La Tellina CEM

La Tellina CEM La Tellina è un'agenzia di comunicazione e organizzazione eventi innovativa nel settore Food & Wine.

Sviluppa progetti di comunicazione integrata e organizza eventi enogastronomici su misura per promuovere il lavoro di aziende, botteghe e locali. La Tellina è un viaggio nel mondo dell'enogastronomia, nato a Venezia dall'idea di Lisa Tanozzi e Ludovica Trevisan, esperte di comunicazione, arte culinaria e cultura enologica. Un team di professionisti con diverse competenze, si occupa di realizzare a

l meglio ogni servizio in modo curato, esperto e originale. "Crediamo nelle eccellenze del territorio, nei prodotti semplici e di qualità, nell'importanza della formazione continua. Lavoriamo spinti dalla passione per il cibo: lo ammiriamo, lo degustiamo, lo tocchiamo, lo annusiamo, lo sentiamo e... lo comunichiamo!"

“Se fossimo in grado di fornire a ciascun individuo la giusta dose di nutrimento ed esercizio fisico, né in eccesso né i...
14/09/2021

“Se fossimo in grado di fornire a ciascun individuo la giusta dose di nutrimento ed esercizio fisico, né in eccesso né in difetto, avremmo trovato la strada giusta per la salute”.
Ippocrate

La nostra passione per il cibo in tutte le sue forme, passa anche attraverso la consapevolezza di ciò che scegliamo di mangiare e del modo in cui intendiamo farlo. Le sfaccettature di questo splendido ambito sono infinite e quello che più ci stimola è provare a coglierle tutte: ecco, perché, siamo felici dell’avvio di questo nuovo progetto con Synergy Volley Venezia, che ci porterà a intraprendere un nuovo viaggio fatto di giovani ragazze e di pallavolo, di valori condivisi e di divertimento e molto altro… new season is coming!🏐



La Tellina CEM
Synergy Volley Venezia
Ludovica Trevisan
Lisa Tanozzi

PH: Alberto Bogo

Il nostro viaggio termina in Sardegna, un’isola di antichissime tradizioni, con una natura selvaggia e incontaminata. Il...
10/09/2021

Il nostro viaggio termina in Sardegna, un’isola di antichissime tradizioni, con una natura selvaggia e incontaminata. Il mare regna incontrastato e si insinua nelle calette tortuose, lungo le coste e le spiagge, senza dimenticare il complesso montano e i Nuraghi sparsi su tutto il territorio. Il prezioso patrimonio enogastronomico sardo regala alla tavola prodotti di eccellenza, dai vini agli oli, dal pane ai formaggi.

La frègula, italianizzata col nome di “fregola” è un tipo di pasta prodotto in Sardegna, per la precisione nel Campidano. Si presenta sotto forma di palline irregolari di diametro variabile fra i 2 e i 6 millimetri. Preservato come Patrimonio Tradizionale Sardo, la preparazione della fregola è un “rito” prettamente casalingo:
• la semola, disposta su un piatto largo e fondo, viene impastata e lavorata con dell’acqua tiepida e salata;
• attraverso un abile movimento circolare delle mani, uno “sfregamento” per l’appunto, si ottengono i granelli tipici della fregola;
• questi ultimi vengono lasciati asciugare su di un telo e, dopo un processo di tostatura al forno di circa 15 minuti, assumono il caratteristico colore dorato e il particolare sapore che rendono unico questo tipo di pasta.

Fregola sarda ai frutti di mare. Una piccola curiosità… La prima testimonianza dell’esistenza della fregola sarda, pasta tipica dell’isola e per la precisione del Campidano, si ha nel XIV secolo, all’epoca delle corporazioni tardo-medioevali. Nello statuto dei mugnai della zona di Tempio Pausania si legge che costoro potevano lavorare la cosiddetta “sa fregula” dal lunedì al venerdì, perché il sabato e la domenica l’acqua serviva per innaffiare gli orti! 🌾🐙

La Sicilia è la più grande isola dell’Italia e del Mediterraneo, una terra sorprendentemente ricca di storia e tradizion...
07/09/2021

La Sicilia è la più grande isola dell’Italia e del Mediterraneo, una terra sorprendentemente ricca di storia e tradizioni, in cui arte e cultura si intrecciano con meravigliose bellezze naturali. Dal mare alla montagna si passa per campagne, vulcani e borghi marinari, senza dimenticare il tripudio di colori e sapori delle specialità culinarie siciliane!

