TimeBrand

TimeBrand Siamo un’agenzia di brand identity e brand design. Dal 2004 aiutiamo le aziende a trovare la loro autenticità e a comunicarla con efficacia online e offline.

PICCOLA PER SCELTA
Siamo un’agenzia di comunicazione boutique, dove ogni prodotto è esclusivo e fatto solo per te. Siamo un’agenzia di pubblicità, diversa. SERVIZIO PERSONALIZZATO
Ti basta contattarci. Ti saremo vicini passo dopo passo, avrai un esperto a disposizione per consigliarti e guidarti durante tutto il percorso che faremo insieme. Crediamo nell’importanza delle relazioni umane, per quest

o scegliamo di rimanere piccoli. È il nostro approccio personale che ci ha permesso di costruire una grande reputazione con alcuni dei marchi più rinomati. UN TEAM SU MISURA
Ogni progetto è diverso e merita l’approccio personalizzato di un team ad hoc. Ecco perché il nostro metodo di lavoro si è sempre basato sul networking. In oltre 15 anni di collaborazioni, abbiamo selezionato i migliori partner in ogni specializzazione e siamo in grado di creare il team di lavoro più idoneo alle tue specifiche esigenze e darti velocemente i risultati che cerchi. FOCUS SULLA QUALITÀ
Rimanere piccoli e agili significa ridurre le spese generali. E i vantaggi non finiscono qui. Il tuo referente principale sarà una persona con esperienza che dedicherà al tuo progetto tutto il tempo di cui ha bisogno. Avrai risposte veloci in situazioni di emergenza e lavorerai con alcuni dei migliori creativi, strateghi e pensatori sul mercato.

Da quando scrivo su LinkedIn mi sono resa conto di una cosa.Certi ragionamenti non ci stanno. Non per mancanza di spazio...
02/06/2026

Da quando scrivo su LinkedIn mi sono resa conto di una cosa.
Certi ragionamenti non ci stanno. Non per mancanza di spazio. Per quello che il formato non permette.

Un post funziona quando è diretto, quando arriva in poche righe, quando lascia qualcosa su cui pensare. Ma ci sono analisi che hanno bisogno di più. Casi reali. Contesto. Conclusioni che richiedono spazio per reggere.

Quello è il territorio della newsletter.

Da qualche mese scrivo una newsletter mensile che prende un tema del brand design e lo porta fino in fondo. Non è un riassunto dei post. È un'analisi completa, con esempi specifici, ragionamenti che si sviluppano su pagine invece che su righe.

L'ultimo numero era sull'AI nel brand design. Non "AI sì o AI no", una domanda che trovo già sbagliata. Ma una distinzione che mi sembra decisiva: la differenza tra usare l'AI per creare un'identità e usarla per applicare un sistema che già esiste. I risultati nei due casi sono completamente diversi.

Non è per tutti. È per chi vuole capire in profondità, non solo essere aggiornato.

La trovate nel primo commento.

Cosa leggete quando volete davvero approfondire un argomento del vostro settore?

C'è una domanda che faccio spesso quando mi contatta un'azienda alle prese con un lancio di prodotto."Il brand è pronto?...
28/05/2026

C'è una domanda che faccio spesso quando mi contatta un'azienda alle prese con un lancio di prodotto.

"Il brand è pronto?"

Nella maggior parte dei casi la risposta è "sì, abbiamo il logo". E poi si scopre che il packaging non è stato aggiornato, che le schede prodotto sono ancora in Word, che il materiale per la fiera è quello dell'anno scorso con il nome del prodotto nuovo incollato sopra.

Il lancio di un prodotto è uno dei momenti di maggiore visibilità per un'azienda. Ed è esattamente in quel momento che molte aziende arrivano con la comunicazione impreparata. Non perché non abbiano investito nel prodotto. Ma perché hanno pensato al brand come a un'appendice. Qualcosa da sistemare dopo.

Dalla mia esperienza, il brand va preparato prima del lancio, non durante. Perché è il sistema attraverso cui il prodotto parla al mercato. E se quel sistema non è pronto, il prodotto arriva in silenzio.

Avete mai visto il lancio di un prodotto e sentito che la comunicazione non era all'altezza?

C'è un'aspettativa diffusa nel mondo del design che mi ha sempre disturbato.Più un logo è semplice, più sembra facile da...
26/05/2026

C'è un'aspettativa diffusa nel mondo del design che mi ha sempre disturbato.

