02/12/2023
L'idea di creare un nuovo quotidiano per Firenze risale al 13 luglio 1859.
In città si era appena diffusa la notizia dell'armistizio di Villafranca, Leopoldo II, Granduca di Toscana (della casata Asburgo Lorena), aveva lasciato il trono da ormai due mesi e mezzo; a Firenze era rimasto nelle sue funzioni il governo provvisorio di Bettino Ricasoli. Quella sera, Ricasoli convocò una riunione nel suo gabinetto di Palazzo Vecchio, alla quale furono invitati Carlo Fenzi, Piero Puccioni e Leopoldo Cempini, tre patrioti che già due mesi prima avevano proposto a Ricasoli l'idea di dar vita a un nuovo quotidiano per Firenze. Durante l'incontro, il barone spiegò ai presenti la situazione politica che si era venuta a creare a Villafranca, ribadendo però la ferma volontà di andare avanti nel progetto di unificazione: "Lor signori mi chiesero di fondare un giornale politico: rifiutai: oggi concedo: ma ad un patto: che domani e nelle prime ore del mattino il giornale venga in luce." Ai tre si unì Alessandro d'Ancona e come tipografia fu scelta quella di Gaspero Barbèra, con sede in via Faenza. All'una di notte i testi erano scritti, alle cinque del mattino Ricasoli aveva dato la sua approvazione e la mattina dopo "il numero zero" del nuovo giornale intitolato La Nazione, pubblicato in formato tabloid (a mezzo foglio), era già in circolazione. Il primo numero in versione ufficiale risale al 19 luglio. Il primo direttore fu proprio Leopoldo Cempini, che rimase in carica fino al 9 agosto del 1859. L'orientamento del giornale è sempre stato moderato-conservatore.