Con la denominazione “Mandorla di Avola” si indicano esclusivamente tre cultivar: Pizzuta, Fascionello, Romana (o Corrente d’Avola). Originarie della zona di Avola, sono le cultivar di mandorle più pregiate sui mercati internazionali. L’epoca di fioritura precoce, di fatto in pieno inverno, permette a queste cultivar di proliferate solo nelle zone di marina e di bassa collina, dove sono molto rare le gelate tardive. Per questi motivi il suo areale di produzione è limitato alle province di Siracusa e Ragusa, le più soleggiate d’Italia ~ dal Consorzio Mandorla di Avola.

Il pesto alla trapanese è un condimento tipico della provincia di Trapani, utilizzato soprattutto per condire la pasta. Si tratta di una salsa cruda, realizzata con il mortaio, a base di olio extravergine d’oliva, basilico fresco, pomodoro, aglio, pecorino e mandorle. È una ricetta con origini antiche: nel porto di Trapani si fermavano, infatti, le navi genovesi, provenienti dall'Oriente, che introdussero la tradizione dell'agliata ligure, a base d'aglio e noci, che fu poi modificata dai marinai trapanesi con i prodotti della loro terra, cioè il pomodoro e le mandorle. La pasta utilizzata tradizionalmente in abbinamento sono le busiate, una sorta di maccheroni attorcigliati ☀️🍅🌱

Il nostro viaggio alla scoperta dell’enogastronomia italiana sta volgendo al termine… eccoci infatti nella punta dello S...
31/08/2021

Il nostro viaggio alla scoperta dell’enogastronomia italiana sta volgendo al termine… eccoci infatti nella punta dello Stivale!
Lambita dalle limpide acque del mar Ionio e del mar Tirreno, la Calabria offre splendide coste rocciose alternate a litorali sabbiosi, una natura selvaggia e misteriosa, ma soprattutto i sapori intensi della cucina locale, che testimoniano le sue antiche origini.

I fileja sono una pasta fatta in casa, tipica dell’antica tradizione calabrese, in particolare della provincia di Vibo Valentia. Si tratta di un piatto povero i cui ingredienti sono tre: farina, sale e acqua. Di colore giallo chiaro e dalla forma caratteristica a “vite allungata“, vengono generalmente realizzati con semola di grano duro e acqua. La caratteristica di questo tipo di pasta è la filatura, fatta da mani svelte ed esperte, in genere attorcigliando l’impasto attorno a una bacchetta (“danacu”), ottenuta dal fusto di una pianta selvatica detta “gutamara”. Rispetto a ciò, esiste una variante di questo piatto, “i fileja masculi” che si distinguono per non essere “filati”. Questo perché, a volte, la massaia non aveva tempo per la preparazione tradizionale ~ da CalabrEat. L’avete mai assaggiata?

Fileja con cipolla di Tropea e ‘nduja di Spilinga.
Se è vero che i fileja sono preparati con tre soli ingredienti, d’altro canto la cucina calabrese non permette tanta semplicità. C’è, infatti, bisogno di sostanza e sapori decisi. Ecco che, allora, i fileja sono in genere accompagnati da sughi succulenti a base di carne di capra e maiale, con il Pecorino di Monte Poro o con la ‘nduja di Spilinga per dare la piccantezza che tanto caratterizza i piatti di questa terra!🍝🌶

Natura rigogliosa e zone ancora incontaminate, i Sassi di Matera e le spiagge bianche con mare turchese, castelli arrocc...
27/07/2021

Natura rigogliosa e zone ancora incontaminate, i Sassi di Matera e le spiagge bianche con mare turchese, castelli arroccati in cima alle montagne e una cucina ricca di influenze diverse… siamo in Basilicata!

