia nera agrumi
A decorrere dal 5 giugno i frutti di importazione subiranno maggiori restrizioni.
Agricoltura in allarme, specialmente il settore degli agrumi, per l’organismo nocivo Phyllosticta citricarpa, detto anche black-spot o macchia nera degli agrumi. Dall’Ue stanno giungendo nuove misure di sicurezza affinchè venga impedita l’introduzione e la diffusione nell’Unione di questo organismo nocivo che, altrimenti, potrebbe creare seri problemi.
La decisione 2016/715, appena pubblicata in Gazzetta ufficiale, stabilisce controlli particolari per le importazioni di agrumi provenienti da Brasile, Uruguay e Sud Africa. A partire dall’adozione di tale decisione, tra maggio e ottobre dello scorso anno, gli Stati membri hanno notificato più volte intercettazioni di black-spot a seguito delle ispezioni delle importazioni di frutta originaria dell’Argentina. La Commissione ha valutato che la certificazione fitosanitaria in Argentina non offriva sufficienti garanzie per evitare l’introduzione dell’organismo nell’Ue. Pertanto, come già previsto per le importazioni provenienti da Brasile, Uruguay e Sud Africa, anche gli agrumi originari dell’Argentina potranno essere introdotti nell’Unione solo sottostando a determinate prescrizioni: dovranno essere accompagnati da un certificato fitosanitario che dovrà includere alla rubrica Dichiarazione supplementare, le seguenti dichiarazioni che attestino:
• che la frutta è originaria di un’area di produzione sottoposta a opportuni trattamenti contro Phyllosticta citricarpa;
• che è stata effettuata un’adeguata ispezione ufficiale nell’area di produzione durante il periodo di crescita, e che nessun sintomo del patogeno è stato individuato nella frutta dall’inizio dell’ultimo ciclo vegetativo;
• che è stato prelevato un campione, fra il momento dell’arrivo e quello dell’imballaggio nell’impianto di imballaggio e che tuta la frutta oggetto di campionamento che mostravano sintomi è stata sottoposta a test ed è risultata indenne da tale parassita.
Oltre agli agrumi originari del Sud Africa e dell’Uruguay, anche quelli importati dall’Argentina dovranno essere ispezionati visivamente al punto di ingresso o sul luogo di destinazione. Inoltre, vengono mantenute (e allargate alle importazioni dall’Argentina) le prescrizioni particolari relative all’introduzione e circolazione nell’Unione di agrumi destinati esclusivamente alla trasformazione industriale in succo. La nuova decisione si applica a decorrere dal 5 giugno 2017.

Record storico dell'export agroalimentareSul commercio estero, il made in Italy continua a crescere.È record storico per...
13/07/2017

Record storico dell'export agroalimentare
Sul commercio estero, il made in Italy continua a crescere.
È record storico per il Made in Italy agroalimentare all'estero, con una crescita media dell'8% spinta soprattutto dal nord ovest (+13,1%) e dal nord est (+7,4%), ma crescono anche il centro Italia nonostante il terremoto (+4,2%) e il mezzogiorno e isole (+1.7%). È quanto emerge da una analisi della Coldiretti sui dati Istat relativi a commercio estero regionale nel primo trimestre del 2017.
Quasi i due terzi delle esportazioni nel 2017 - sottolinea la Coldiretti - interessano i Paesi dell'Unione Europea con il mercato comunitario che aumenta del 5,9%, ma il Made in Italy a tavola continua a crescere su tutti i principali mercati, dal Nordamerica all'Asia fino all'Oceania. Un balzo del 45% si registra in Russia dove tuttavia i valori restano contenuti a causa dell'embargo che ha colpito gran parte dei prodotti alimentari, ma gli Stati Uniti con una crescita del 6,8% - sottolinea la Coldiretti - sono di gran lunga il principale mercato fuori dai confini dall'Unione, ed il terzo in termini generali dopo Germania e Francia e prima della Gran Bretagna.
Sul successo del Made in Italy agroalimentare all'estero - continua la Coldiretti - pesano dunque in misura rilevante i cambiamenti in atto nella politica internazionale che potrebbero tradursi in misure neoprotezionistiche. Si attendono gli effetti degli annunci del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che sta per scegliere i prodotti dell'Unione Europea da colpire come risposta alla controversia generata dalla questione della mancata importazione di carne dagli USA in Europa per la disputa sugli ormoni iniziata con il ricorso al Wto nel 1996.

