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17/06/2023

L'immensità dello spazio e il battito di ciglia della evoluzione umana rispetto alla storia della Terra e dell'Universo.

Come toccare con mano le disuguaglianze? basta guardarsi attorno, si dice.. e non è molto difficile scorgerle. Ma che di...
07/05/2022

Come toccare con mano le disuguaglianze? basta guardarsi attorno, si dice.. e non è molto difficile scorgerle.
Ma che dire quando a parlare non sono solo sensazioni, ma sono i numeri, impietosi?
In questo articolo si passano in rassegna i numeri che spiegano meglio di tutto le disuguaglianze.
La rivista Forbes uscita di recente racconta che i miliardari in Italia sono 52. Se si assommano le loro ricchezze si raggiunge la spaventosa quota di 194,5 miliardi. Il PIL del solo Veneto nel 2020 è stato di 152,3mld. Non basterebbe un anno di lavoro del solo Veneto a raggiungere la ricchezza di questi 52 miliardari! E i milionari? quanti sono?
Dalle elaborazioni fornite dagli autorevoli studi di Credit Suisse - Global Wealth Databook 2021 - si scopre che in Italia nel 2020 si contano 1,48 milioni di milionari, e che l’1% della popolazione più ricca detiene il 22,2% della ricchezza complessiva, e il 10% più ricco arriva a detenerne il 52,3%.
Si possono spiegare bene questi numeri con una storiella.
E’ come se a un ricco mercato, di frutta, verdura, carne, pesce e dir si voglia, potessero andare cento persone, tutte messe in fila in ordine. Il primo che entra si prende solo lui un quinto di tutti i viveri del mercato, poi entrano altri nove, e si portano via oltre la metà del mercato. Gli altri novanta devono spartirsi quello che resta. Ma anche qui non in modo eguale. Dopo i primi dieci, entrano altri venti, che si portano via un altro quarto della fetta. I settanta che restano, devono accontentarsi di dividersi il 20% rimanente. Insomma chi prima arriva meglio alloggia..

Concentrazione di ricchezza quindi.
Ma non è un fenomeno solo italiano. Nel mondo le cose vanno peggio!
La Russia, ai riprovevoli onori della cronaca in questi mesi, ha un livello di diseguaglianza tra i più alti al mondo. Pochi ricchissimi oligarchi hanno in mano le grandi ricchezze dello sterminato Paese. Il 10% più ricco detiene l’82,5%, più del Sudafrica, ove per le note ragioni della sua storia, ci si aspetta un elevato livello di disuguaglianza, con il 10% a detenere il 79,9% della ricchezza complessiva.
Anche il Sudamerica e gli Stati Uniti hanno un elevato grado di concentrazione della ricchezza. Negli Stati Uniti il 10% detiene il 75,8% della ricchezza.
La Cina, il più grande Paese a guida comunista (ma aperto al mercato), ha un grado di disuguaglianza più elevato rispetto all’Italia (il 10% detiene il 59,9%)
Alla fin fine l’Italia e la Vecchia Europa, con la sua Storia e le sue lotte novecentesche, sembrerebbe avere dei parametri di disuguaglianza più bassi rispetto al resto del mondo, anche se comunque molto elevata.
Ricordando la storiella: un po’ dovunque ai più resta pochino da dividersi..
In Italia il 50% della popolazione si divide appena l’8,5% della ricchezza. Negli Stati Uniti il 50% si divide il 2% ..

L’intero articolo, con grafici e tabelle, al link

Cos'è la diseguaglianza? Come si misura? E in che modo e quanto è concentrata la ricchezza? E come si distribuisce? Una panoramica globale

Numeri, freddi numeri che raccontano come  la realtà dei rapporti di forza geo-politici sia fortemente influenzata dai r...
30/01/2022

Numeri, freddi numeri che raccontano come la realtà dei rapporti di forza geo-politici sia fortemente influenzata dai rispettivi pesi economici delle nazioni. Nulla di nuovo. Interessante però, scavando un pò più a fondo, e valutando il peso e le proporzioni dei valori del PIL e del PIL pro-capite dalle fonti statistiche ufficiali, osservare quanta eterogeneità vi sia nella ricchezza prodotta anche all'interno dell'Europa. Forse non è noto a tutti, ma ad esempio la Lombardia ha un PIL superiore a quello dell'intera Austria, e la sola provincia di Milano supera il PIL della Grecia.
Anche sul fronte del PIL pro-capite, che valuta la ricchezza teorica per ab. riserva interessanti sorprese.
Le metropoli dell'Est Europa, come Praga o Breslavia, hanno un PIL pro capite fra i più alti d'Europa.
Il PIL pro-capite di un californiano è quasi il doppio di un cittadino tedesco..
L'intero articolo a questo link

Numeri che raccontano la realtà dei rapporti di forza tra le nazioni e tra le regioni interne alle nazioni. In Europa e fuori Europa

Le Classi Sociali: un tema ancora attuale, o novecentesco? Proletari e Borghesi, fronti contrapposti basati sui rapporti...
18/12/2021

Le Classi Sociali: un tema ancora attuale, o novecentesco? Proletari e Borghesi, fronti contrapposti basati sui rapporti di produzione, oppure un indistinto magma sociale indifferenziato? magari ribollente, ma accomunato soprattutto dai grandi miti del nostro tempo: internet, lo smartphone, i social in cui “dire la propria” come uno sfogatoio collettivo, le attenzioni per i cambiamenti climatici, le conquiste spaziali, l'importanza dei diritti. E poi la grande facilità di spostarsi, di muoversi, di costruirsi e crearsi delle possibilità, facilità di intrapresa, new economy, piattaforme digitali ..
Da capire poi se possibilità per sé o a danno di qualcun altro.