I peperoni cruschi, cioè croccanti, tipici della cucina lucana e arrivati in Europa alla fine del ‘500, sono una particolare qualità di peperoni dolci a basso contenuto di acqua, tipici di Senise, comune della Basilicata, che hanno ottenuto nel 1996 il marchio I.G.P. In estate vengono raccolti e infilati con ago e filo, realizzando delle collane che vengono poi esposte al sole per far essiccare i peperoni. Una volta secchi vengono fritti in padella con olio extravergine d'oliva, e poi gustati come contorno o per condire la pasta e le bruschette.

Patate e peperoni cruschi. Uno dei piatti più rappresentativi della Basilicata. Per preparare questo succulento contorno si utilizzano i peperoni cruschi fritti in padella per renderli fragranti e croccanti, le patate bollite, tagliate a fette e ripassate in padella nello stesso olio di cottura dei peperoni con un pizzico di paprika lucana. Il risultato è una pietanza molto saporita da accompagnare al baccalà o a secondi piatti di carne!
L’avete mai assaggiato? 🥔🌶

È la regione più orientale d’Italia, conosciuta per il suo mare azzurro e le bellissime spiagge. Le masserie, i trulli, ...
14/07/2021

È la regione più orientale d’Italia, conosciuta per il suo mare azzurro e le bellissime spiagge. Le masserie, i trulli, le campagne della Valle d’Itria, ma anche i Parchi Nazionali del Gargano e delle Murge, i fondali delle riserve marine delle Isole Tremiti e di Torre Guaceto e gli innumerevoli piatti tipici rendono la Puglia celebre in tutto il mondo.

La frisella è un prodotto a base di grano duro, nato come alimento per nutrire i marinari grazie alla sua resistenza ai lunghi viaggi e al passare del tempo: quando arrivava il momento di mangiarle, i marinai le inzuppavano nell’acqua di mare, le condivano con olio d’oliva e poi le accostavano ad altri alimenti poveri come le cipolle. L’impasto della frisella viene lavorato per ottenere delle losanghe che prima vengono schiacciate con le dita per ridurne lo spessore e poi arrotolate su sé stesse a spirale mantenendo un foro al centro. A questo punto si infornano. Dopo la prima cottura, ogni frisella – ancora calda – viene tagliata con uno spago “a strozzo”. Ed è proprio grazie a questo procedimento che le facce delle friselle assumono quella superficie irregolare che tanto le caratterizza. Per finire, le friselle vengono cotte una seconda volta in forno. Questo ulteriore passaggio permette di eliminare l’umidità residua. La forma non è casuale, ma risponde a precise esigenze di trasporto e conservazione: le friselle venivano, infatti, infilate in una cordicella i cui capi venivano poi annodati a formare una collana, facile da appendere e conservare e comoda da trasportare.

La versione classica del condimento della frisella pugliese è la perfetta sintesi della dieta mediterranea: secondo la ricetta tradizionale bastano, infatti, olio, acqua, sale, pomodoro, basilico e origano. Dopo il contatto con l’acqua e gli ingredienti, la frisella diventa più morbida – pur rimanendo croccante – e comincia a diffondere un profumino irresistibile!
🥯🍅🌱

La dolcezza del clima mediterraneo, la bellezza delle coste, la ricchezza dell’arte e della storia, l’imponenza del Vesu...
08/07/2021

La dolcezza del clima mediterraneo, la bellezza delle coste, la ricchezza dell’arte e della storia, l’imponenza del Vesuvio, la cucina conosciuta in tutto il mondo… la Campania!

La Mozzarella di Bufala Campana è l’unica mozzarella in commercio ad aver ottenuto il riconoscimento europeo della DOP. Viene utilizzato esclusivamente latte di bufala intero fresco proveniente dagli allevamenti dell’area certificata. Il termine “mozzarella” deriva dal verbo “mozzare”, un’operazione praticata ancora oggi in tutti i caseifici, che consiste nel forgiare con le mani il pezzo di cagliata filata, staccando con gli indici ed i pollici le singole mozzarelle. È così che si ottiene la tipica forma tondeggiante della mozzarella. Il colore bianco porcellana, la superficie liscia, la consistenza inizialmente elastica e più fondente poi, sono caratteristiche essenziali del suo aspetto. Al taglio vi è fuoriuscita di sierosità biancastra dal profumo di fermenti lattici. Il sapore di una Mozzarella di Bufala DOP è sempre deciso, ma al tempo stesso delicato ~ dal Consorzio di Tutela Mozzarella di Bufala Campana DOP.