Pesche spagnole invadono il mercato: è emergenzaL'appello di Confagricoltura ai consumatori: ''Scegliete il chilometro z...
12/07/2017

Pesche spagnole invadono il mercato: è emergenza
L'appello di Confagricoltura ai consumatori: ''Scegliete il chilometro zero''
Prima la gelata della fine di aprile, poi la siccità che va avanti da maggio e infine la concorrenza della Spagna. Per le pesche, l’annata appena iniziata si preannuncia catastrofica. Ma le scelte dei consumatori possono cambiare le carte in tavola.
«Le nostre pesche quest’anno sono piccole ma di sapore ottimo, gli eventi climatici degli ultimi mesi hanno fatto crollare la produzione, prima la gelata in alcuni casi spogliando del tutto gli alberi. Poi la scarsità di piogge di questo periodo ha ridotto la dimensione dei frutti, ma ne ha anche migliorato il livello organolettico».
Se gli eventi atmosferici stanno martoriando la pesca, in Spagna il clima ha invece favorito i frutti che sono ora in sovrapproduzione e hanno invaso il mercato italiano. «La situazione è allarmante per il comparto della pesca, ma siamo solo all’inizio della stagione. È importante ricordare al consumatore, soprattutto in casi come questo, il vantaggio di scegliere un prodotto a chilometro zero , Minore infatti è il tempo tra la raccolta e l’acquisto, maggiore è la qualità del frutto che arriva a casa. Bisogna tener presente che a differenza delle pesche spagnole le nostre pesche possono essere colte quando sono mature, arrivare in tavola anche nel giro di 24 ore, e guadagnarne indubbiamente in sapore».
Come si riconosce quindi la freschezza di una pesca, per sapere in anticipo che sapore avrà? Dal suo inconfondibile profumo, che si perde nel giro di tre giorni, suggeriscono gli agricoltori.

L’innovazione tecnologica al servizio della competitività dei coltivatori italiani.In questo periodo si stanno svolgendo...
11/07/2017

L’innovazione tecnologica al servizio della competitività dei coltivatori italiani.
In questo periodo si stanno svolgendo vari e importanti incontri in diversi settori dell’agricoltura italiana. Tutti sono attraversati dalla stessa preoccupazione: tenere alta la competitività grazie al supporto fondamentale dell’innovazione tecnologica. Una tematica che accumuna i fili conduttori di appuntamenti come l’Assemblea generale di Assosementi di fine aprile a Bologna, e anche altri eventi agricoli che si sono svolti nel mese di maggio, come il Macfrut a Rimini e il recente TAO Tractor Agricultural Observatory a Verona.