Più un logo è semplice, più sembra facile da fare. Non è così.

Nella mia esperienza, i loghi più semplici sono quasi sempre quelli che hanno richiesto il lavoro più lungo. Perché la semplicità non è il punto di partenza. È il risultato di un processo di sottrazione.

Si parte con molto. Un'azienda ha una storia, dei valori, un mercato, una personalità. Tutto questo deve trovare espressione in una forma. E la forma più efficace è quella che dice il massimo con il minimo.

Arrivare a quella forma richiede decine di tentativi. Richiede di capire cosa togliere senza perdere significato. Richiede di testare in tutti i contesti in cui quel segno dovrà vivere.

Il giorno in cui un cliente mi dice "ma è così semplice" sono quasi sempre soddisfatta. Significa che il lavoro è riuscito.

Vi è mai capitato di sottovalutare un progetto che sembrava semplice?

Susanna Baraldi, fondatrice di TimeBrand, è stata intervistata dall'Indicatore Mirandolese nella sezione "Donne al Timon...
22/05/2026

Susanna Baraldi, fondatrice di TimeBrand, è stata intervistata dall'Indicatore Mirandolese nella sezione "Donne al Timone" numero di maggio 2026.
Tra i temi: brand identity, il metodo di lavoro di TimeBrand e il legame con il territorio di Mirandola.
"Prima ascolto, poi progetto."
Un approccio che in quarant'anni non è cambiato.

C'è una cosa controintuitiva che imparo ogni volta che lavoro su un progetto di posizionamento.I brand che cercano di pi...
19/05/2026

C'è una cosa controintuitiva che imparo ogni volta che lavoro su un progetto di posizionamento.

I brand che cercano di piacere a tutti finiscono per non essere ricordati da nessuno. I brand che invece scelgono consapevolmente a chi parlare costruiscono qualcosa di molto più solido.

Non è una questione di dimensioni. Non funziona solo per i brand di lusso o per le nicchie particolari. È una questione di chiarezza.

Quando un brand sa esattamente a chi si rivolge, ogni scelta diventa più facile. Il tono di comunicazione, lo stile visivo, i canali dove stare. Tutto si orienta in una direzione coerente.

Quando invece si prova a parlare a tutti, si finisce per non avere una voce riconoscibile. Perché la voce che funziona per un pubblico spesso non funziona per un altro.

Nella mia esperienza, la domanda "a chi rinunciamo?" è una delle più difficili da porre a un cliente. E una delle più utili.

Avete mai avuto il coraggio di restringere il vostro pubblico di riferimento?

Gli errori insegnano. C'è un progetto di parecchi anni fa che non scorderò mai.Non perché sia andato male nel senso tecn...
15/05/2026

Gli errori insegnano. C'è un progetto di parecchi anni fa che non scorderò mai.

Non perché sia andato male nel senso tecnico. È andato benissimo. Il cliente era soddisfatto, il risultato era solido.

Il problema era che il cliente aveva suggerito una direzione che io avevo convinto a cambiare. Con buone ragioni, o almeno così credevo. La mia lettura era più coerente, più corretta dal punto di vista del design.

Aveva ragione lui.

Me ne sono accorta qualche mese dopo, vedendo come quel materiale viveva nella realtà dell'azienda. La direzione che avevo escluso avrebbe funzionato molto meglio nel contesto in cui doveva stare.

Ho imparato qualcosa da quella volta. Il punto di vista del designer è necessario. Ma non è sufficiente. Chi conosce l'azienda dall'interno vede cose che dall'esterno non si possono vedere.

Da allora faccio domande diverse. E cerco di tenere più spazio tra quello che so e quello che il cliente sa.

Vi è mai capitato di essere convinti di qualcosa, e poi di scoprire di avere torto?

C'è un momento nel lavoro con i clienti che mi piace sempre molto.Quando si apre il catalogo stampato per la prima volta...
13/05/2026

C'è un momento nel lavoro con i clienti che mi piace sempre molto.

Quando si apre il catalogo stampato per la prima volta. Non per guardare i contenuti. Per sentire la carta.

Il peso, la texture, il modo in cui si apre. Se le pagine scorrono bene o resistono. Se la copertina è rigida o flessibile.

Sono dettagli che nessuno esplicita. Ma che comunicano qualcosa sul livello di cura dell'azienda prima ancora che si legga una parola.