Pomodoro cuore di Bue, mozzarella di Bufala, basilico: è l’inconfondibile Caprese. Come suggerisce il nome, questa insalata ha origine sull’isola di Capri. Sulla sua storia, esistono diversi miti e leggende: molti sostengono che la ricetta della caprese debba la sua nascita a un muratore patriottico, che voleva racchiudere i colori del nostro tricolore all’interno di un panino. Tuttavia esiste una prova storica precedente a questa vicenda, che collocherebbe l’inizio della storia della Caprese intorno agli anni ‘20, quando la ricetta del piatto comparve all’interno nel menù dell’Hotel Quisisana di Capri. Si dice, infatti, che la Caprese facesse parte di una cena futurista, organizzata per il fondatore di questo movimento storico-culturale, Filippo Tommaso Marinetti. Con lo scopo di stupire il poeta, solito scagliarsi contro la cucina tradizionale, si diede vita a questa particolare insalata che, oltre a rappresentare l’Italia nei colori e negli ingredienti, si contrapponeva alla classica pasta che lo stesso Marinetti definiva “passatista di pesantezza” 🍅

Una cucina ricca, fatta di sapori autentici. Città storiche e riserve naturali, montagne e colline, strette pianure fino...
30/06/2021

Una cucina ricca, fatta di sapori autentici. Città storiche e riserve naturali, montagne e colline, strette pianure fino ad arrivare alla costa sul Mar Adriatico… è il Molise!

Conosciuta anche come cipolla di San Pietro, la cipolla di Isernia è una varietà locale selezionata dai contadini isernini negli anni, che rientra nella tipologia della cipolla fresca. Il territorio di produzione coincide con quello del comune di Isernia ma si coltiva anche in alcuni terreni nei comuni limitrofi (come Macchia di Isernia e Sant’Agapito) caratterizzati da un’altitudine che non supera i 550 metri sul livello del mare, un’abbondanza di acqua e da un clima con estati mediamente calde e inverni mediamente freddi. La cipolla di Isernia presenta come carattere distintivo un bulbo bianco, molto schiacciato e con una pezzatura mediamente compresa tra i 100 ed i 300 grammi (anche se può raggiungere un peso molto più elevato). Si distingue poi per il sapore dolce ed un odore non troppo accentuato, motivi per cui si consuma soprattutto a crudo in insalata ~ dalla Fondazione Slow Food per la Biodiversità.

Cipollata (o cipullata) di Isernia. È un piatto contadino della tradizione isernina a base di cipolle stufate nell’uovo, pomodori pelati, prezzemolo, pepe e uova, che si consuma con pane fresco. Veniva preparata dalle donne come nutriente colazione per i mariti impegnati nei campi. Le antiche origini della cipolla di Isernia sono riscontrabili in alcune parti della “Bagliva della fedelissima regia città di Isernia”, documento datato 1487, dove si fa riferimento al fatto che i venditori dovessero pagare “per ogni salma di cipolle” e che in cui si proibiva ai commercianti forestieri la vendita di “agli e cepolle”, ovviamente per proteggere i produttori del posto 🧅

Un terzo del suo territorio è area protetta: può vantare tre Parchi Nazionali, un Parco Regionale e oltre trenta Riserve...
22/06/2021

Un terzo del suo territorio è area protetta: può vantare tre Parchi Nazionali, un Parco Regionale e oltre trenta Riserve Naturali. Laghi dai riflessi cangianti, vette che sfiorano il cielo, larghe spiagge sabbiose, borghi e fortezze medievali… tutto questo è l’Abruzzo!