All’incontro di Assosementi si è ricordato come l’innovazione in agricoltura debba essere al servizio di colture che hanno un ruolo chiave sul territorio, come ad esempio il mais italiano. Basta pensare che la legge impone per le produzioni DOP che si dispensino delle razioni alimentari agli animali contenenti, per almeno la metà, tipi di mais di provenienza nazionale. Una filiera di indubbia importanza quindi, i cui addetti volgono sempre di più lo sguardo verso nuove tecnologie per migliorare le proprie produzioni. Attualmente l’innovazione in questo settore si sviluppa in modo particolare grazie all’agricoltura di precisione e gli sforzi per riuscire a ottimizzare le risorse energetiche e idriche. Come lo ricorda in un comunicato stampa il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, infatti, per consentire all’Italia di avere produzioni agricole di qualità l’agricoltura di precisione “svolge un ruolo di primo piano per ottimizzare i rendimenti produttivi e abbattere l’impatto ambientale”. Molteplici sono le aziende sementiere coinvolte in questo processo, per gli sforzi nel campo della ricerca e dell’innovazione. Gli esperti dell’azienda sementiera Dekalb, ad esempio, scommettono su strumenti tecnologici in grado di combinare immagini satellitari, dati raccolti dal terreno e dati meteorologici. L’obiettivo è di assistere i coltivatori quando si tratta di prendere decisioni circa la gestione dei loro terreni.
La gestione sempre più precisa e assistita dei raccolti va a vantaggio anche di una produzione in costante rivalorizzazione sul territorio, quella della colza. La colza desta un elevato interesse per essere un valido elemento nelle rotazioni, inclusa quella del mais, oltre che un’alternativa alle coltivazioni cereali vernine. Negli ibridi dei semi di colza si integrano sempre di più genetica e pratiche agronomiche, e anche in questo caso lo scopo è di migliorare l’adattabilità alle tecniche di minima lavorazione, per l’ottimizzazione delle risorse impiegate in questo tipo di coltivazione.
Anche alla fiera internazionale dell’ortofrutta di Rimini, innovazione e qualità sono le parole d’ordine per continuare a sostenere la filiera orticola nazionale, che pone l’Italia tra i leader mondiali in questo settore.
Infine, questo mese si è parlato dell’agricoltura di precisione e delle opportunità generate dalla sua espansione anche al Tractor Agricultural Observatory. Questa ultima edizione ha messo in luce delle strade da percorrere per chi vuole avvalersi di questa nuova possibilità: innanzitutto, la formazione e la specializzazione. Un campo tutto da esplorare, in cui prodotti e servizi sono ancora poco sviluppati. Elemento che fornisce un’area ancora poco concorrenziale e potenzialmente avvincente per chi abbia voglia di avventurarsi, investendo nella preparazione di esperti con conoscenze tecniche e agronomiche adeguate.

Pomodoro da industria: dalla Cina attacco frontale al Made in Italy.Non solo “pummarola”, ma anche sughi pronti, pelati,...
10/07/2017

Pomodoro da industria: dalla Cina attacco frontale al Made in Italy.
Non solo “pummarola”, ma anche sughi pronti, pelati, passata alle verdure e concentrato fanno gola al mercato globale, ovvero quello globalizzato, che in verità trova le nostre aziende (anche le più grandi) grossolanamente impreparate.

Il pomodoro fresco non figura tra le materie prime di interesse borsistico (cosa che invece capita allo zucchero ed al caffè), ma il suo valore commerciale nel comparto alimentare vale non meno di 6mila miliardi di dollari all’anno. Una cifra stratosferica, che equivale al triplo dell’intero debito pubblico italiano, anch’esso stratosferico.
In Italia, il pomodoro è una tradizione consolidata da quando questa orticola è stata importata dall’America; in alcune regioni, come Emilia Romagna, Lazio e Campania è diventato un valore economico indiscutibile, in altre, come Calabria e Sicilia, una questione di cultura alimentare. Da noi se ne producono milioni di tonnellate di tutte le varietà, a cominciare dal Sanmarzano per arrivare al tondo liscio, al Pachino e al grappolo. In Europa, più di noi ne produce la Spagna e poi nel novero dell’élite delle “verdure rosse” ci sono Grecia, Francia e Portogallo a cui negli ultimi decenni si è aggiunta l’Olanda (Fiandre). Nel mondo ci sono grandi produttori in America (Messico, Stati Uniti, Brasile, Cile, Argentina e Perù), Africa (Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto, Sudafrica e Angola), Oceania (Nuova Zelanda e Australia), ma è soprattutto l’Asia ad aver messo a soqquadro i valori produttivi, con Kazakhstan, Indonesia, Filippine e Vietnam diventati improvvisamente “grandi produttori”. Il clou, però, è rappresentato dalla Cina, il cui pomodoro ha invaso letteralmente i mercati mondiali sia per quantità che per prezzo di vendita. Qualcuno afferma che anche la qualità sia notevolmente migliorata, anche per via del fatto che la produzione ha cercato di privilegiare le varietà maggiormente richieste sui mercati occidentali, come l’occhio di bue, il ramato e il piccadilly. L’annata agraria che si va ad innestare dovrebbe dare al Cina alcune decine di milioni di tonnellate di pomodoro fresco in più rispetto a quella conclusasi nel 2016, soprattutto perché nelle regioni del Fiume Azzurro (Sud Est del Paese) sono stati tolti della produzione circa 10milioni di ettari a riso, in previsione della costruzione di una grande diga per scopi idroelettrici, parzialmente sostituiti da 1,5milioni di ettari a pomodoro, come deciso dal piano agricolo quinquennale del Partito Comunista Cinese 2016-2020, che andrà decorrere nel 2018, anno previsto del completamente dello sbarramento di Whuan sullo Jang-tze, che consentirà l’indipendenza elettrica alla megalopoli di Shangai (28milioni di abitanti).
Ciò non toglie che le imprese tecnologiche cinesi ed i suoi contorni agroalimentari, avranno fortissime ripercussioni in tutto il resto del mondo, a cominciare dalle produzioni maggiormente attaccabili, come il pomodoro da trasformazione, ovvero da industria, dove il Made in Italy svolge un ruolo di primissimo ordine. Le conseguenze potrebbero essere disastrose, con un crollo verticale dei prezzi e delle remunerazioni, vista la possibilità di accesso, anche attraverso triangolazioni, al prodotto asiatico a basso prezzo: 35 dollari/tonnellata franco container porto di Savona (4 settimane di navigazione); 48 dollari/tonnellata franco Lipsia, Germania, via Transiberiana (2 settimane di treno); 279 dollari/tonnellata franco aeroporto Verona Catullo, Italia (via Chisinau, Moldova, 2 giorni).
Alla fine si scopre che costerebbe di più convogliare un camion (3,5 tonnellate) da Catania a Codigoro (Valfrutta) che l’intera spedizione di raccolto trasportabile, almeno stando ai prezzi cinesi che vengono proposti (e accettati) all’industria nazionale. Quasi uno scacco matto da cui proteggersi più in fretta possibile.

