19/04/2026
Potevo mai non dire la mia sulla rapina al Vomero?
No, perché qua a Napoli pure le rapine diventano uniche.
Non inizio col dire che “solo a Napoli poteva capitare”… perché incredibilmente la stessa e identica rapina avvenuta al “Vomero” ci aveva già pensato un certo Leonardo Notarbartolo, che il 15 febbraio 2003 portò a compimento all’Antwerp Diamond Center di Anversa quello che è stato il più grande furto di diamanti della storia.
È praticamente la stessa e identica storia che abbiamo visto qui, qualche giorno fa, al Vomero.
Già incredibile. Non siamo nemmeno primi.
La famosa “rapina del secolo” di Anversa del 2003, è il copia-incolla perfetto di quello che è successo da noi. Stessa sceneggiatura, stessi tempi, stessi movimenti. Solo che Napoli non è Anversa: ovviamente c’è più pathos… e qualche motorino parcheggiato avanti la banca, in piena rapina, in più.
Ma andiamo con ordine. Perché se non mettiamo un po’ di precisione geografica, qua scoppia la guerra civile.
La rapina NON è avvenuta al Vomero. Giammai.
È avvenuta all’Arenella. Piazza Medaglie d’Oro si trova nel quartiere Arenella.
E chi è dell’ambiente lo sa: l’Arenella è il Vomero che non ce l’ha fatta.
È quella zona dove finisci quando il pedigree nobiliare non regge più e il portafoglio dice “guagliò, adattati”.
E già questo è un primo primato nostro.
Secondo primato: i rapinatori.
Non italiani, come si sono affrettati a dire le TV nazionali con la solita superficialità… ma napoletani.
Grazie all’attenta analisi degli ostaggi (che a Napoli sono praticamente linguisti della Federico II), si è capito che l’accento era stretto, roba da centro storico.
E qui si apre uno scenario che manco FBI.
A Napoli, con quasi un milione di abitanti, noi siamo in grado di capire da dove vieni solo da come dici “uè”. Capisci il quartiere, la strada, forse pure il pianerottolo.
Quindi: erano del centro storico, diciamo prima, seconda e terza municipalità, circa 300.000 persone.
Sappiamo che erano maschi e possiamo stringere a 150.000 indiziati; togli over 80 e under 18, restano 60.000 / 80.000 napoletani del centro storico.
Ragazzi, praticamente li abbiamo già presi.
Manca solo la fila per riconoscerli.
Ma la cosa che mi ha fatto veramente cadere dalla sedia è un’altra.
Nel mio libro, Storie verosimili della città di Napoli vol. 2, parlo di Don Pasquale detto “’o Decumano” (storia 135).
Uno che conosceva tutti i cunicoli sotterranei della città e si muoveva sotto Napoli meglio della metro linea 1.
E ora nel 2026, noi davvero pensiamo che sia fantascienza?
Cioè: entrano dalla banca, raccolgono gli ostaggi, aprono le cassette di sicurezza… e poi?
Escono da sotto terra, mentre fuori la salumeria AMODIO è aperta tranquillamente al civico prima della banca, i motorini stanno parcheggiati sul marciapiede come sempre, e le forze dell’ordine — con tutto il rispetto — stanno arrivando da Livorno.
Tempo tecnico per fare una rapina con calma, prendersi un caffè, magari pure due sfogliatelle.
Nel frattempo i rapinatori stanno già a Mergellina, si fanno quattro bagni e poi tornano a casa come se nulla fosse.
Se volete capire meglio cosa è successo, guardatevi la serie TV Everybody Loves Diamonds.
È la versione “tv" di quello che abbiamo visto dal vivo all'Arenella.
Alla fine, di tutta questa storia, mi resta solo un cruccio.
Non avere qui con noi il grande Federico Salvatore.
Perché lui queste cose le aveva capite prima di tutti.
E soprattutto le avrebbe raccontate meglio.
Molto meglio.
Perché Napoli non è solo una città: è un luogo alla ricerca dell’ingegno perenne… e chi non lo capisce resta sempre indietro, pure nelle rapine.