Lo Zafferano dell’Aquila DOP è una spezia di colore rosso porpora, un aroma intenso e un gusto deciso, ottenuta dalla tostatura degli stimmi del fiore di Crocus sativus L., pianta che appartiene alla famiglia delle Iridacee. La zona di produzione dello Zafferano dell’Aquila DOP comprende numerosi comuni della provincia dell’Aquila, in particolare nell’Altopiano di Navelli, nella regione Abruzzo. Questi terreni sono caratterizzati da una buona percentuale di calcare attivo, di sostanza organica e di potassio. Tutte queste qualità del suolo contribuiscono a conferire al prodotto le caratteristiche uniche che lo distinguono dagli altri prodotti della stessa tipologia. Per produrre un chilogrammo di Zafferano dell’Aquila DOP sono necessari circa 200.000 fiori e ben 500 ore di lavoro. Proprio il laborioso procedimento di raccolta e lavorazione giustifica il costo assai elevato di questa spezia ~ dal Consorzio per la Tutela dello Zafferano DOP dell’Aquila.

Le cozze allo zafferano sono una ricetta gustosa, diffusa nella cucina abruzzese tradizionale. Possono essere servite sia come antipasto, che come secondo piatto. Dopo aver cotto le cozze con gli aromi, viene filtrata l’acqua di cottura dei molluschi da cui ricava una salsa poco densa, mescolando vigorosamente il liquido con un buon olio di oliva. Le cozze vengono poi servite calde in una cocotte, accompagnate dalla salsa allo zafferano e, a piacimento, da delle fette di pane casereccio tostato🌼

Città e borghi traboccanti di storia, aree naturali e tesori nascosti, siti archeologici, laghi e spiagge, e poi Roma, l...
18/06/2021

Città e borghi traboccanti di storia, aree naturali e tesori nascosti, siti archeologici, laghi e spiagge, e poi Roma, la nostra capitale.
Eccoci in Lazio!

Il Pecorino Romano è un formaggio a pasta dura, cotta, prodotto con latte fresco di pecora, intero, proveniente esclusivamente dagli allevamenti della zona di produzione. Si presenta con una crosta sottile di colore avorio chiaro o paglierino naturale. La pasta del formaggio è compatta o leggermente occhiata e il suo colore può variare dal bianco al paglierino più o meno intenso, in rapporto alle condizioni tecniche di produzione. Il gusto del formaggio è aromatico, lievemente piccante e sapido nel formaggio da tavola, piccante intenso nel formaggio da grattugia. Le forme sono cilindriche a facce piane, con un’altezza dello scalzo compresa fra i 25 e i 40 cm e il diametro del piatto fra i 25 e i 35 cm. Il peso delle forme può variare tra i 20 e i 35 kg; queste riportano impresso su tutto lo scalzo il marchio all’origine con la dicitura Pecorino Romano. Il Pecorino Romano può essere immesso in commercio con una stagionatura minima di 5 mesi come formaggio da tavola e di 8 mesi nella tipologia da grattugia ~ dal Consorzio per la tutela del formaggio Pecorino Romano.

Come accade per ogni piatto divenuto famoso in tutto il mondo, le leggende riguardo la nascita e la diffusione dell’Amatriciana sono moltissime. Quel che è certo è che gli ingredienti che la compongono sono guanciale, pecorino, pomodoro e che prende il nome da Amatrice, una cittadina in provincia di Rieti. La prima testimonianza scritta di questo piatto arriva dal cuoco Francesco Leonardi che, nel 1816, lo servì alla corte del papa. La celebre gastronoma italiana Ada Boni, ne “Il Talismano della Felicità”, descriveva così la ricetta: “tagliuzzate sul tagliere la cipolla col guanciale e mettete il trito in un tegame con una cucchiaiata di strutto; quando sarà rosolato ma non troppo, unite nel tegame i pomodori spellati, tagliati a pezzi e privati dei semi. Condite con sale e pepe abbondante – regolatevi col sale, ché il guanciale è alquanto salato – e conducete la cottura a fuoco brillante, durante pochi minuti, fino a che il pomodoro sarà cotto, ma non sfatto. Fate cuocere gli spaghetti in abbondante acqua leggermente salata e, appena arrivati di cottura, conditeli con la salsa preparata e il pecorino romano grattato.”🍝

Una terra fatta di colline, monti e valli, che nasce nel cuore dell’Italia e si estende sul medio bacino del Tevere. Il ...
25/05/2021

Una terra fatta di colline, monti e valli, che nasce nel cuore dell’Italia e si estende sul medio bacino del Tevere. Il lago Trasimeno, le cascate delle Marmore, i centri medievali e gli insediamenti etruschi: l’Umbria!