Da Grecia e Moldova arriva vino da taglio a prezzi stracciati.Qualche anno fa, nei pressi di Stradella (PV) venero ferma...
07/07/2017

Da Grecia e Moldova arriva vino da taglio a prezzi stracciati.
Qualche anno fa, nei pressi di Stradella (PV) venero fermate alcune autocisterne con centinaia di ettolitri di vino bianco diretti ad una delle cantine allora più famose d’Italia, la LaVersa, produttrice del Testarossa con cui brindavano a Sanremo e Castrocaro. Pochi giorni or sono a Jesi (AN) è stato calcolato che più del 15% del vino imbrogliato in Italia non ha origini nel Belpaese. Ancora oltre. Tra Vittorio Veneto, Conegliano e Valdobbiadene si produce l’oro liquido nazionale, il Prosecco. I filari coprono un’ampia superficie, oltre 1,5mila Km quadrati, l’equivalente di 1 provincia di media dimensione. Centocinquantamila ettari che danno una produzione di circa 20milioni di bottiglie speciali a catalogate. Eppure, solo in Italia, ogni anno vengono stappate circa 32 milioni di bottiglie di Prosecco, 6milioni delle quali contrassegnate dal pregiato marchio Valdobbiadene. Altri 14milioni di bottiglie del “triangolo d’oro” finiscono sul mercato estero, Germania, Russia e Usa in modo particolare…

Ma chi cavolo riesce a fare così tanto vino senza la necessaria uva? E la storia del Prosecco è solo una delle tante che si possono raccontare come i ghiacci che si staccano dei poli finendo in un mare ricolmo di insidie e contaminazioni. Basterebbe guardare a cosa arriva, in fatto di vino, da Grecia e Moldova, per capire quanto di intricato ci sia nel discorso delle vendite: da lì arriva vino da taglio, e non solo da taglio, a prezzi stracciati, anche 8 centesimi al litro. Come la legna, il pellet e via dicendo… Basterebbe dare un’occhiata ai Colli Albani, al Nero d’Avola e ai meno pregiati Marino, Barbera Piemonte, Lambrusco Emilia, Sangiovese del Rubicone, Montepulciano d’Abruzzo, Bonarda Oltrepo Pavese, Trebbiano di Puglia, per capire che i numeri non quadrano con le viti, quelle che hanno radici, non certo quelle che si avvitano su un filetto di vetro o di plastica e si fanno pagare anche 10 volte il prezzo d’arrivo.

