12/09/2024
Oggi ricominciano le squole e mi vengono in mente due cose:
- pochi mesi fa ho concluso un bellissimo progetto in una scuola elementare dove ho aiutato 3 classi (5^A, 5^B e 5^C) a trovare la propria identità e realizzare col mio aiuto il logo che li rappresentasse;
- che ho utilizzato lo stesso errore grammaticale della prima frase, scritto alla lavagna, per atti**re l'attenzione di una delle 3 classi, quella più "frizzante", quando durante un esercizio di brainstorming dovevo farli "tornare" su di me.
È stato davvero emozionante e mi spiace parlarne solo oggi. Ad ogni modo sono rimasto entusiasta di tutti quei ragazzi che hanno eseguito in modo appassionato e introspettivo il laboratorio e che, insieme alle maestre, volevamo portare nella loro esperienza di classe e nella loro vita.
Sono certo che più di uno di loro, passando alle medie, oggi abbia uno strumento in più, un ricordo in più e, forse, anche più consapevolezza nel conoscersi e riconoscere l'identità di un gruppo di appartenenza.
Il percorso di ricerca della propria identità sembra la cosa più spontanea che possa esistere. Meno scontato quando si cerca l'identità di un collettivo, ma in entrambi i casi sono quesiti ai quali difficilmente riusciamo a dare risposta.
Abituato a fare questo lavoro con imprenditori e aziende (professionisti e responsabili vari) è stato "tenerissimo", passami il termine, vedere come insicurezze, paure, dicotomie e paradossi, che si riscontrano in team costituiti da adulti fatti e finiti – almeno in apparenza – poi abbiano la stessa maturità introspettiva e una impreparata capacità di distinguere e riconoscere valori propri e fondamentali al pari e anche peggio di bambini.
La società si riempie la bocca di belle parole, siamo tutti social col cellulare ma nella vita non ci guardiamo negli occhi. Inclusivi e attenti alla diversità, tra una battuta sessista e l'altra. Ci mostriamo, a noi e agli altri, solo con filtri e impalcature tanto che quando ci guardiamo dentro non ci riconosciamo neppure.
Lo so, è un post poco "linkedin" e la morale poteva essere "ecco come strategia e design, il lavoro che faccio per le aziende, possa prendere forma se applicato in una scuola elementare" ma preferisco dedicare spazio a questo augurio che faccio a tutti quelli che mi leggeranno, anche a chi è andato nei commenti solo per vedere se mi avevano già corretto l'errore (scusate la trappola) e prendano coraggio per indagare la propria identità.
Investire tempo per capire chi siamo e cosa rappresentiamo – come persone, gruppi o aziende – è un *processo che porta sempre a grandi risultati*. Identificare i nostri valori, definire la nostra identità e farlo con autenticità, può fare la differenza nel modo in cui ci relazioniamo con il mondo, che sia in una classe di bambini o in una sala riunioni.
In primis per il proprio bene, poi chissà, magari ne gioverà anche la propria azienda o il proprio personal brand.