03/09/2026
In Giappone c’è un caffè dove alcune donne di 80 e 90 anni convivono con la demenza. Ma quando entrano in cucina, nessuno chiede loro cosa non ricordano più. Si guarda quello che sanno ancora fare.
Succede a Fukuoka, dove esiste un progetto chiamato ばあちゃん喫茶 - Bāchan Kissa, letteralmente “il caffè delle nonne”. Qui alcune donne anziane preparano il pranzo, cucinano, servono i clienti e lavorano insieme con il supporto degli operatori.
Alcune hanno più di ottant’anni.
Altre più di novanta.
E alcune convivono con forme di demenza.
Il progetto nasce da Ukiha no Takara, un’impresa che ha scelto di creare occasioni di lavoro soprattutto per donne sopra i 75 anni, comprese persone che ricevono assistenza o hanno problemi cognitivi. L’idea è semplice ma non così scontata: una diagnosi non cancella automaticamente tutto ciò che una persona sa fare.
Nella sede di Umebayashi, nel quartiere Jōnan di Fukuoka, un piccolo gruppo di donne anziane prepara il pranzo una volta alla settimana insieme agli operatori.
Non sono lì soltanto per passare il tempo.
Lavorano.
E vengono anche pagate per quello che fanno.
Ma c’è una storia, raccontata proprio attorno a questo progetto, che fa capire meglio di qualsiasi teoria ciò che significa. Una donna con demenza aveva cominciato a preparare tonkatsu praticamente ogni giorno.
Comprava gli stessi ingredienti.
Cucinava sempre la stessa cosa.
A casa quel comportamento era diventato fonte di esasperazione. Suo figlio cercava di fermarla e col tempo, quella ripetizione era diventata qualcosa da considerare un “problema”.
Poi qualcuno ha guardato la stessa scena in modo diverso.
Quella donna continuava a preparare tonkatsu?
Allora forse non bisognava necessariamente impedirglielo.
Forse bisognava darle un posto nel quale quel gesto potesse servire a qualcuno.
E così, al Bāchan Kissa di Umebayashi, è diventata la persona che prepara il tonkatsu per i clienti.
La stessa azione.
Le stesse mani.
La stessa donna.
Ma improvvisamente ciò che veniva percepito come un comportamento problematico era diventato una capacità. È forse questa la cosa più commovente. Perché quando una persona comincia a perdere dei ricordi, chi le sta intorno rischia lentamente di vedere soprattutto ciò che non riesce più a fare.
Il nome dimenticato.
L'appuntamento confuso.
La domanda ripetuta.
La stessa cosa raccontata più volte.
Ma una persona non è soltanto la somma delle cose che ricorda.
Ci sono mani che ricordano gesti anche quando le parole diventano più difficili.
Un coltello impugnato come sempre.
Una ricetta preparata centinaia di volte.
Il modo di sistemare un piatto.
Il profumo che dice che qualcosa è pronto.
In giapponese esiste una parola bellissima:
居場所 - basho.
Letteralmente significa “il posto dove stare”.
Ma può indicare qualcosa di molto più profondo: un luogo nel quale sentiamo di avere ancora un posto nel mondo.
Ed è probabilmente questo che stanno cercando di costruire questi piccoli caffè.
Non luoghi nei quali fingere che la demenza non esista.
Ma luoghi nei quali la demenza non diventi l’unica cosa che definisce una persona.
Perché forse, quando invecchiamo, una delle paure più grandi non è soltanto dimenticare.
È pensare che, quando inizieremo a dimenticare,
gli altri smetteranno di vedere tutto quello che è rimasto.
E invece in un piccolo caffè di Fukuoka una donna entra ancora in cucina.
Prepara il suo tonkatsu.
Qualcuno lo mangia.
Qualcuno le dice che è buono.
E per quel momento non è “una donna con demenza”.
È semplicemente la persona che oggi ha cucinato il pranzo per qualcuno.
📌 Il progetto Bāchan Kissa è promosso da Ukiha no Takara a Fukuoka; l’organizzazione conferma che coinvolge anche donne con demenza e persone assistite, dando loro un ruolo lavorativo. La vicenda della donna che preparava ripetutamente tonkatsu è stata raccontata come esempio concreto del progetto.
📸 Saitama Shimbun