Controlli zero alle frontiere, volano gli umani e si snaturano i prodottiSenza giochini gli italiani in fatto di agroali...
06/07/2017

Controlli zero alle frontiere, volano gli umani e si snaturano i prodotti
Senza giochini gli italiani in fatto di agroalimentare sarebbero i padroni del mondo.
Che si tratti di Europa, di Africa o Asia, tutti i punti di riferimento dei cosiddetti profughi hanno come meta anzitutto la Germania (ancora una volta ueber alles), poi la Scandinavia, la Gran Bretagna, i Paesi Bassi, la Francia e anche l’Italia. Già, il nostro Paese, quello che è bastonato, vilipendiato, snaturato, amorfizzato dai suoi stessi abitanti. Eppure l’Italia è un grande Paese, non solo perché entra nel novero dei Sette Grandi, bensì perché ha un presente di valore economico invidiabile. Soprattutto in fatto di turismo e di agroalimentare. Qui, davvero, siamo i padroni del mondo. Siamo al secondo posto in tutta la Terra in fatto di qualità di vini e formaggi, primi assoluti in riso e pasta, superiori a chiunque in cucina, extraterrestri quando si parla di salumi ed insaccati, fuori quota per chiunque cerchi di avvicinare le regole ambientali a quelle culinarie. Il nostro fatturato agroalimentare non ha paragoni nel resto del mondo, anche dove le vicende dicono “birra e crauti”: chi assaggia per la prima volta la mortadella di Bologna lascia ogni tipo di wuerstell nel frigo di chi li vende. Chi assapora il trittico piacentino, coppa, salame e pancetta, ornata di Ortrugo, si inchina ammirato ancor prima di saziato. Colui che odora le orecchiette condite con cime di rapa e pecorino offende sé stesso e la propria bilancia. E che ne è del Cannonau digerito con porceddu o del Vermentino delle Cinque Terre con pasta in sugo di alici e ricotta? Oppure di Castelli di Jesi che accompagna un risotto affogato in salsa di olive? Si potrebbe disturbare lo chef di Oristano e quello di Porto Garibaldi quando parla di pesce o di pescato, ma il contorno non cambia: siamo il Belpaese, patria del buon mangiare e del bel vivere. Eppure abbiamo davanti un sacco di “zeri”, in economia, in affidabilità e soprattutto in controlli. Alle frontiere non si contano i profughi, veri o presunti, arrivati per inerzia, per fame o per politica. Tanti di loro sono povera gente bisognosa a cui credere e a cui dare. Ma alle frontiere non si contano i Tir che portano a casa nostra quello che già noi produciamo, meglio di qualunque altro, prodotto particolarmente appetibile ad un mercato funesto e travisato da marchi assurdi e persino inconcepibili perché irrrintracciabili, senza regole e senza domani. E i timori del mondo agricolo nostrano montano sovrani.

Enoturismo, è l'anno del sorpassoSarà sorpasso nel 2017. Ad assicurarlo sono operatori e amministratori locali che si so...
05/07/2017

Enoturismo, è l'anno del sorpasso
Sarà sorpasso nel 2017. Ad assicurarlo sono operatori e amministratori locali che si sono confrontati sull’Italia enoturistica in riferimento al 2016. La sicurezza arriva dal XIII rapporto nazionale su Turismo del Vino curato per conto di Città del Vino dall’Università di Salerno. Dallo studio emerge che per oltre l’80% del campione il flusso degli arrivi in cantina e il fatturato dell’enoturismo sono aumentati o almeno rimasti stabili rispetto all’anno precedente. Gli arrivi in cantina e il valore dell’enoturismo sono aumentati per il 40,22% dei Comuni e il 60,87% delle Strade Vino. Nel 2016 il XII Rapporto stimava in 14 milioni gli arrivi enoturistici alle strutture dei territori e un valore di 2,5 miliardi di €.
I risultati emersi dal XIII Osservatorio, ricerca condotta attraverso due distinti questionari online coinvolgendo un campione di 25 Strade del Vino italiane e 116 Città del Vino su un totale di 420 (27,62%), sono stati presentati durante la Convention di Città del Vino, in Umbria, al Simposio Europeo sull’Enoturismo.

Indirizzo

Via Amendola 44 Marsala , (TP)
Marsala
91025

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