31/05/2026
IDENTITÀ COCA COLA
Non è un'esagerazione dire che il concetto di "brand identity" nasca anche con l'ideazione dell'iconica bottiglietta CocaCola, ma cosa spinse l'azienda a realizzarla?
Sappiamo tutti che fin dai primi anni CocaCola si era dimostrata un prodotto vincente, ma la vera grande diffusione arrivò solo agli inizi del 1900.
La strategia d'espansione dell'azienda fu brillante, per riuscire a crescere con maggior rapidità avviarono una serie di accordi commerciali con produttori nei diversi Stati.
I partner ricevevano lo sciroppo con cui preparare la bevanda, che veniva poi lavorata e imbottigliata nelle loro fabbriche già esistenti e questo permise di accorciare i tempi, raggiungendo velocemente nuovi mercati.
Ma dare la produzione su licenza comportava un inconveniente, infatti era facile che tra uno Stato e l'altro ci fossero grosse differenze di confezione, perché ogni partner utilizzava le bottiglie che aveva in dotazione.
Senza una precisa riconoscibilità e uniformità, sia di gusto che visiva, il prodotto rischiava di essere confuso con i concorrenti, che già all'epoca aumentavano in continuazione.
Fu per questo che nel 1915 i vertici Coca Cola lanciarono una gara tra una decina di aziende vetriere americane, con un premio di 500 dollari per il design migliore, con un brief preciso: una bottiglia così distintiva da essere riconoscibile al buio o anche se rotta.
Il team vincitore fu quello della Root Glass Company, che cercò ispirazione in biblioteca studiando la foglia di coca e la noce di cola, i due ingredienti simbolo della bevanda, ma non trovò nulla di utile.
Per ispirazione finirono sul baccello di cacao, che con la CocaCola non c'entra nulla, e ne trasformarono la forma in bottiglia.
Divertente pensare che la bottiglia più famosa del mondo è ispirata a un ingrediente sbagliato.
Brevettata nel 1915 e distribuita in America nel 1917, nasce così la più iconica confezione mai realizzata, il primo passo nella costruzione di una brand identity, che in breve CocaCola si sarebbe cucita addosso.
Foto Wilerson S Andrade