L’Istat in un suo recente Rapporto Annuale ha pubblicato una ricerca molto interessante, applicando algoritmi di Data Science in grado di “far parlare i dati”. Sono risultati significativi nove “gruppi sociali” (l’equivalente moderno delle classi sociali) stratificati per diversi livelli di reddito. 4 gruppi sociali a Basso reddito, 4 gruppi sociali come cosiddetto "Ceto Medio", 1 gruppo sociale ad Alto reddito.
A livello percentuale, interessante osservare che il gruppo ad Alto Reddito - Classe Dirigente - rappresenta l'8% della popolazione italiana, mentre i gruppi a basso reddito rappresentano ben il 36%. Il corpaccione del Ceto Medio costituisce quattro gruppi, a rappresentare il 56% della popolazione.
Per l'intero articolo con i dettagli cliccare sul seguente link

Ricchi e poveri oggi, identificati dalla Data Science. L'evoluzione delle classi sociali negli ultimi anni secondo il Rapporto Annuale dell'ISTAT

Riportiamo i risultati di un interessantissimo articolo: “Inequality and voting in Italy’s regions” (F. Bloise, D.Chiron...
19/11/2021

Riportiamo i risultati di un interessantissimo articolo: “Inequality and voting in Italy’s regions” (F. Bloise, D.Chironi & M.Pianta, pubblicato nella rivista Territory, Politics, Governance nel Luglio 2020, che ha il grande merito di offrire uno studio approfondito e di lungo respiro sulle connessioni tra condizioni socio-economiche e voto politico, in una prospettiva nazionale (Italia) e in un arco temporale che si estende lungo tutto il periodo della cosiddetta “seconda repubblica” 1994-2018.

Si annusa in questi risultati la frattura esistente nella popolazione Italiana, anche generazionale. Da una parte gli inclusi, socialmente ed economicamente sicuri, quelli che hanno un lavoro stabile o una pensione, un generoso conto in banca e probabilmente vive nelle grandi città. Tendenzialmente hanno votato e votano per i partiti "mainstream".

Dall’altra parte le fasce più deboli, disoccupati o con lavori saltuari, magari con famiglie numerose, che vivono al Sud, ben disposte a tematiche redistributive, o a programmi di supporto assistenziale, che vedono con favore al Movimento 5 Stelle.

Poi c'è la Lega, con caratteristiche più vicine a un partito di massa, meno radicato nelle grandi città, composto di lavoratori, di medio reddito che tirano avanti con il proprio lavoro.

In ultimo il non voto, territorio eterogeneo, abbastanza inesplorato, popolato da ricchi che non si sentono rappresentati dal sistema dei partiti, da fasce di popolazione sotto la soglia di povertà, disoccupati o precari, e da scoraggiati...

L'intero articolo su
www.fcnanalytics.com/diseguaglianze-e-voto-nelle-regioni-italiane

1994-2018: come ha votato chi sta meglio, e come ha votato chi sta peggio

30/10/2021

Il nostro nord-est è considerato universalmente una sorta di monolite politico.

Prima un baluardo invalicabile, e assoluta certezza nelle urne per la Democrazia Cristiana, poi una roccaforte del Polo delle Libertà e della Lega. Tuttavia, anche in Veneto ci sono molteplici eterogeneità.

Insomma non proprio un monocolore assoluto, tutto “bianco”, o “azzurro” o “verde”: tendenzialmente sì un monocolore, ma con molteplici sfumature.

Detta così sembra un’ovvietà, ma non lo è.

Nel territorio del nord-est si affastellano intrecci storici, campanilistici, e soprattutto economico-sociali, che rendono queste sfumature affascinanti e anche complicate.

In questo articolo, mettiamo in evidenza un’analisi, riferita nell’ormai lontano 2001, anno che vedeva la singolare coincidenza tra elezioni politiche e censimento della popolazione e delle imprese.

L’obiettivo era identificare le possibili associazioni tra la caratterizzazione del voto alle elezioni Politiche del 2001, e le eventuali peculiarità socio-demografiche ed economiche, che sono identificabili nel territorio, a livello di singolo comune, della provincia di Padova.

Si indaga su alcuni indizi, e si prova a dare un’interpretazione.

E’ possibile che la prevalenza, con percentuali bulgare, dei partiti di centro-destra nei territori dell’Alta Padovana, fra le più alte d’Italia, rifletta specificità socio-economiche ben precise? E quali? E’ possibile poi che caratteristiche di voto più “in linea” con i tratti nazionali, registrato nel capoluogo, rifletta invece altresì tratti socio-economici più “urbani”, e meno specifici della provincia? Che altre sfumature si colgono dall’indagine su una vista territoriale più estesa, sull’intera Provincia di Padova? ..
l'intero articolo su https://www.fcnanalytics.com/provinciapadova/

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