23/11/2024
Choosefrance. Una campagna istituzionale francese per parlare economicamente) di futuro.
Un metodo più competitivo che affermare sterilmente l’idea di nazione. Comunque, da discutere.
Stefano Rolando
La retrocopertina del Corriere della Sera di domenica 17 novembre è firmata Choosefrance.fr. Dunque, "Scegliere Francia, investire in Francia".
Il “laboratorio” è attivo da sette anni, voluto da Emmanuel Macron, con all’attivo molteplici meeting istituzional-imprenditoriali e scientifici, nutriti investimenti (lo specifico del progetto nel 2024 è stato 15 miliardi di euro) che hanno mobilitato centinaia di migliaia di posti di lavoro. Nel 2023 anche Elon Musk si era chiuso, durante il summit di Choosefrance, due ore con Macron.
Ora prende le mosse da Parigi una campagna destinata all’estero. Come tutte le campagne mirate al mondo, anche destinata all’interno, cioè ai francesi, con il messaggio: avere audacia, pensare alla francese. Così è scritto.
La comunicazione istituzionale francese sceglie adesso - con mezzi, cercando target di opinione - un proprio approccio "nazionalistico" tendenzialmente aperto alla competizione futura. Ma anche inevitabilmente parente della "grandeur". In mezzo ci sono le crisi, l' Europa in stallo, il rapporto con gli altri. E - non chiarita – c’è forse anche una certa allusione al vero tema contemporaneo dell'altro, cioè i processi migratori.
La partenza è prudente: "In Francia siamo convinti che nel mondo ciascuno sappia fare le cose a propria maniera". Poi però la chiave si precisa: "Ma non possiamo rassegnarci ad avere un futuro scritto da altri. Quindi è necessario rimettere in discussione lo statu quo".
Quale statu quo? sarebbe giusto chiedere. Diciamo - per farla breve - una sorta di fermo-immagine, di stupore statico, che rappresenterebbe la lunga pagina di grandi e globali trasformazioni che avvolge tutti. Naturalmente anche tutto l'Occidente. Trasformazioni che rendono meno chiaro e leggibile il copyright di questa o quella storia. E che oggi appaiono come la mano di un ineludibile destino globale. Ma anche una mano che minaccia declino.
Ecco allora che la campagna assume la sua finalità. Svela, diciamo così, un po' anche il commitment, la volontà istituzionale: "Proviamo a scegliere vie inesplorate. Cerchiamo lo straordinario per rompere l'ordinario". Insomma: "Sublimare il presente per ispirare le generazioni future".
Tutti noi europei siamo stati nazionalisti in alcuni tempi. Grazie a quel nazionalismo abbiamo costruito, ovvero liberato, oppure ancora consolidato "nazioni".
Noi non l'avevamo una "nazione" e l'abbiamo messa assieme rispetto a occupazioni e divisioni.
I francesi ce l'avevano (diciamo dall'età moderna) e hanno dato il loro contributo a svolgere un ruolo di ulteriore traino. Come è scritto nel sito choosefrance.fr, "ognuno fa le cose alla propria maniera". Questo contributo ha avuto f forme diverse. Nel corso dell'800 e del '900 per tutti a volte è stato un contributo dato a tutti (fare l’Europa), altre volte un contributo a sé stessi. Talvolta - con violenze - un contributo contro altri. Per questo il rischio al riguardo è di mescolare vicende allo scopo di fare appelli al passato. Ma l'intenzione qui appare quella di mettere in mostra per il passato solo le eredità dei patrimoni culturali e di spostare sul presente i tratti del carattere umano proposti come capitale umano.
Su questo spunto si basano gli undici ritratti di donne e uomini francesi del nostro tempo e le cinque icone del patrimonio culturale ereditato per mostrare - con questa selezione - come sono "marcati" gli spiriti. Non per fare un'analisi accademica. Ma per mostrare un principio attrattivo affinché sia legittimo porre un'istanza: scegliere la Francia. Sui giornali di oggi appare Antoine Dupont, campione di rugby.
Ma scegliere cosa esattamente ?
• Investire, quindi la questione delle risorse per riorganizzare lo sviluppo.
• Innovare, cioè in qualche modo intrecciare percorsi.
• Entrare poi nel laboratorio della transizione ambientale.
• Proporre infine le 20.000 startup in campo come laboratori partecipabili (ai giovani) per avere dinamismo con talenti creativi.
Riassumendo: per installarsi in Francia.
Dunque, anche una proposta di ampliamento della capacità immigratoria?
Non è detto, ma è aperta la discussione selettiva. Dove soprattutto il mercato è implicato nella selezione, non solo e non tanto la politica e le sue norme "conservatrici". Comunque, è implicata un'idea forse meno banale e occasionale del "turismo".
Non farei altre elucubrazioni che rischiano di andare oltre i limiti del linguaggio pubblicitario. Comunque, prudente, anche quando cerca parole alate. Segnalo solo che nel territorio dominato da alcuni tabù delle relazioni intraeuropee ed extraeuropee, un governo di un Paese che viene descritto - come l'altro dioscuro europeo, la Germania - in flessione, usa la comunicazione non per ampliare paure e invettive ma per dichiararsi attivo sulle attuali mobilità materiali e immateriali che sono a volte dimenticate altre volte invocate quando si tratta di azzardare una proposta di futuro.
In questo caso si parla anche a nuora perché suocera intenda. Nel senso che l'iniziativa contiene anche un tema di rilancio "interno" del "come va?" attaccato alla parola "futuro".
L'approccio - con limiti tra le pieghe, ma anche con coraggi singolari – fronteggia quel languore difensivo e propagandistico che investe da tempo la comunicazione istituzionale occidentale, europea e quindi anche italiana, aperta ormai a troppe incursioni propagandistiche della politica e che riduce le istituzioni a notaio del minimo comun denominatore.
Quindi una campagna che va segnalata per il suo piccolo fattore di inversione di tendenza che merita di essere discusso anche con l'intento di provocare riscontri circa intenzioni e propositi.