Io sono convinta che la scelta della carta è una delle decisioni di brand più sottovalutate. Si pensa al costo. Si pensa alla grammatura. Raramente si pensa a cosa comunica al tatto.

Eppure un potenziale cliente che sfoglia un catalogo in fiera sta ricevendo un messaggio anche dalle dita. E quel messaggio è parte del brand quanto il logo sulla copertina.

Quanta attenzione date alla componente tattile dei vostri materiali?

Prima di un primo incontro con un'azienda faccio sempre la stessa cosa. Cerco il sito, guardo LinkedIn, trovo il catalog...
07/05/2026

Prima di un primo incontro con un'azienda faccio sempre la stessa cosa. Cerco il sito, guardo LinkedIn, trovo il catalogo se è online.

Non per spirito investigativo. Per capire cosa vedrà un loro potenziale cliente che fa lo stesso.

In dieci minuti si capisce già molto. Se i materiali raccontano tutti la stessa azienda o ognuno una versione diversa. Se il sito dice una cosa e il catalogo dice un'altra. Se c'è una voce riconoscibile o solo tante cose messe insieme.

Quello che trovo in quei dieci minuti è spesso più onesto di qualsiasi presentazione. Perché nessuno l'ha preparato per me.

Nel mio lavoro parto sempre da lì. Prima di progettare qualsiasi cosa, da quello che esiste già.

Avete mai cercato la vostra azienda come se foste un cliente che non vi conosce ancora?

L'altro giorno sono andata sul sito Freepik, come faccio spesso.E mi sono accorta che aveva cambiato tutto.Per chi non l...
05/05/2026

L'altro giorno sono andata sul sito Freepik, come faccio spesso.
E mi sono accorta che aveva cambiato tutto.

Per chi non la conosce: Freepik è una delle piattaforme di risorse grafiche più usate al mondo. Quindici anni di storia. E... adesso si chiama Magnific.

E ha pure un nuovo logo. Una M geometrica, pulita. Il wordmark in un sans-serif deciso. La palette scura, tutto l'azzurro storico sparito.

Mi piace molto. E mi ha fatto pensare.

Freepik ha capito una cosa che molte aziende non capiscono: c'è un momento in cui quello che mostri non racconta più quello che sei. E in quel momento, tenere la vecchia identità non è fedeltà alla storia. È un danno.

Nel mio lavoro lo vedo spesso. Aziende che nel frattempo sono cresciute, cambiate, evolute. Nuovi mercati, nuove linee, nuovi interlocutori. Ma portano ancora l'immagine di quello che erano dieci, quindici anni fa.

E si fanno del male. Perché quella distanza tra quello che sono e quello che comunicano costa: in credibilità, in occasioni p***e, in conversazioni che non partono nel modo giusto.

La parte più difficile del mio lavoro non è progettare. È far capire questo.

Quindici anni. Freepik ha aspettato che fosse chiaro a tutti prima di scegliere. La maggior parte delle aziende aspettano molto di più.

Vi è mai capitato di notare che il brand di un'azienda non la rappresenta per nulla?

IL MATERIALE CHE INVECCHIA MALELa domanda che mi faccio quando guardo i materiali di un'azienda di qualche anno fa è sem...
01/05/2026

IL MATERIALE CHE INVECCHIA MALE

La domanda che mi faccio quando guardo i materiali di un'azienda di qualche anno fa è sempre la stessa: cosa li ha fatti invecchiare?

Perché alcuni materiali di cinque anni fa sembrano ancora giusti. Altri di tre anni fa sembrano già datati.

La differenza quasi mai è nella qualità del design.
È in cosa quel design aveva come punto di partenza.

Il materiale costruito su una tendenza invecchia con la tendenza.
Il tono del colore che "andava tanto" nel 2021.
Il font che si vedeva ovunque nel 2022.
Lo stile grafico che sembrava contemporaneo e ora sembra già passato.

Il materiale costruito sulla vera identità dell'azienda invece resiste.

Perché quell'identità non dipende dal momento.

Dalla mia esperienza, quando un cliente mi dice "vogliamo qualcosa di moderno", la prima domanda che faccio è:
moderno rispetto a quando?

Quello che sembra moderno oggi ha una scadenza.

Quello che è fedele all'azienda no.

Guardate i vostri materiali di tre anni fa.
Hanno resistito al tempo?

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