28/11/2024
Cosa succede quando la tecnologia si sostituisce all’uomo?
Ce lo ha raccontato oltre mezzo secolo fa Stanley Kubrick nel suo capolavoro “2001 Odissea nello spazio” e se nel lungometraggio era HAL 9000 a prendere il possesso dell’astronave Discovery oggi è indubbiamente l’Intelligenza Artificiale che rischia di renderci la vita ancor più complessa, che già l’uomo è un campione nel rovinare tutto. Uno sguardo all’ambiente per capirci meglio.
Così come HAL 9000 anche l’AI è stata costruita dall’uomo - non è che è nata sotto un cavolo e manco la cicogna l’ha portata – e se sicuramente in alcuni campi sarà di grande aiuto certamente in altri (tra cui il sociale) il rischio è veramente grande.
E la musica?
Beh, ecco i primi segnali importanti, come la nascita della sp****la All Music Works, la prima casa discografica composta unicamente da artisti che NON esistono, creati da questa infernale macchina.
Non entro nel merito che la musica deve seguire una naturale evoluzione dettata dai tempi, nemmeno mi perdo in discorsi da bar (anche se reali) che la qualità della stessa è decisamente inferiore ai famosi ’60 e ’70, mi focalizzo sul fatto che - inconsciamente o meno – si sta uccidendo l’arte.
Questi spagnoli (i tempi cambiano, prima queste trasformazioni erano appannaggio unicamente degli americani) che si definiscono “pionieri nell’integrazione dell’intelligenza artificiale nella musica” vogliono provare a trasformare l’industria musicale (???) arrivando a creare melodie dove si mescoleranno le migliori cose di milioni di artisti sparsi in tutto il mondo, ma senza nemmeno dire grazie.
Quello che ne scaturirà potrà essere anche veramente bello ed emozionale ma mancheranno, sicuramente, gli aspetti principali della musica: l’interprete e gli esecutori.
Mancheranno la loro storia, il loro percorso artistico, le loro debolezze, il loro carattere, la bellezza delle emozioni che scaturiscono ad ogni esibizione. Per qualcuno anche i gossip.
Cosa resterà della musica se la priveremo della parte umana, del messaggio che si può trasmettere con uno sguardo o un gesto, con un concerto live.
Ecco, perché senza il concerto live come lo intendiamo oggi la musica non sarà più la stessa.
Provate a sostituire un Willie DeVille (ne cito uno a caso) con una macchina o con un video e ditemi se le emozioni saranno le stesse.
E tutto questo vale per l’arte in generale, dalla scrittura alla recitazione e – per quanto mi riguarda – anche per la cassiera del supermercato, perché un buon giorno o un buona sera è più umano di un algido bip.
All Music Work è solo l’inizio e, allora, speriamo che ci sia in giro un David Bowman capace di intervenire cancellando la memoria di questa assurda AI.
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