La storia di questo legume è antichissima: è coltivato da sempre sui piani carsici di Castelluccio, all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, a un’altezza di circa 1.500 metri. La quantità prodotta in media all’anno è limitata, motivo per cui viene considerato un prodotto di nicchia. Grazie alle condizioni climatiche rigide in cui nasce, la lenticchia di Castelluccio è l’unico legume che non ha bisogno di essere trattato per la conservazione perché non è attaccata dal tonchio, insetto le cui larve si nutrono dei legumi. La lenticchia di Castelluccio possiede delle notevoli qualità nutritive e la buccia sottile e tenera consente direttamente la cottura senza ammollo, riducendo notevolmente i tempi di preparazione ~ dalla Cooperativa Lenticchia IGP di Castelluccio di Norcia.

Zuppa umbra “imbrecciata”: lenticchie di Castelluccio, cicerchie, fagioli, ceci. Una ricetta della tradizione contadina, della cucina povera, realizzata con i legumi rimasti in piccole quantità, cotti e mischiati per dare origine a questa zuppa.
Il nome “imbrecciata”, o meglio “mbrecciata” deriva dalla differenza delle misure dei vari legumi impiegati per la realizzazione del piatto che ricorda la differenza della “breccia” dal latino imbricex, ossia embrice e che si riferisce quindi alla somiglianza dei legumi alla differente frantumazione delle pietre che formano la ghiaia delle strade🍛

La Riviera del Conero, Urbino e Raffaello, Recanati e Giacomo Leopardi, le colline e i borghi... sono le Marche!La zona ...
18/05/2021

La Riviera del Conero, Urbino e Raffaello, Recanati e Giacomo Leopardi, le colline e i borghi... sono le Marche!

La zona di produzione dell’Oliva Ascolana del Piceno DOP comprende 89 comuni divisi tra le province di Ascoli Piceno e Fermo, nella regione Marche, e la provincia di Teramo, nella regione Abruzzo. Le olive utilizzate per la produzione sono raccolte generalmente a mano, tramite “brucatura”, nel periodo compreso tra il 10 settembre e il 20 ottobre. Dopo la raccolta e la cernita, le olive subiscono un trattamento di deamarizzazione, necessario per attenuare il loro naturale sapore amaro. Si presentano di un colore uniforme dal verde al giallo paglierino; la polpa è piena, compatta, non raggrinzita, non granulosa, hanno un odore caratteristico di fermentato e un sapore lievemente acido con un leggero retrogusto amarognolo. In bocca sono fragranti e croccanti.

Olive all’ascolana: olive ascolane del Piceno DOP, carne, pangrattato e noce moscata. Croccanti e dall’inconfondibile retrogusto amarognolo, le olive all’ascolana si presentano sulle tavole marchigiane nei giorni di festa, generalmente accompagnate da altri fritti come carne d’agnello, crema e verdure in pastella. Legate ad Ascoli Pceno, cittadina in travertino a sud delle Marche, si preparano utilizzando olive verdi della varietà “ascolana tenera” che vengono farcite con un ripieno a base di carne, pangrattato e noce moscata, prima di essere fritte. Le origini delle olive ripiene all’ascolana, così come le conosciamo oggi, risalgono agli inizi del XVIII secolo. In quel periodo, nelle case dei nobili la carne era molto abbondante perchè veniva regalata dai contadini ai loro padroni: per evitare di sprecare la carne in eccesso, i cuochi pensarono di impastarla in un ripieno con cui farcire le olive🫒

Indirizzo

Via Castellantico, 18
Mirano
30035

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
14:00 - 18:00
Martedì 09:00 - 13:00
14:00 - 18:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
14:00 - 18:00
Giovedì 09:00 - 13:00
14:00 - 18:00
Venerdì 09:00 - 13:00
14:00 - 18:00

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