12/06/2026
Nel 2015 ho scritto la mia tesi di laurea magistrale in Marketing e Comunicazione alla Luiss Guido Carli
Il titolo era:
“Social media, dalla parola al video: nuove strategie di marketing online”.
Rileggendola oggi, dopo più di 10 anni, fa un certo effetto.
All’epoca parlavo di Facebook, Twitter, YouTube, Instagram, Pinterest, Tumblr, Google+.
Parlavo di Web 2.0, contenuti generati dagli utenti, community, engagement e del nuovo ruolo del consumatore.
Alcune piattaforme oggi non esistono più.
Altre sono cambiate completamente.
Ne sono nate di nuove, come TikTok.
Il video è diventato centrale.
L’intelligenza artificiale è entrata anche nella comunicazione.
Eppure, una cosa non è cambiata:
i social non servono solo a pubblicare contenuti. Servono a creare relazioni.
Oggi, da social media manager, mi rendo conto che quella tesi non era solo la fine di un percorso universitario.
Era già l’inizio di quello che sarebbe diventato il mio lavoro.
Perché dietro ogni post, ogni reel, ogni piano editoriale, ogni strategia, c’è sempre la stessa domanda:
cosa vogliamo raccontare davvero?
I social sono cambiati tantissimo.
Ma la comunicazione, quella fatta bene, parte ancora da ascolto, identità e strategia.
E forse è proprio questo il bello: rileggere una tesi del 2015 e ritrovarci dentro un pezzo del mio presente.